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La visita di Matteo Renzi in Argentina

STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “Tribuna Italiana”, Buenos Aires

Una visita che riveste carattere speciale. E’ la prima di un Capo di Governo europeo e occidentale al nuovo governo argentino e riannoda il costume di frequenti e amichevoli incontri tra i due Paesi, dopo la parentesi kirchnerista. Renzi e Macri hanno in comune che sono giovani, alieni alla politica tradizionale e impegnati nel progresso civile ed economico dei rispettivi Paesi per cui il loro incontro dovrebbe essere agevole e fruttuoso. Un articolo di Giovanni Jannuzzi.

 

BUENOS AIRES – La visita del Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi a Buenos Aires riveste per molte ragioni carattere e importanza speciali. É la prima di un Capo di Governo europeo e occidentale al nuovo governo argentino e riannoda il costume di frequenti e amichevoli incontri tra i due Paesi, interrottasi di fatto con la visita di Eduardo Duhalde a Roma nella primavera del 2002.

In precedenza, incontri ai massimi livelli erano la norma: tra il 1998 e il 2001, quando ero Ambasciatore a Buenos Aires, vennero i Presidenti del Consiglio Prodi e D’Alema, il Presidente della Repubblica Ciampi, i Presidenti di Senato e Camera e gran numero di Ministri, Presidenti di Regione, Sindaci di Grandi Cittá e delegazioni parlamentari. In senso opposto, Menem e De la Rua viaggiarono piú volte a Roma. Nulla di piú naturale, tra due Paesi uniti da vincoli storici, intensi in tutti i campi.

Ma a partire dal 2003 il flusso si era di fatto interrotto, un pó per la crisi del debito che aveva colpito duramente oltre 400.000 risparmiatori italiani portatori di Buoni argentini, molto per la diversa direzione impressa alla politica estera dai governi kirchneristi. Ma Argentina e Italia restavano, in atto e in potenza, partner di grande reciproco rilievo. É dunque giusto e sano che, con un nuovo Presidente argentino, di origine italiana e deciso a riaprire il Paese al mondo e a ritrovare i vecchi alleati ed amici, i rapporti si ristabiliscano senza ritardo e al massimo livello. Non dimentichiamo che, nel sistema istituzionale italiano, il Presidente del Consiglio (non il Presidente della Repubblica, che ha funzioni rappresentative altissime, di garanzie e di equilibrio, ma non esecutive)  é il Capo del Governo e quindi riassume in sé i differenti aspetti di cui si compone il rapporto tra  Italia e Argentina, ed é in grado di assumere impegni e prendere decisioni operative in tutti i settori.

Le caratteristiche personali di Matteo Renzi vanno in questa direzione: uomo giovanissimo, alieno alla politica tradizionale, nei due anni di governo ha dato prova di dinamismo e concretezza, portando a termine una riforma costituzionale semplificativa e una nuova legge elettorale destinata ad assicurare la governabilità, ha cambiato la legge sul lavoro, abolite le imposte sulla casa, riaffermato con vigore il peso dell’Italia in Europa e nel mondo. I risultati si sono visti: nel 2015 il Prodotto Interno Lordo é tornato a salire, si sono creati 500.000 nuovi posti di lavoro, e le previsioni per il 2016 sono tutte di segno positivo. L’Italia, sesta economia del mondo, é dunque tornata ad essere un partner importante e affidabile, sia nelle relazioni bilaterali, sia come veicolo per migliori rapporti coll’Unione Europea.

Dal lato argentino, il Presidente Macri mostra le stesse caratteristiche. Il dialogo tra questi due dirigenti, ambedue giovani, alieni alla politica tradizionale e alle sue stanche liturgie e impegnati per il  progresso economico e civile dei rispettivi Paesi, dovrebbe dunque essere agevole e fruttuoso. Il preaccordo a favore dei creditori italiani sgombra la strada da un ostacolo sulla via di un collaborazione che puó tornare ad ampliarsi, come ai tempi d’oro,  e nel reciproco interesse.

Vorrei chiudere con una nota personale. In anni non facili, l’Ambasciatrice d’Italia Teresa Castaldo, ha saputo reggere con pazienza i fili del rapporto tra i due Paesi, evitando che si spezzassero. É giusto che oggi raccolga i frutti di un lavoro  tenace, ostinato e sempre intelligente. (Giovanni Jannuzzi – Tribuna Italiana /Inform)

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