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La Lectio Magistralis del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a La Sorbonne di Parigi: “Francia, Italia, Europa. Il nostro futuro”

QUIRINALE

Non possiamo consentire che prevalga l’oblio, che si possa tornare indietro e che quel grido, ‘mai più guerra’, risuonato così forte all’indomani del secondo conflitto mondiale, possa essere posto in sordina!

Alle migrazioni, ovvero al tema che in grande misura oggi interpella i nostri valori, non siamo ancora riusciti a dare una risposta adeguata, efficace e comune

(Fonte foto Quirinale)

PARIGI – Dal continente europeo, dalla cultura profonda del popolo europeo, sono venuti, in epoca moderna, messaggi fondamentali, che hanno plasmato il vivere dell’umanità”, ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ieri pomeriggio, nella Lectio Magistralis all’Università La Sorbonne. Ed ha aggiunto: “Libertà, Eguaglianza, Fraternità recita il motto della Repubblica Francese, a interpretazione di un’aspirazione che avrebbe accomunato i popoli del mondo. Ancora, da fucina di guerre mondiali l’Europa, dopo il 1945, ha saputo costruire un’oasi di pace e di cooperazione, contribuendo alla stabilità e allo sviluppo internazionale”.

E’ stato appunto “il patrimonio di valori racchiusi nell’ideale europeistico” il primo tema sviluppato da Mattarella nel suo intervento. “L’accrescimento della comune, condivisa, sovranità europea è l’obiettivo: per esso occorre lavorare. Del resto è espressamente riconosciuta come finalità dai Trattati. La dialettica politica tipica di ciascuna comunità organizzata in Stato non può essere motivo o pretesto per indebolire o per porre in discussione i caratteri fondanti dell’Unione. Si tratta di elementi inscindibili fra loro: non vi può essere democrazia senza libertà; libertà senza democrazia; libertà e democrazia senza giustizia sociale che consente il perseguimento della prosperità”.

“Le solenni decisioni assunte da ciascun popolo al momento dell’adesione al progetto non possono essere contraddette se non a prezzo della drastica decisione dell’abbandono. Occorre chiarezza. Ciascun processo in itinere è soggetto a pause, rallentamenti, incertezze, compromessi. Occorre tuttavia essere sempre ben consapevoli del costo che ciascuno di questi intralci comporta e delle loro conseguenze negative sui destini dei popoli dell’Unione. Pensiamo alla debolezza di una politica di sicurezza che scontiamo da troppo tempo. Pensiamo all’abbandono del Trattato della Costituzione per l’Europa, approvato dalla Convenzione presieduta dal presidente Giscard d’Estaing, abbandono che ha condotto all’accomodamento non esaltante del Trattato di Lisbona”.

“Oggi – ha affermato Mattarella – sono le sfide del mondo globale a esigere, nuovamente, una presenza europea all’altezza delle sue responsabilità. Diversamente, la pace, le libertà, i diritti, la prosperità, potrebbero divenire in futuro, anche per noi europei, un ricordo”. “Non possiamo infatti consentire che prevalga l’oblio, che si possa tornare indietro e che quel grido, ‘mai più guerra’, risuonato così forte all’indomani del secondo conflitto mondiale, possa essere posto in sordina!”

Mattarella ha poi ricordato che “la pandemia ha reso ancor più evidente la fragilità dei singoli Paesi – anche di quelli europei – stretti fra esigenze di difesa sanitaria delle proprie popolazioni, salvaguardia dell’economia e mantenimento di quella socialità indispensabile in molti settori, primo fra tutti quello dell’istruzione che, così tanto ha sofferto in questo periodo. In un contesto così difficile, segnato in maniera drammatica, indelebile da una scia di lutti che ancora pesano sulle nostre comunità, la solidarietà fra Paesi e istituzioni europee ha rappresentato un punto di riferimento e di guida che ci ha consentito di tracciare insieme una via di uscita dalla crisi”.

“La Commissione Europea ha saputo assumersi questa responsabilità. Ancora una volta, come all’alba del percorso di integrazione, coraggio e solidarietà hanno permesso il prevalere delle ragioni della speranza contro ogni visione angusta di chiusura, per costruire il nostro domani”.

L’altro grande tema della lectio magistralis di Mattarella alla Sorbona è quello della politica migratoria che – ha detto – “rimane un vulnus recato alla coscienza europea. Alla pandemia abbiamo saputo dare una risposta comune, alla crisi economica altrettanto. Alle migrazioni, ovvero al tema che in grande misura oggi interpella i nostri valori, al tema che più di altri mette in gioco la nostra capacità geopolitica e la nostra visione del mondo, non siamo ancora riusciti a dare una risposta adeguata, efficace e comune”.

“I flussi migratori vanno regolati e governati, affinché siano rispettosi delle comunità di accoglienza e dei migranti, cancellando l’odioso traffico che criminali senza scrupoli hanno imbastito sulla loro pelle. La pressione che avvertiamo – in tutto il mondo e non soltanto alle frontiere d’Europa – è il risultato delle grandi differenze nella distribuzione del benessere tra i continenti, dell’ampia diversità dei tassi demografici, dell’impatto dei cambiamenti climatici; ma è anche il prodotto di decenni di omissioni, conflitti, diseguaglianze”.

Per Mattarella “dotarsi di una politica dell’immigrazione e dell’asilo all’altezza dei valori che sono alla base del progetto di integrazione europea costituisce un obiettivo primario per la stabilità e per la stessa coesione dell’Unione oltre che per poterci confrontare con i Paesi della regione in maniera credibile. Se vogliamo che questa nostra Europa continui ad assicurare prosperità e benessere dobbiamo provvederci di una strategia dell’accoglienza – sostenibile ma concreta – in sintonia con le complesse sfide dell’oggi”.

“Abbiamo bisogno di una politica dell’immigrazione che proietti stabilità intorno a noi, che contribuisca a riassorbire le tensioni e a dare una spinta allo sviluppo dei nostri vicini, in particolare per quanto riguarda il Continente africano, che già da tempo dovrebbe essere visto – prima di ogni altra considerazione – come un partner per l’Unione. In questo senso, la gestione delle migrazioni deve divenire parte integrante dell’azione esterna dell’Unione”.

“Francia e Italia  – ha concluso il Presidente Mattarella – sono chiamate a esprimere forza propulsiva, a beneficio di tutti, per contribuire a far compiere all’Unione una tappa ulteriore verso la piena sovranità europea. È un compito nel segno della coerenza, con la lungimiranza dei Padri fondatori. Lo dobbiamo anzitutto ai popoli europei e, tra essi, soprattutto ai giovani europei, alla generazione Erasmus, a cui abbiamo il dovere di consegnare un’Europa forte dei nostri comuni ideali”. (Inform)

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