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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

La Federazione Estero del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea chiede al Governo di rinviare il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari

PARTITI

ROMA – In una nota la Federazione Estero del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea invita il governo e le attuali forze di maggioranza ad un rinvio “di almeno 3 mesi della data del referendum sulla Costituzione, se non fino a primavera”. “E’ stato ufficializzata di recente la data del 20-21 Settembre per il cosiddetto “election day”, – si spiega nella nota – che vedrà lo svolgimento di molte elezioni locali, insieme al referendum costituzionale per decidere il taglio del numero dei parlamentari.

Al di là di alcune forzature di prassi e procedure, e del fatto che si riduce la rappresentanza di un corpo elettorale che é aumentato di un paio di milioni di elettori negli ultimi 10 anni, ci sono dei problemi pratici enormi”. Problemi che riducono la possibilità di esercitare il diritto di voto per il referendum per gli italiani all’estero. “In importanti insediamenti della nostra emigrazione, – prosegue il comunicato – come l’Australia, gli Stati Uniti e l’America Latina, l’emergenza Covid 19 é nel suo picco o lo sarà a settembre. Significa che i lockdown sono attivi, e ci sono enormi difficoltà economiche da sopportare, soprattutto per i nuovi emigrati. Questo comporta la impossibilità di svolgere una campagna informativa su un tema così rilevante come la Costituzione”.

“La stampa delle schede elettorali, la spedizione agli elettori, la spedizione ai consolati delle schede votate e la spedizione a Roma per lo spoglio, – continua la nota – sono già operazioni estremamente complesse in tempi normali. Come pensa il legislatore di svolgere queste operazioni con tipografie spesso chiuse causa Covid 19, poste pubbliche o private che lavorano a singhiozzo e voli commerciali spesso proibiti verso l’Italia? In ultimo, i Consolati nelle aree dove la pandemia é al picco, lavorano ancora in remoto e sono già sovraccaricati oltre le loro possibilità per garantire il rientro dei connazionali bloccati all’estero”.(Inform)

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