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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

La Commissione Esteri della Camera ha avviato l’esame della proposta del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

CAMERA DEI DEPUTATI

 

Illustrata da Lia Quartapelle Procopio (Pd) la proposta italiana per l’accesso ai fondi dell’Unione Europea per la ripresa. Ribadita l’esigenza che il Maeci, con i suoi uffici all’estero, contribuisca in modo decisivo ai progetti di digitalizzazione per migliorare l’efficienza dell’azione amministrativa a sostegno di connazionali ed imprese italiane nel mondo

 

ROMA – La Commissione Esteri della Camera dei deputati ha cominciato l’esame della proposta del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), illustrato in qualità di relatrice da Lia Quartapelle Procopio (Pd), per offrire rilievi e osservazioni in proposito alla Commissione Bilancio.

In primo luogo, la relatrice ha ricordato come questa proposta in esame costituisce un ulteriore passaggio verso la compiuta definizione del Piano che deve essere predisposto entro il 30 aprile prossimo per accedere ai fondi di Next Generation EU, lo strumento dell’Unione Europea per la ripresa che integra il Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027 e che prevede per l’Italia lo stanziamento di quasi 209 miliardi di euro. Gli interventi finanziati dovranno promuovere – spiega – “la coesione economica, sociale e territoriale all’interno dell’Unione europea, attenuare le conseguenze negative della crisi pandemica e sostenere la transizione economica verso modalità e produzioni ecologicamente compatibili e verso il digitale”.

Il Piano si propone quindi di “affrontare i nodi strutturali del nostro Paese”, “in sintonia con le raccomandazioni specifiche rivolte all’Italia dall’Unione europea” e “definisce una serie di riforme strutturali di contesto che dovranno accompagnarne l’attuazione, volte in particolare a rafforzare l’ambiente imprenditoriale, a ridurre gli oneri burocratici e a rimuovere i vincoli che hanno rallentato la realizzazione degli investimenti o ridotto la loro produttività: riforma della giustizia, riforma fiscale, riforma del mercato del lavoro e concorrenza”.

Quartapelle segnala che il Piano si articola “in 6 missioni, che raggruppano 16 componenti, funzionali a realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del Governo; le componenti, a loro volta, si articolano in 48 linee d’intervento per progetti omogenei e coerenti”. Per ogni missione, sono indicate “le riforme di settore necessarie ad una più efficace realizzazione degli interventi, nonché i profili più rilevanti ai fini del perseguimento delle tre priorità trasversali del Piano, individuate nella parità di genere, nei giovani e nel riequilibrio territoriale”. Il Piano è quindi “un aggiornamento e un’evoluzione della proposta contenuta nelle Linee-guida sulle quali le Commissioni parlamentari di settore sono già state chiamate ad esprimere i propri rilievi alla Commissione Bilancio”.

Passando quindi ad evidenziare gli aspetti che rientrano negli ambiti di competenza della Commissione, la relatrice comincia con il richiamare la Missione n. 1 – «Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura» – che ha come obiettivo generale “l’innovazione del Paese in chiave digitale ed investe ampi settori di intervento, che vanno dalla digitalizzazione e modernizzazione della Pubblica amministrazione alla riforma della giustizia, dall’innovazione del sistema produttivo alla realizzazione della banda larga e all’investimento sul patrimonio turistico e culturale”. “Le risorse complessivamente destinate a questa Missione sono 46,3 miliardi di euro, pari al 20,7 % delle risorse totali del Piano – sottolinea Quartapelle, segnalando che tale missione interessa sia “il versante della Pubblica amministrazione, sia quello delle imprese, ed è volta a realizzare processi innovativi in tali ambiti, puntando su un aumento della digitalizzazione e della competitività del Paese”. Per quanto riguarda, in particolare, la digitalizzazione della Pubblica amministrazione, le risorse, pari a 8 miliardi, sono distribuite in tre gruppi di investimenti, il primo dei quali riguarda le infrastrutture digitali e la cybersecurity (circa 1,25 miliardi). Al sistema produttivo, con investimenti in tecnologie all’avanguardia, ricerca, sviluppo e innovazione, nonché sviluppo della cyber security, sono destinati 18,8 miliardi, di cui 15,7 per progetti nuovi e 3,1 per progetti già in essere. La relatrice ricorda anche come la Commissione avesse già rilevato, in merito a questa missione, “l’esigenza che il Maeci possa contribuire in modo decisivo, attraverso la sua rete di 370 uffici dislocati nel mondo, con progetti incentrati sulla digitalizzazione e sulla transizione verde, a migliorare l’efficienza dell’azione amministrativa a sostegno e vantaggio dei connazionali e delle imprese italiane all’estero”.

Sempre nell’ambito di questa missione, viene segnalata la componente progettuale delle “Politiche industriali di filiera e internazionalizzazione”, per la quale si prevede uno stanziamento totale di 2 miliardi finalizzati a sostenere le filiere industriali e, in particolare, quelle che maggiormente hanno risentito degli effetti della crisi e quelle più avanzate dal punto di vista dell’innovazione e della sostenibilità ambientale. “Particolare attenzione sarà rivolta, in questo ambito progettuale, alle imprese che promuovono nel mondo i prodotti del Made in Italy, in particolare a quelle di minori dimensioni – prosegue la relatrice, richiamando la possibilità di conferire risorse a fondi operativi specializzati per strumenti finanziari, rischi assunti e settori di intervento e la promozione di integrazioni e interconnessioni tra le aziende nelle diverse fasi dei processi produttivi, favorendo così, con strumenti idonei, anche processi di fusione e di patrimonializzazione. Quartapelle si sofferma infatti sull’esigenza di “potenziare la capacità delle imprese italiane di competere sui mercati internazionali, assicurando assoluta priorità all’industria agro-alimentare, al turismo e alla filiera della promozione culturale”, e su quella di “rafforzare la strumentazione della promozione integrata dei prodotti nazionali, a partire dal potenziamento del cosiddetto «Patto per l’export», sottoscritto nel giugno del 2020, anche attraverso la previsione di incentivi a sostegno della transizione verde”.

Sottolinea inoltre la peculiarità dell’apparato di promozione del Sistema Paese all’estero, “a partire dalla rete diplomatico-consolare, dall’Ice-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, dalla Simest, dalle Camere di commercio e anche dai centri responsabili della promozione culturale all’estero – le scuole italiane, gli istituti di cultura, gli enti gestori – fino ai programmi di collaborazione tra università e al sistema delle borse di studio”, iniziative che la relatrice ritiene più idoneo collocare nella componente progettuale “più marcatamente «produttiva» poiché questo apparato di promozione ha delle specificità che debbono essere preservate e sviluppate in stretta sinergia con il sistema produttivo”.

“Complementare a questa linea d’intervento – rileva Quartapelle, – è la previsione, sempre nell’ambito di questa filiera, che il Maeci riconosca specifici percorsi di riqualificazione e di aggiornamento professionale del proprio personale in risposta alla riconversione dei processi amministrativi in chiave di digitalizzazione, favorendo l’inserimento anche all’interno della rete estera di figure professionali specializzate nel settore della promozione degli investimenti diretti esteri e della valorizzazione del Made in Italy”.

Viene poi richiamata la necessità di “rilanciare il settore fieristico, duramente colpito dalla crisi pandemica e vitale per la promozione del nostro sistema produttivo, destinando risorse a fondo perduto non a titolo di sussidio ma come strumento di una ripresa che andrà a vantaggio di tutte le associazioni di categoria”, e di precisare meglio, per invertire i processi di delocalizzazione, “strumenti utili ad attrarre investimenti diretti esteri e favorire processi di reshoring, ossia di rilocalizzazione delle imprese italiane, in particolare di quelle operanti in settori che si sono rivelati strategici nel corso della crisi pandemica e, al contempo, di consolidare la capacità di screening degli investimenti esteri per ragioni di sicurezza nazionale attraverso il ricorso alla disciplina del golden power”.

Passando poi alla Missione n. 2 – «Rivoluzione verde e transizione ecologica», – cui sono destinati 69,8 miliardi di euro, Quartapelle ricorda come rientri in quest’ambito l’impegno già avviato dalla Farnesina in questi ultimi anni per la promozione di più alti standard ambientali, con “un Piano d’azione comprensivo di varie iniziative ecologiche ed eco-sostenibili, sia a livello di sede centrale che presso le sedi diplomatico-consolari” e richiama quale esempio di buone prassi l’iniziativa «Farnesina Plastic Free» o le misure di razionalizzazione dell’uso delle autovetture di servizio, la progressiva sostituzione degli autoveicoli in dotazione con modelli a minore consumo energetico, fino all’adozione di forniture eco-responsabili che offrono maggiori garanzie di sostenibilità ambientale del processo produttivo. Per la relatrice, tali iniziative “potranno essere ulteriormente implementate con i fondi del Piano di Rilancio”. L’auspicio per questa Missione è che la sua articolazione progettuale “tenga maggiormente conto di un dibattito internazionale in via di grande evoluzione, segnato, per un verso, dall’attuazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu e, per l’altro, dal ritorno dell’Amministrazione Usa ai negoziati sui grandi accordi internazionali in materia ambientale” e che in essa venga esplicitata “l’esigenza di orientare l’azione internazionale e la politica di cooperazione allo sviluppo del nostro Paese verso la costruzione e l’attuazione di partnership globali, fondate sull’impegno per i diritti umani e per obiettivi di sostenibilità sociale, utili a facilitare l’instaurazione di condizioni geopolitiche di maggiore stabilità”. “La crisi pandemica sta proponendo con nettezza l’attualità di un concetto tradizionale della teoria delle relazioni internazionali, quello dell’interdipendenza – ribadisce Quartapelle, – dimostrando quanto, alla fine, le relazioni fra Paesi ricchi, emergenti o in via di sviluppo siano inestricabili”.

Si segnala inoltre come per la Missione n. 3 – «Infrastrutture per una mobilità sostenibile» – le risorse previste sono  complessivamente 31,98 miliardi di euro e mirano a completare, entro il 2026, un sistema infrastrutturale moderno, digitalizzato e sostenibile; la Missione 4 – «Istruzione e ricerca» è focalizzata invece sulle generazioni future e affronta le questioni strutturali più importanti per il rilancio della crescita, ossia la produttività, l’inclusione sociale e la capacità di adattamento alle sfide tecnologiche e ambientali. Ad essa sono destinate complessivamente destinati 28,49 miliardi di euro, pari al 13 % delle risorse totali del Piano.

Si prosegue poi con la Missione 5 – «Inclusione e coesione», per il sostegno all’empowerment femminile e al contrasto alle discriminazioni di genere, per l’incremento delle competenze e delle prospettive occupazionali dei giovani, e di potenziamento delle infrastrutture sociali. Tale missione – sottolinea Quartapelle – è volta anche a superare i divari territoriali esistenti, con la finalità di migliorare l’equità sociale, di riequilibrio territoriale e sviluppo del Mezzogiorno; le risorse ad essa destinate sono pari a circa 27,6 miliardi di euro.

Infine, alla Missione n. 6 – «Salute» –, caratterizzata da linee di azione volte a rafforzare e rendere più sinergica la risposta territoriale e ospedaliera, nonché l’attività di ricerca del Servizio Sanitario Nazionale, sono destinati 19,72 miliardi di euro.

La relatrice richiama infine le tre priorità trasversali del Piano – parità di genere, giovani, Mezzogiorno – e segnala che l’impatto su tali finalità verrà “evidenziato, monitorato e valutato per tutte le missioni e che l’intero Piano sarà valutato in un’ottica di gender mainstreaming. “Il Piano prevede, infatti – spiega la relatrice – una decisa azione a favore della parità di genere, attraverso il sostegno all’occupazione e all’imprenditorialità femminile, l’attuazione di diversi interventi abilitanti, a partire da servizi sociali quali gli asili nido, e di adeguate politiche per garantire l’effettivo equilibrio tra vita professionale e vita privata”. Tra gli obiettivi vi è inoltre la riduzione della precarizzazione del lavoro e degli alti tassi di disoccupazione, che colpiscono soprattutto i giovani e le donne.

Per Quartapelle “il Piano può dunque costituire un’occasione storica anche per affermare la parità di genere nei diversi campi d’azione della politica estera del nostro Paese”, concorrendo a declinare “l’asse prioritario della parità di genere anche nei settori della proiezione internazionale del nostro Paese, promuovendo competenze e leadership femminili nelle diverse componenti progettuali del PNRR, senza le quali la ripresa non sarà possibile”.

La relatrice auspica quindi un contributo fattivo di tutte le forze parlamentari alla definizione di un documento equilibrato e condiviso, mentre la vice ministro agli Esteri, Marina Sereni, rinvia le valutazioni del Governo all’esito del dibattito.

In apertura di quest’ultimo, interviene Alberto Ribolla (Lega) che rileva come a suo avviso nel documento in esame non vi siano novità rispetto alle Linee-guida già esaminate a settembre, e sottolinea la necessità di chiarire meglio le priorità e i criteri di allocazione delle risorse, nonché i profili attuativi. Ribadisce inoltre l’esigenza prioritaria di concentrare i fondi sulle misure per l’internazionalizzazione delle imprese, la promozione del Made in Italy e i processi di reshoring delle aziende, mentre ritiene che il Piano indichi solo sommariamente la modalità di implementazione degli interventi. Sottolinea infine le “rigorose condizionalità” cui è subordinata l’erogazione dei prestiti da parte dell’Ue, condizionalità che chiede di conoscere perché teme possano avere “elevati costi sociali”. Rileva inoltre la “sproporzione” tra gli investimenti previsti per la transizione verde e quelli da destinare all’internazionalizzazione delle imprese.

Laura Boldrini (Pd) apprezza invece il documento e sottolinea la necessità di adeguare il Piano agli obiettivi di politica estera dell’Italia in tema di diritti umani e sostenibilità sociale, a partire dagli interventi in materia di cooperazione allo sviluppo. In questo senso, sottolinea l’opportunità di dare priorità ai progetti finalizzati a valorizzare l’expertise femminile in campo ambientale, agricolo e della mobilità sostenibile, ricordando come i dati della crisi economica e sociale in corso evidenzino come le sue conseguenze, in Italia e negli altri Paesi, penalizzino in particolare le donne. Invita pertanto la relatrice a sottolineare la necessità di destinare adeguate risorse “per tutelare la componente femminile e la parità di genere in tutte le Missioni e le linee di intervento” presenti nel Piano.

L’esame viene quindi rinviato ad altra seduta. (Inform)

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