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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Intervento di Massimo Ungaro (Pd, ripartizione Europa) nel corso della discussione generale in Aula sulla proposta di legge costituzionale in materia di riduzione del numero dei parlamentari

CAMERA DEI DEPUTATI

L’esponente democratico ritiene si debba mantenere invariato il numero di parlamentari eletti all’estero “per evitare di indebolire ulteriormente il legame tra eletti ed elettori”

ROMA – È in corso alla Camera dei deputati la discussione generale sulla proposta di legge costituzionale in materia di riduzione del numero dei parlamentari, già approvata dal Senato.

Tra gli intervenuti nella discussione anche il deputato del Pd Massimo Ungaro, eletto nella ripartizione Europa, che pur non considerando un “tabù” il tema della riduzione dei parlamentari, sottolinea la necessità che essa debba essere legata alla funzione che si conferisce al Parlamento, per non tradursi in una “riduzione della loro rappresentatività”. “Ma con questa proposta di riforma costituzionale, invece, le funzioni delle Camere rimangono inalterate e si opera un taglio proporzionale lineare dei parlamentari, senza una revisione organica dell’ordinamento – avverte Ungaro, che si sofferma poi in particolare sulla questione dei parlamentari eletti all’estero, “che questa riforma vuole ridurre da 18 a 12”. “Vorrei ricordare ai colleghi che i parlamentari eletti all’estero devono già rappresentare oggi molti più elettori che i loro colleghi eletti in Italia, per la precisione quattro volte di più: ogni deputato eletto all’estero rappresenta  400 mila elettori, i suoi colleghi eletti invece in Italia più o meno 100 mila. Questo fu il compromesso storico che permise l’introduzione della circoscrizione Estero con la legge n. 459 del 2001: già allora un compromesso ingiusto, in quanto non si capisce perché gli italiani all’estero debbano essere trattati come cittadini di serie B – rileva l’esponente democratico, che aggiunge come con il disegno di legge in esame la situazione “verrebbe ulteriormente peggiorata, in modo irreversibile: ogni deputato dovrà rappresentare oltre 700 mila italiani all’estero”. “La situazione è ancora più drammatica al Senato, dove ogni senatore dovrà rappresentare 1,4 milioni di cittadini. Voi sostenete che il taglio riguarda tutti i parlamentari in maniera indistinta: ma è proprio questo il punto, è ingiusto fare parti uguali tra disuguali. Con la riduzione degli eletti all’estero il rapporto con gli elettori scompare completamente: si creano dei collegi planetari con l’uso della preferenza; per essere eletti serviranno enormi quantità di denaro per sostenere le spese elettorali, un ostacolo alla partecipazione e quindi alla contendibilità delle cariche elette, che è un principio cardine delle democrazie liberali. Nel caso del Senato – prosegue Ungaro, – la riduzione da 6 a 4 senatori eletti all’estero produrrà o la necessità di accorpare le due ripartizioni meno popolose, una gigantesca che va dall’America Settentrionale fino all’Oceania e all’Australia; oppure una disproporzione ancora maggiore di quella attuale tra il numero di cittadini italiani residenti e l’entità dei senatori eletti nelle circoscrizioni in cui risiedono”. La richiesta formulata da Ungaro è pertanto quella di  lasciare “invariato il numero di parlamentari eletti all’estero, per evitare di indebolire ulteriormente il legame tra eletti ed elettori”.

Il rischio segnalato da Ungaro consiste nel riduzione della “pattuglia parlamentare della circoscrizione Estero a una mera decorazione, che forse a questo punto diventa completamente inutile”. “La riforma lascia invariato il numero di senatori a vita e il numero di consiglieri regionali durante l’elezione del Presidente della Repubblica: non si capisce perché tale sensibilità non sia stata applicata anche alla circoscrizione Estero – ribadisce ancora l’esponente democratico, segnalando come la sproporzionalità sopra richiamata rappresenterà “un ostacolo enorme all’effettiva pratica del diritto di voto per gli italiani all’estero”, la cui problematiche vanno risolte invece “riformando il sistema di voto, non indebolendo la rappresentanza italiana all’estero”.

Oltre a segnalare come la volontà di rendere effettivo il diritto di voto degli italiani all’’stero, cui tendeva la legge sul voto all’estero, fosse già presente sin dal dibattito Costituente, Ungaro ribadisce come il tema sia quello di garantire “una rappresentanza generale della società”, visto che l’emigrazione sta tornando a “livelli altissimi”: “stiamo tornando agli anni Settanta, siamo di fonte a una generazione esule, a una generazione, quella dei miei coetanei, con oltre 120-130 mila italiani che lasciano il Paese ogni anno – rileva l’esponente democratico, ribadendo come il modo migliore per affrontare la questione sia “avere uno spazio parlamentare proporzionato all’entità del fenomeno”.

“Data l’enorme entità e la diffusione della comunità italiana all’estero, già i padri costituenti avevano discusso dell’opportunità di introdurre questa circoscrizione Estero, che costituisce una vera innovazione a favore della mobilità dei diritti – segnala Ungaro, sottolineando come “l’Italia è stata all’avanguardia nello strutturare la rappresentanza della propria diaspora, istituendo il Consiglio generale degli italiani all’estero, i Comitati degli italiani all’estero, i Comites, la circoscrizione Estero, e molti Paesi l’hanno imitata prendendo la stessa via. Oggi, nel mondo ci sono tredici Paesi che hanno una circoscrizione Estero; in Europa sono: Francia, Portogallo, Croazia, Romania e Macedonia, e altri ne stanno discutendo l’introduzione, come la Grecia e la Germania”. “Sarebbe piuttosto bizzarro – sostiene Ungaro – che proprio l’Italia, a fronte della sua grande, enorme comunità di italiani all’estero, cominci a ridurla, a comprimerla, andando all’indietro”. (Inform)

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