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“La luz nunca ve una sombra”: personale di Michael Fliri all’Istituto Italiano di Cultura di Madrid

MOSTRE

Dal 9 luglio al 30 settembre

 

MADRID -L’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, seguendo la sua linea di promozione dell’arte contemporanea italiana, presenta la prima grande mostra personale di Michael Fliri (Tubre, 1978) in Spagna. “La luz nunca ve una sombra” è organizzata dall’IIC in collaborazione con la “Galleria Raffaella Cortese” di Milano.

L’esposizione –  che potrà essere visitata all’IIC ,con ingresso gratuito, dal  9 luglio al 30 settembre – è un’importante occasione, si sottolinea dall’Istituto,  per approfondire ed addentrarsi nella ricca ricerca di uno degli artisti italiani più interessanti della sua generazione a livello internazionale. Il percorso della mostra presenta una selezione di più di venti opere la cui realizzazione spazia dal 2007 agli ultimissimi risultati della sua sperimentazione.

In ciascuna delle sale espositive del Palazzo d’Abrantes, sede dell’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, si raccolgono delle specifiche serie di lavori unificate in tre grandi possibili tematiche fondanti nel suo percorso: Sala de Exposiciones “Paesaggio”; Sala de los Espejos “Identità; Sala Belvedere ”Luce”.

Questa organizzazione non vuole in nessun modo limitare e circoscrivere la capacità evocativa delle opere e della ricerca di Fliri. Infatti, i lavori esposti in ogni sala risultano necessari alla creazione e agli sviluppi delle precedenti serie o di quelle successive in un andamento fluido e circolare. Rimandi, coerenza e metamorfosi sono altrettanto alla base dell’opera dell’artista.

Nella Sala de los Espejos è presente la serie completa di All right…All right (2007), l’opera più datata esposta in mostra. A questa si legano gli sviluppi successivi sul volto che hanno condotto Fliri a My private fog del 2014, in cui continua lo studio della possibile metamorfosi del proprio volto utilizzando un elemento di cui si servirà anche negli anni successivi: la maschera realizzata in materiale semitrasparente. Da questi lavori si passa alle recenti immagini di Stargazer (Self-portrait) (2020) in cui Fliri utilizza mezzi analogici per giungere, con lo stupore della scoperta, ad un linguaggio visivo che ricorda il digitale e che consente associazioni con misurazioni biometriche o simulazioni del corpo post-umano.

Le opere esposte nella Sala de Exposiciones conducono nelle zone di provenienza dell’artista, l’Alto Adige. Da My private fog I (2014) alla serie My private fog II (2017) il passo è naturale. Fliri ha realizzato maschere in materiale semitrasparente, ciascuna con la forma di una catena montuosa o di cristalli naturali da lui raccolti nelle sue passeggiate in montagna. Indossandole l’immagine del volto dell’artista si trasforma, diventa sempre meno riconoscibile a seconda di quanto tempo questa è stata indossata e, quindi, la condensa ha trasformato le sue superfici in immagini che ricordano ghiacciai e pendii rocciosi innevati.

Alle pietre e alla loro immagine, o meglio all’immagine della loro “epidermide”, si ricollega anche il lavoro The skin of an image, dove dalla fotografia della pietra nel centro hanno origine, nei quattro elementi laterali, le riproduzioni del soggetto generato dalle trasparenze del suo calco immateriale e trasparente.

Nella Sala Belvedere sono presenti tre serie recenti di Fliri. Le fotografie AniManiMism (2017) derivano dall’omonima video installazione a quattro canali in cui la mano dell’artista anima, in ciascuna proiezione, una maschera traslucida. Si crea, così, un “atlante” di possibili nuove immagini, epifanie di luce e di ombra. La luce e le ombre sono le protagoniste anche della serie The light never sees a shadow (2018) che dà il titolo all’esposizione. Qui Fliri realizza fotografie di maschere tridimensionali – sempre create tramite la termo-formatura – di sculture in gesso aventi differenti strutture superficiali. Queste “nuove presenze” sono poi attraversate da fonti luminose di diversi colori. Le ombre che si proiettano sullo sfondo come copia dell’immagine si moltiplicano. Queste presenze e le loro ombre sembrano fondersi in un unico oggetto. Gli scatti che ne derivano sono l’espressione del fascino che la luce e i suoi effetti magici esercitano sull’artista. Il pensiero va al mito della caverna di Platone e la questione sull’essenza o l’apparenza delle nostre percezioni si fa strada come ipotesi interpretativa. Hand (2021) è l’opera più recente presente in questa esposizione. Sempre partendo da calchi del suo corpo, in questo caso delle mani e dell’avambraccio, giocando con luci e liquidi versati all’interno di queste forme, Fliri dà vita a immagini nuovamente capaci di stupire per la loro forza evocativa e creare una sorta di “radiografia analogica dell’immagine/scultura”.

La mostra si conclude con la proiezione dell’opera audiovisiva Polymorphic Archetypes (2018) che ruota intorno al principio delle ombre cinesi, in forte connessione con le serie esposte nella Sala Belvedere. Anche qui si crea un rapporto dialettico tra luce e ombre, analogico e digitale, arcaico e contemporaneo. Questa continua sovrapposizione di volti possibili trova un costante contrappunto nei suoni generati dal musicista belga Koen Vermeulen. Cosa succede quando si maschera una maschera, quando ad una maschera se ne sovrappone un’altra e poi un’altra ancora e questi piani si confondono e assorbono?

Le opere di Fliri rimandano a un concetto di identità liquida e malleabile e rivelano il suo interesse per le cose che stanno nel mezzo, nello spazio modellabile della metamorfosi che è anche spazio dell’assenza, inteso non come vuoto ma come momento estremamente creativo che apre la porosità dell’opera all’innovazione, allo sconosciuto, all’ignoto. (F. Interlenghi, Stayinart, giugno 2021)

La mostra è accompagnata da una pubblicazione trilingue (italiano-spagnolo-inglese) con testi inediti di Justin Hoover, Veit Loers e Letizia Ragaglia.

(Per giorni e orari di apertura al pubblico e modalità di ingresso si veda iicmadrid.esteri.it ) (Inform)

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