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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

La politica multilaterale dell’Italia. Intervista del quotidiano online “FarodiRoma” al Sottosegretario agli Esteri Di Stefano sull’appoggio offerto alla pacificazione in Nagorno Karabakh

RASSEGNA STAMPA

ROMA –   L’Italia sostiene la pacificazione e stabilizzazione della Regione del Nagorno Karabakh e guarda con grande favore i due Paesi giungere al cessate-il-fuoco e alla Dichiarazione Trilaterale. “Auspichiamo che questi costituiscano i fondamenti di una soluzione definitiva, condivisa e a lungo termine del conflitto”, spiega Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri ed esponente dei 5Stelle, in un’intervista a FarodiRoma.

Onorevole Di Stefano, in dicembre ha effettuato una missione in Caucaso, può dirci come è andata e che valore assume questa regione per la diplomazia italiana?

La missione diplomatica che ho compiuto a Baku e Erevan lo scorso dicembre ha avuto una grande importanza sia per l’Italia che per i Paesi della Regione. Sono stato infatti il primo membro di governo di un Paese membro dell’Unione Europea a visitare i due Paesi dopo il cessate-il-fuoco e la Dichiarazione Trilaterale (Armenia-Azerbaigian-Russia), dimostrando così in maniera tangibile la vicinanza e l’amicizia dell’Italia verso l’Azerbaigian e l’Armenia. Non dobbiamo dimenticare che gli interessi dell’Italia nella Regione sono peraltro rilevanti, e questi non possono prescindere da una piena stabilizzazione post-conflitto.

Veniamo alla questione del Nagorno Karabakh, cosa può fare l’Italia per contribuire alla risoluzione del conflitto?

In linea con la sua tradizionale politica estera basata sulla mediazione ed il dialogo, l’Italia sostiene la pacificazione e stabilizzazione della Regione. Abbiamo visto con grande favore i due Paesi giungere al cessate-il-fuoco e alla Dichiarazione Trilaterale e auspichiamo che questi costituiscano i fondamenti di una soluzione definitiva, condivisa e a lungo termine del conflitto.

L’Italia è inoltre pronta a contribuire agli sforzi di ricostruzione e conservazione del patrimonio culturale nelle aree più colpite. Il know-how e la proiezione internazionale delle nostre istituzioni e imprese possono costituire un plus per consentire alla popolazione civile di tornare alla normalità e, in prospettiva, per offrire un futuro di possibilità economiche e di sviluppo umano.

L’Italia è da tempo all’avanguardia nella diplomazia culturale e ha contribuito a valorizzare il patrimonio culturale di vari paesi. Pensa che questa esperienza sia replicabile nel caso del Karabah?

L’Italia sta al momento sostenendo l’invio di una missione UNESCO in Armenia e in Azerbaigian che dovrà valutare i danni subiti dal patrimonio culturale e successivamente coordinare uno sforzo internazionale di ricostruzione.

Per il nostro Paese la cultura è un bene imprescindibile, un componente fondamentale dell’identità di un popolo. Le capacità delle nostre Università, laboratori e imprese del settore culturale sono riconosciute in tutto il mondo. Dalle missioni archeologiche, che peraltro pochi sanno sono proprio coordinate e finanziate dalla Farnesina, al restauro, alla valorizzazione del patrimonio culturale, possiamo dire con orgoglio che l’Italia è una superpotenza della cultura. Vogliamo mettere a disposizione le nostre capacità per aiutare queste popolazioni a voltare pagina rispetto al conflitto, valorizzando al contempo le pagine più belle della loro storia, che per valore culturale intrinseco appartengono a tutta l’umanità.

Durante la sua visita ha incontrato alcuni dei massimi esponenti del mondo della cultura dell’Azerbaigian, come Ramiz Mekhtiev, presidente dell’Accademia nazionale delle scienze, e Hafiz Pashayev, rettore dell’Università di relazioni internazionali ADA. A che punto sono i rapporti bilaterali nel settore della cultura?

I rapporti in questo settore sono molto promettenti. Durante la missione a Baku ho firmato con Ramiz Mehdiyev, Presidente dell’Accademia delle Scienze, un Protocollo Esecutivo per la cooperazione scientifica e tecnologica 2021-2023, che inquadra progetti di mobilità dei ricercatori nel campo delle scienze della terra e delle tecnologie applicate al patrimonio culturale. Si tratta di un importante passo avanti che darà nuovo impulso alla ricerca in entrambi i Paesi.

Prossimamente guiderà una delegazione di Pmi italiane a Baku, quali sono i settori dell’economia azerbaigiana suscettibili di maggiore sviluppo?

L’Azerbaigian ha attraversato una fase di tumultuoso sviluppo, trainato dall’estrazione di idrocarburi. Il Paese ha quindi tradizionalmente bisogno di tecnologia per estrarre queste risorse. Lo sviluppo economico ha poi evidenziato la necessità di infrastrutture (ponti, strade, ferrovie, porti, etc.), un settore in cui le aziende italiane primeggiano nel mondo. Abbiamo anche eccellenze nel settore della pianificazione urbana, nella logistica, nel design e nei già citati ambiti de restauro e della protezione e valorizzazione del patrimonio culturale, che se ben gestito è una risorsa inesauribile e che anzi acquista sempre più valore nel tempo.

Un’altra regione di cui si è occupato molto è l’Asia centrale; Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan, in particolare, sono paesi in forte sviluppo. Quali sono le opportunità offerte alle Pmi italiane dai mercati dell’Asia centrale?

I Paesi dell’Asia centrale, i cosiddetti “Stan”, sono oggetto della nostra politica estera in virtù della loro posizione strategica, nel cuore dell’Asia, in una Regione che sarà sempre più interessata e trainata dai cambiamenti in corso dai propri vicini, oltre alla Russia, dalle potenze emergenti della Cina e dell’India. Proprio la Cina ha importanti progetti verso l’Asia centrale all’interno della sua Belt and Road Initiative.

Per questi motivi l’economia degli “Stan” ha subito una brusca accelerazione in questi anni, e questo ha rappresentato certamente un aumento di opportunità per le nostre PMI, tanto nel settore energetico, quanto nelle infrastrutture, ma anche in settori meno noti dove vantiamo eccellenze di primo livello come quello dei macchinari agricoli e dell’aerospazio.

Come Governo e come Farnesina siamo ovviamente al fianco delle nostre aziende e le sosteniamo nell’accesso a questi mercati, in cui il sostegno governativo all’espansione economica può fare la differenza.

Ho infatti personalmente visitato tutti e cinque gli “Stan” (Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan, Turkmenistan) in un periplo di missioni tra 2018 e 2019, e siamo poi riusciti insieme al Ministro Di Maio a riunire tutti i Ministri degli Esteri alla Farnesina nel dicembre del 2019 per la Conferenza Italia-Asia centrale (5+1). Si è trattato di un’importantissima occasione per offrire alle istituzioni e soprattutto alle imprese italiane l’opportunità di conoscere i Paesi della regione oltre che, in prospettiva, per favorire ulteriormente quei contatti di affari tra il nostro tessuto imprenditoriale e quei mercati.

Per restare in Asia, la Cina sembra il paese che si sta riprendendo meglio dall’epidemia e recentemente ha siglato un ambizioso accordo di libero scambio con i paesi del Pacifico (Regional Comprehensive Economic Partnership). In che modo la ripresa cinese può contribuire a stimolare la crescita italiana?

La Cina è non solo un gigante demografico e la seconda economia al mondo (il che ci dovrebbe ricordare che non possiamo fare finta che non esista) ma anche l’unica grande economia che ha riscontrato nel 2020, nonostante la catastrofe del Covid-19, una crescita economica positiva.

Il dato che riflette in forma più immediata il ruolo di traino e stimolo che la crescita dell’economia cinese può esercitare sulla ripartenza di quella italiana in chiave di rilancio post-pandemico è quello relativo all’andamento delle nostre esportazioni, +35% su base annua nel valore dell’export italiano in Cina nel novembre scorso (dati ISTAT). È una tendenza che ci sta permettendo di recuperare molto del tempo perso nelle fasi più acute della pandemia.

La dimensione di assoluto rilievo del mercato interno cinese e le proiezioni di crescita di tale economia per il 2021 (pari all’8%, secondo le stime del FMI), oltre al processo di apertura e integrazione di Pechino nel tessuto di accordi di libero scambio regionali e internazionali, rappresentato dalla recente firma dell’RCEP (Regional Comprehensive Economic Partnership) e da quella del CAI (Comprehensive Agreement on Investments), ci inducono a puntare su quel mercato quale prioritario.

Al contempo, stiamo lavorando assiduamente per il riequilibrio della bilancia commerciale e per tutelare al meglio le nostre imprese e imprenditori, puntando ad ottenere sempre maggiore accesso al mercato, condizioni di effettiva parità per i nostri operatori economici e la tutela dei diritti di proprietà intellettuale. Tali obiettivi concreti sono stati al centro del Comitato Governativo con la Cina, tenuto il 29 dicembre scorso e conclusosi con la firma di numerose intese commerciali e industriali sia in Cina che in Paesi terzi per centinaia di milioni di euro.

Mi preme ricordare inoltre la firma, sempre nel 2020, di intese molto importanti per la nostra filiera agroalimentare (per l’export di carne bovina, riso e kiwi) e nel campo del commercio elettronico (ICE-Alibaba).

Digitalizzazione e semplificazione sono le due parole chiave della sua azione alla Farnesina, come immagina la diplomazia italiana del futuro?

Digitalizzazione e semplificazione, sono i due principi ispiratori che stanno alla base del nostro lavoro, perché abbiamo una visione innovativa della diplomazia economica come fattore abilitante di un modello più avanzato di internazionalizzazione del nostro Sistema Paese.

Infatti, il nostro lavoro alla Farnesina, sin dal mio ingresso in questo Ministero con la delega all’internazionalizzazione delle imprese italiane e della promozione economica del nostro Paese all’estero, è stato fin da subito improntato a semplificare la macchina e i processi, al fine di ottenere risultati concreti per il nostro export.

Molti non sanno che l’export è da alcuni anni circa 1/3 del PIL italiano e rappresenta soprattutto quella spinta ulteriore per il nostro sistema produttivo, ma anche un’àncora di salvezza quando i consumi interni stagnano.

Tutta la nostra azione è stata resa ancora più incisiva dal 1° gennaio 2020, con lo spostamento delle competenze di promozione all’estero e nonché supervisione sull’agenzia ICE dal Ministero dello Sviluppo economico alla Farnesina. Oggi le nostre aziende possono trovare nella Farnesina il riferimento unico per le loro esigenze di espansione all’estero, sfruttando la capillarità della nostra Rete diplomatico-consolare, dei nostri Uffici ICE all’estero nonché degli Istituti Italiani di Cultura e degli Uffici SACE e Simest. Tutto questo è coordinato dal Ministero degli Esteri e opera in maniera sempre più integrata.

Per portare tutto questo insieme all’utente finale, cioè all’imprenditore, abbiamo creato un portale, export.gov.it, che riunisce tutti gli strumenti a disposizione per l’azienda che intenda rivolgersi ai mercati esteri. Questo sito, giunto ormai lo scorso dicembre alla seconda release, è dotato di strumenti aggiornati come chat-bot e intelligenza artificiale per venire incontro alle esigenze dei singoli imprenditori e offrire loro solo i servizi e il sostegno di cui hanno realmente bisogno.

Crediamo che tutto questo sia il futuro, e continuiamo a lavorare per realizzarlo. (Giordano Merlicco  – FarodiRoma del 23 gennaio 2021)

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