ATTIVITA’ PARLAMENTARE
Riunite le Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato
Dall’Ucraina all’Iraq. Illustrato il complesso scenario delle crisi nel mondo. Nel secondo semestre 2014 si riduce la presenza complessiva del personale militare italiano impiegato nelle missioni all’estero
ROMA – Ieri, presso la Sala del Mappamondo di Montecitorio, si è svolta stata l’audizione, presso le Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, della ministra della Difesa, Roberta Pinotti, e del sottosegretario agli Esteri, Mario Giro, sullo stato delle missioni in corso e degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione. Hanno partecipato al dibattito il presidente della Commissione Difesa della Camera Vito, il presidente della Commissione Esteri del Senato Casini e il presidente della Commissione Esteri della Camera Cicchitto.
Nel prendere la parola la ministra Pinotti ha esordito ringraziando i presenti ma arrivando subito al cuore della discussione. “L’impegno che si richiede alla Forze Armate – ha affermato la Pinotti – è strettamente connesso con la necessità che abbiamo come Paese a garantire la sicurezza dei cittadini delle istituzione e degli interessi, vitali dell’Italia, ma anche di contribuire alla stabilità internazionale alla promozione di un ordine che possa assicurare la pace e il rispetto dei diritti umani”. “Nel Decreto Legge sulle missioni internazionali del 2° semestre 2014, attualmente in fase di conversione, – ha proseguito la ministra – sono confermati i teatri operativi contemplati dal precedente provvedimento di proroga, e sono inseriti come preannunciate al Parlamento due nuove iniziative: le missioni europee nella Repubblica Centrafricana e in Sael-Mali e l’operazione alla scorta marittima alla nave statunitense Cape Ray che ha proceduto alle attività per la neutralizzazione delle armi chimiche siriane, così come deliberato. Complessivamente – ha continuato Pinotti – si registra rispetto al 1° semestre 2014 una diminuzione della consistenza media del personale militare impiegato da 4.725 a 4.178 unità, in particolare con riferimento alla missione ISAF (International Security Assistance Force) per la quale è stata avviata la fase di ripiegamento del contingente, la riduzione della consistenza media è da 2.250 a 1.500 unità.
La ministra ha poi presentato le missioni in corso raggruppandole per regioni geografiche, sottolineando come l’attuale quadro geo-strategico sia caratterizzato da elementi di instabilità. “Vi è la possibilità – ha precisato – che alcune delle attuali crisi, e penso in primo luogo a quella in Libia, possano degenerare ulteriormente, con effetti potenzialmente gravi sulla sicurezza dell’Italia. In Libia – ha continuato – si rischia il completo sfaldamento dello Stato, con la perdita totale del controllo del territorio da parte delle legittime autorità, sempre più esposte all’azione di gruppi armati con aspirazioni politiche, di matrice fondamentalista, ovvero dediti alle attività illegali come il traffico di esseri umani. La missione militare in Libia (MMIL) – ha aggiunto Pinotti – ha il compito di organizzare, condurre, sviluppare, coordinare e monitorare tutte le attività addestrative, di assistenza e consulenza svolte in Libia nel settore della Difesa. E’ previsto nel corso del semestre di quest’anno, l’addestramento delle forze di sicurezza locali con un massimo di 100 unità.
La ministra si è poi soffermata sulla situazione dell’Est Europeo, con particolare riguardo alla crisi in Ucraina. “La NATO – ha spiegato – ha previsto misure per incrementare la sorveglianza dello spazio aereo dei Paesi membri dell’Europa orientale, in particolare della Polonia e Romania. Rimanendo in quest’area, per la missione KFOR in Kosovo da oggi sempre guidata da un altro comandante italiano, il Generale di Divisione Figliolo che è andato a sostituire il Generale Farina, non sono previsti cambiamenti nel secondo semestre 2014 con il mantenimento di circa 555 unità. Invece in Afghanistan, ha continuato la Pinotti – per la missione ISAF (International Security Assistance Force) il termine resta quello già definito del 31 dicembre 2014. Dopo questa data potrà operare una nuova missione, molto più piccola come consistenza organica e con esclusivi compiti di addestramento e consulenza alle forze afgane”.
Per quanto riguarda l’Iraq la ministra ha elencato in dettaglio i vari tipi di aiuti che consisteranno anche in diverse tipologie di armamenti leggeri. In relazione all’evolversi della situazione, la Pinotti non ha escluso la possibilità che, sotto il coordinamento della Comunità internazionale, vi possano essere anche forme di cooperazione a supporto delle autorità irachene. Ha concluso il suo intervento sottolineando la necessità, mentre la presenza militare italiana all’estero continua a ridursi, di mantenere alta la capacità di fronteggiare imprevisti, proseguendo il nostro contributo alla sicurezza internazionale in particolare nelle aeree per l’Italia più critiche.
Ha poi preso la parola il sottosegretario agli Esteri Giro, che ha in primo luogo chiarito l’assenza del ministro Mogherini dovuta ad impegni istituzionali. Giro ha però precisato che il capo della diplomazia italiana sarà martedì prossimo in Parlamento per riferire anche sul vertice dell’Alleanza atlantica previsto in questi giorni in Galles.
Il sottosegretario ha esordito parlando dell’Ucraina, una situazione che preoccupa molto. Ha fatto riferimento alla telefonata del presidente Renzi a nome dell’Ue con il presidente Putin, in cui è stata espressa in maniera molto netta preoccupazione per la condotta da parte di Mosca che rischia di far precipitare ulteriormente la crisi, ma è stato anche sottolineato l’imperativo del governo italiano alla ricerca di una soluzione politica, ribadito dal ministro Mogherini a Bruxelles. “E’ una linea – ha continuato Giro – condivisa anche da altri partner europei. Nella complessa dinamica tra pressioni e dialogo l’Italia sa che si deve proseguire sulla strada di un eventuale inasprimento delle sanzioni europee … tenendo ben fisso che l’obiettivo principale è quello del colloquio tra le parti per ottenere il cessato il fuoco di cui si parla in queste ore. La linea italiana è quella volta a favorire una de-escalation – ha proseguito il sottosegretario – e non quella di un ulteriore deterioramento dei rapporti con Mosca. In questo senso registriamo una situazione molto grave, siamo molto preoccupati”.
“Al governo italiano – ha aggiunto Giro – la crisi in Ucraina sembra un assurdo, due Paesi che si abbeverano alla stessa fonte della Rustikiev, noi pensiamo che ogni iniziativa che si possa prendere per arrivare ad una de-escalation della crisi è la linea giusta. Naturalmente c’è la strada delle sanzioni ma non è uno strumento che consideriamo punitivo o irreversibile”. “Siamo grati all’Egitto – ha proseguito Giro passando a parlare della crisi a Gaza – per aver ottenuto la tregua. La nostra preoccupazione adesso, oltre all’avio della ricostruzione a Gaza, è quella di portare avanti una fase politica reale…. Va quindi evitato il ritorno allo status quo. In questo senso l’Italia è disponibile a contribuire ad eventuali meccanismi di monitoraggio del cessato il fuoco che si rendessero necessari anche nell’ambito di un piano più ampio intervento dell’Unione europea”.
Passando a parlare del Libano il sottosegretario ha ricordato come grazie agli sforzi del contingente di pace italiano il Libano, il paese più fragile dell’area, non sia piombato nella crisi provocata della guerra siriana e irachena. Un lavoro, quello dei militari italiani, che ha dimostrato la possibilità di poter garantire la sicurezza delle frontiere.
Sul settore Siria Giro ha spiegato come la grave guerra civile sia resa ancora più difficile dal totalitarismo dell’Isis che minaccia la sicurezza locale e la sicurezza internazionale. “E’ una situazione gravissima – ha continuato Giro ricordando il dramma della città di Aleppo – ci sono 250 famiglie cristiane isolate per l’avanzata dell’Isis, il nostro pensiero costante va alle due ragazze italiane rapite e ci stiamo adoperando per farle liberare. Una crisi, quella siriana a cui l’Italia dà il massimo di attenzione”.
Per quanto concerne l’Iraq il sottosegretario ha ricordato che l’Italia ha risposto positivamente alle richieste curde, ma al contempo ha sottolineato la necessità di pretendere dai curdi la massima collaborazione per l’assistenza alle altre minoranze. In conclusione Giro ha evidenziato come l’Italia, forte della sua tradizione di mediazione anche in anni difficili, possa operare per favorire la soluzione di queste crisi. “Se non potremo risolverle immediatamente del tutto, – ha precisato – questo non significa che non vi sia niente da fare, anzi quando il male è grande, è forte si può sempre tentare di limitarlo. Contenere dunque le crisi innanzitutto lavorando per le tregue e per il cessato il fuoco”. (Nicoletta Di Benedetto/Inform)