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Italia-Libia, via libera dalla Commissione Esteri – Difesa del Senato alla ratifica dell’accordo tra Italia e Libia contro le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali

SENATO DELLA REPUBBLICA

 

ROMA – Via libera dalla Commissione Esteri – Difesa del Senato al disegno di ratifica dell’accordo tra Italia e Libia contro le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, fatta a Roma il 10 giugno 2009. La Commissione ha dato mandato al relatore Alessandro Alfieri (PD) a riferire oralmente in Aula sul provvedimento. L’esame della ratifica dell’accordo tra Italia e Libia risale al 2009 ed è stato emendato nel 2014. Il senatore Alfieri nei giorni scorsi aveva illustrato in Commissione Esteri il disegno di legge di ratifica ed esecuzione della Convenzione. Aveva ricordato che un disegno di legge di ratifica della medesima Convenzione – l’Atto Senato n. 2195 – venne esaminato nel corso della scorsa legislatura dall’allora Commissione affari esteri del Senato della Repubblica, ma non poté vedere completato il suo iter di esame per la conclusione anticipata della legislatura. La Convenzione in via di ratifica, sottoscritta nel 2009, due anni prima che l’ondata di rivolte della cosiddetta “primavera araba” determinasse la caduta del regime del colonnello Gheddafi, è stata poi confermata mediante uno Scambio di Note nell’agosto 2014, che, non incidendo sui contenuti dell’intesa stessa, si è limitato unicamente a modificare la denominazione formale dello Stato libico – ora chiamato Stato di Libia – superando il precedente appellativo di Gran Giamahirya Araba libica Popolare Socialista. Il relatore ha ricordato che l’intesa bilaterale – che costituisce una riposta normativa alle scelte operate verso la Libia da parte di alcuni segmenti del mondo imprenditoriale italiano e che regola alcuni aspetti relativi agli investimenti libici in Italia – nel quadro del più generale ampliamento della rete di trattati internazionali bilaterali stipulati dall’Italia in materia di fiscalità diretta, costituirà la nuova base giuridica per le relazioni economiche poste in essere tra gli operatori residenti nei due Paesi, oltre che in materia di ripartizione delle basi imponibili anche nel settore della cooperazione fra amministrazioni, in vista di una più efficace azione di contrasto all’evasione fiscale, nonché ad eventuali pratiche di abuso dei trattati. Alfieri ha inoltre segnalato che il provvedimento è composto da 30 articoli. Il testo, basato in larga parte sul modello di convenzione fiscale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ma elaborato anche in ragione della specificità dei rapporti italo-libici, dopo aver delimitato (Capitolo I, articoli 1-2) la sfera soggettiva di applicazione alle persone residenti di uno o di entrambi gli Stati contraenti (articolo 1), definisce il proprio ambito di applicazione, prevedendo, per la parte italiana, che l’elenco delle imposte italiane soggette alle disposizioni convenzionali includa le imposte sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e delle società (IRES) e l’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) (articolo 2). E’ stato inoltre precisato dal relatore che l’ambito di applicazione oggettivo della Convenzione risulta esteso alle imposte di ogni ordine e tipo gravanti sui redditi prodotti da persone fisiche o giuridiche, sia per quanto riguarda il principio di non-discriminazione, sia in relazione agli aspetti di cooperazione amministrativa (articoli 24 e 26). Dopo aver offerto un quadro delle definizioni generali (articolo 3), di quelle relative allo status di residenti (articolo 4), di stabile organizzazione (articolo 5) e di imposizione nello Stato della fonte (articolo 6), il testo disciplina le modalità di imposizione per i diversi tipi di redditi (Capitolo III, articoli 7-22), annoverando – fra gli altri – i redditi immobiliari (articolo 7), quelli derivanti da utili delle imprese (articolo 8), quelli da navigazione marittima ed aerea internazionale (articolo 9), da imprese associate (articolo 10), oltre ai redditi di capitale (dividendi, interessi, canoni e utili da capitale) (articoli 11-14). Ulteriori articoli disciplinano il trattamento fiscale in relazione ai redditi derivanti da professioni indipendenti (articolo 15), da lavoro subordinato (articolo 16), dai compensi e gettoni di presenza di amministratori di società (articolo 17) e da attività artistiche o sportive (articolo 18), mentre in materia di pensioni, la Convenzione accoglie il principio secondo cui quelle pagate ad un residente di uno Stato contraente siano imponibili solo in quello (articolo 19). Segnalate inoltre dal relatore altre norme che riguardano la materia dei redditi derivanti dallo svolgimento di funzioni pubbliche (articolo 20) – imponibili esclusivamente nello Stato pagatore – e l’esenzione, a certe condizioni, per le somme ricevute da studenti e apprendisti per spese relative al proprio mantenimento, alla propria istruzione e formazione professionale (articolo 21). Con riferimento ai metodi per eliminare le doppie imposizioni (Capitolo IV), ai sensi dell’articolo 23 trova applicazione una combinazione fra il sistema di imputazione ordinaria utilizzato dall’Italia e quello misto, previsto per i residenti in Libia, fra esenzione e credito per i redditi da capitale. L’articolo 25 prevede una procedura amichevole per la composizione di controversie relative all’interpretazione e all’applicazione delle disposizioni convenzionali, senza la possibilità di ricorso all’arbitrato. Il relatore ha anche rilevato che la Convenzione, con riferimento alla questione della cooperazione amministrativa, ha definito una base giuridica che garantisce lo scambio di informazioni in materia fiscale, conformemente all’obiettivo prioritario della lotta all’evasione, nonché agli standard dell’OCSE, prevedendo in particolare il superamento del segreto bancario (articolo 26). A tal riguardo la relazione introduttiva al provvedimento specifica che l’intesa raggiunta con la parte libica sull’articolo 26 rappresenta un elemento utile al fine dell’inclusione della Libia nella white list, prevista dall’articolo 11, comma 4, lettera c), del decreto legislativo n. 239 del 1996. Il disegno di legge di ratifica si compone di 4 articoli. Con riferimento agli oneri economici derivanti dall’attuazione del provvedimento Alfieri ha rilevato che , l’articolo 3 li valuta in 1.716.800 euro annui, a decorrere dal 2025. La relazione tecnica che accompagna il provvedimento specifica che tali oneri economici sono ascrivibili alla perdita di gettito da parte dell’erario italiano in relazione alla mancata tassazione dei dividendi pagati da società italiane a soggetti fiscalmente residenti in Libia, dei canoni, degli utili da capitali e dei redditi derivanti dall’esercizio di libere professioni. Il testo, ha concluso il relatore, non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l’ordinamento europeo e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Il testo passa ora all’esame dell’Aula. (Inform)

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