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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Intervento nell’Aula di Montecitorio: riforma dell’università e della ricerca, soddisfazione di Ungaro (Iv) che vede anche nel PNRR un cambio di marcia

ELETTI ALL’ESTERO

 

 

ROMA – Massimo Ungaro (IV), eletto nella Circoscrizione Estero, è intervenuto nell’Aula della Camera nel corso del dibattito relativo all’approvazione della proposta di legge in materia di reclutamento dei ricercatori universitari e negli enti pubblici di ricerca. Si tratta di un provvedimento d’iniziativa parlamentare che punta a rivalorizzare il dottorato di ricerca, a riordinare il processo di reclutamento dei ricercatori universitari nonché a contrastare il precariato nelle università, riducendo i tempi del pre-ruolo, ringiovanendo quindi l’accesso alla docenza negli atenei. “Il personale che fa didattica e ricerca nelle università italiane è diminuito del 25% negli ultimi 15 anni, mentre nel 2019 oltre il 70% di tutti i professori associati e ordinari in Italia aveva più di cinquant’anni. Insomma, per chi inizia a collaborare con un ateneo, la cattedra arriva sempre più raramente e sempre più tardi. È giusto quindi riformare il pre-ruolo, per rendere le carriere accademiche attraenti per le nostre giovani menti, valorizzandole e dando loro certezze”, ha spiegato nel suo intervento Ungaro sottolineando come questo provvedimento fondi insieme sei diverse proposte di legge: tra queste, quella di Silvia Fregolent che mette mano all’ultima riforma del 2010.

“Le borse di ricerca post lauream diventano esentasse e potranno avere una durata dai 6 ai 12 mesi, fino a un totale di 36 mesi: potranno essere sospese per maternità, per paternità o per motivi di salute. Per beneficiare degli assegni di ricerca sarà necessario avere il dottorato o la specializzazione medica e potranno durare al massimo 4 anni. Anche qui c’è una riduzione dei tempi di quella che è una lunghissima fase per tantissimi precari delle università italiane. Ma soprattutto il provvedimento va a promuovere il dottorato di ricerca, in primis aumentando la sua spendibilità per l’accesso alla pubblica amministrazione. Sappiamo che, grazie a questa riforma, il dottorato conterà il doppio dei punti di chi possiede una laurea e il triplo dei punti di chi possiede un master annuale”, ha evidenziato Ungaro precisando che in questo modo lo si rende più spendibile per chi vuole intraprendere le carriere innovative, tema che viene ripreso nel PNRR. “Andiamo a rimuovere la distinzione tra ricercatori e di fatto ci sarà un unico tipo di ricercatore, fino a un massimo di 7 anni: a partire dal quarto anno, si potrà fare domanda per diventare professore associato. Quindi, questo è il punto centrale di questa riforma”, ha puntualizzato Ungaro tornando sulla questione dell’anomalia tutta italiana che non aveva pari a livello europeo e tra i Paesi membri dell’OCSE. “Con questa riforma si introduce un tetto implicito, al massimo 11 anni, cercando appunto di ridurre la precarietà professionalizzando il percorso del ricercatore universitario. Viene creato un portale unico per raccogliere tutte le informazioni sui concorsi a livello nazionale. Questa è anche una ottima misura a favore della trasparenza”. ha aggiunto Ungaro.

Viene anche introdotta un’importante misura a favore della mobilità accademica. “Viene stabilito che un minimo del 30% di tutte le risorse per i nuovi bandi deve essere riservato a chi fa domanda provenendo da atenei diversi da quello che ha emesso il bando. Questa è una misura assolutamente positiva a favore della mobilità accademica, perché noi pensiamo che soltanto con la contaminazione di elementi e con l’incrocio delle diverse esperienze si possa creare quell’ecosistema propedeutico alla buona ricerca. Noi sappiamo che, in termini di internazionalizzazione e di mobilità, l’Italia purtroppo è indietro. Quindi, ben venga questa misura. Alcuni Paesi, addirittura, riservano il 100% delle loro risorse e dei posti messi a bando esclusivamente a ricercatori che provengono da atenei diversi da quello che emette il bando. Questo è un primo passo: riservare almeno un terzo delle risorse e dei posti”, ha spiegato Ungaro ricordando che tuttavia in misura transitoria queste nuove regole non varranno per chi ha conseguito il dottorato tra il 2008 e il 2020. “Oltre al reclutamento dei ricercatori, sarà importante agire su altri fronti per sostenere la qualità della ricerca italiana, espandendo, per esempio, la possibilità di nomina diretta dei rettori, dei ricercatori e dei docenti italiani che sono all’estero e che vogliono ritornare in Italia. Soprattutto, per esempio, occorrerà espandere anche gli sgravi fiscali della cosiddetta legge Controesodo del 2010 anche a quei ricercatori e docenti che sono tornati in Italia prima del 2020, come propongo in un emendamento che ho presentato pochi giorni fa al decreto Sostegni-bis concordato con MEF e MUR.”, ha auspicato Ungaro riferendosi in particolare all’art. 44 del decreto-legge n. 78 del 2010.  “Ma più in generale sul fronte dell’internazionalizzazione occorre accelerare le procedure di riconoscimento dei titoli di studio, un collo di bottiglia che in Italia oggi impedisce la piena circolarità delle esperienze che gli italiani fanno all’estero e di cui il Paese potrebbe beneficiare”, ha aggiunto Ungaro puntando il dito sui problemi burocratici che impediscono ad oggi di mettere a frutto queste esperienze maturate altrove.

Altro punto è quello dei fondi esigui per la ricerca. “I fondi per la ricerca in Italia sono troppo bassi, sia in chiave storica che in chiave comparativa con tutti gli altri maggiori Paesi europei. Peggio di noi in Europa fa soltanto l’Ungheria, che consacra in termini di PIL all’istruzione e ricerca nemmeno l’8% del PIL. Noi siamo il penultimo Paese d’Europa, in termini di fondi per istruzione e ricerca. In termini di ricerca, l’Italia si attesta più o meno intorno all’1,5% di punti di PIL all’anno, contro il 2% della Francia o il 3% della Germania”, ha segnalato Ungaro spiegando che per arrivare al livello della Francia dobbiamo investire altri 5 miliardi all’anno. Secondo Ungaro con il PNRR, approvato e proposto sotto il Governo Draghi si potrà avere una vera inversione di tendenza. “Con il PNRR verranno finanziati oltre 2 mila progetti di giovani ricercatori e lanciati 15 grandi partenariati tra ricerca e università, puntando su campioni nazionali di ricerca e sviluppo, su varie tecnologie strategiche: dal quantum computing alle tecnologie per la transizione digitale e industriale, il biofarm, il fintech, l’agritech, la mobilità sostenibile”, ha precisato Ungaro sottolineando che molti dei ricercatori e degli scienziati che sono in altri Paesi UE e che vincono i fondi di ricerca europei sono cittadini italiani, docenti o ricercatori. (Inform)

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