CAMERA DEI DEPUTATI
(fonte immagine Camera dei Deputati)
ROMA – “Lasciare il segno, fiumani nel mondo”, questo è il titolo di incontro che si è svolto alla Camera, promosso dal deputato, eletto nella ripartizione Europa Simone Billi (Lega), per ricordare le vicende dell’esilio e dell’esodo fiumano da quelle terre nel secondo dopoguerra con l’avvento del regime di Tito. Giovanni Stelli, della Società di Studi Fiumani, ha ricordato che la Società fu fondata proprio a Fiume nel 1923, ma che bisognerebbe risalire addirittura al 1910 per riscoprire quando si posero le basi attraverso la cosiddetta Deputazione Fiumana di Storia Patria allorché si era ancora sotto la sovranità dell’Impero Austro-Ungarico. Stelli ha poi rammentato come nel 1945, con l’occupazione delle truppe di Tito, la Società di Studi Fiumani dovette cessare ogni attività e oltre l’85% dei fiumani italiani residenti nella città presero la via dell’esilio. “L’esodo è stata una frattura nella storia della nostra città”, ha spiegato Stelli precisando che l’attività della società riprese a Roma. “Dopo il crollo del comunismo la nostra società è stata all’avanguardia nel progetto di un ritorno culturale, non potendo ritornare fisicamente, con un’opera di ripristino della memoria storica devastata dal totalitarismo”, ha aggiunto Stelli precisando che è interesse della stessa popolazione locale rimediare, per quanto possibile, a quanto prodotto in quegli anni del dopoguerra dal comunismo. Stelli ha espresso soddisfazione per la disponibilità delle autorità croate e slovene nel porre in marcia un percorso di memoria anche a livello toponomastico. “Abbiamo intenzione di sviluppare il ripristino della toponomastica cittadina, perché quello che è stato fatto è importante ma è ancora insufficiente”, ha evidenziato Stelli parlando di una soluzione che consenta ad esempio di affiancare delle targhe storiche accanto a quelle attuali già presenti. Franco Papetti, dell’Associazione Fiumani Italiani nel Mondo, ha ricordato come da sempre i fiumani si siano impegnati nel portare avanti un percorso di memoria. Papetti ha evidenziato come gli italiani in quelle terre siano a tutti gli effetti “autoctoni”; nonostante questo, nel dopoguerra, molti italiani furono costretti all’esodo dal territorio fiumano. Da un censimento del 1942, su una popolazione totale di circa 60mila abitanti, coloro che si dichiararono di nazionalità e lingua italiana erano circa 41mila: a esodo concluso, la cifra scese a poco più di tremila unità. “Un intero mondo era scomparso, con i fiumani se n’era andata l’anima stessa della città”, ha aggiunto Papetti precisando come molti esuli si recarono anche in altri Paesi del mondo, oltre che in Italia. Papetti ha anche ricordato una serie di eventi organizzati negli anni, con presentazioni di libri a tema. Rina Brumini, della Comunità degli Italiani di Fiume, ha parlato della necessaria sutura di una frattura tra chi è partito e chi è rimasto: “una rassegnazione che non arriva mai”, ha commentato Brumini evidenziando il ruolo importante ricoperto dalle istituzioni scolastiche, soprattutto quelle aventi sezioni di lingua italiana. “Non siamo un’isola, ma siamo una nicchia”, ha precisato Brumini sottolineando il bisogno di una promozione culturale bilingue. Dal canto suo il deputato Billi ha ricordato che, ad oggi, in Croazia gli iscritti Aire siano circa 17mila, di cui 12mila a Fiume; in Slovenia sono circa cinquemila, di cui quattromila a Capodistria. “Mi ha molto colpito il ripristino della memoria storica”, ha commentato Billi esprimendo soddisfazione anche per iniziative svolte riguardanti presentazioni di libri. “Bisogna ricordare questi tragici avvenimenti affinché siano da monito per i giovani”, ha ribadito Billi definendosi contrario all’omologazione e alla perdita delle radici. “La forza dell’Europa sono queste diversità di storie, culture e tradizioni che dobbiamo promuovere perché è solo così che possiamo farci valere nel resto del mondo”, ha aggiunto Billi evidenziando il ruolo della Croazia all’interno dell’UE. (Inform)