SENATO DELLA REPUBBLICA
ROMA – Il senatore Aldo Di Biagio (AP), eletto all’estero nella ripartizione Europa, ha rivolto una interrogazione ai ministri degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale e per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione, concernente il personale a contratto nel confronto del quale sussisterebbero evidenti disparità di trattamento.
Qui di seguito il testo integrale dell’interrogazione 4-03999.
“Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e per la semplificazione e la pubblica amministrazione – Premesso che:
il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale Mario Giro, rispondendo ad un atto di sindacato ispettivo a firma dell’interrogante (3-00929, seduta n. 58 del 29 ottobre 2014, 3a Commissione permanente) ha evidenziato che “L’offerta al personale delle sedi in chiusura di un nuovo contratto di lavoro in un’altra sede rappresenta quindi una facoltà dell’Amministrazione, limitata temporalmente e condizionata ad una valutazione delle complessive esigenze di servizio in mancanza della quale si procede alla risoluzione del rapporto di impiego”;
nella medesima replica si evidenziava ulteriormente che ” fino al 2011 il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale aveva sempre mantenuto in toto il precedente regime contrattuale. A tale prassi si è tuttavia opposta la Ragioneria generale dello Stato che ha ritenuto che tale procedura amministrativa fosse in palese violazione dell’articolo 157 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967, secondo il quale la retribuzione del personale a contratto è determinata in modo uniforme per Paese e per mansioni omogenee. Nello stesso, l’Avvocatura generale dello Stato ha ribadito la specificità di tale personale a contratto, sostenendo che la sua ricollocazione comporta senza dubbio la risoluzione del precedente rapporto contrattuale con stipula di un nuovo rapporto regolato dalla legge locale”;
risulta all’interrogante che l’amministrazione del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale continui a stipulare nuovi contratti a legge italiana a tempo indeterminato (approvati dalla Ragioneria centrale dello Stato) ai dipendenti a contratto, già titolari di contratti a legge italiana a tempo indeterminato, che sono stati ricollocati presso sedi riceventi nello stesso Paese di servizio, a causa della soppressione della sede in cui prestavano servizio, mantenendo dunque lo stesso regime contrattuale (stessa retribuzione, liquidazione, assegni familiari, contributi INPS);
di contro, in caso di trasferimento in un Paese terzo in ragione di un ricollocamento transnazionale, per gravissimi motivi o per soppressione della sede d’impiego, il dipendente si troverebbe nella condizione irrifiutabile di accettare un contratto a legge locale, accettando di fatto una “degradazione” contrattuale del proprio profilo operativo, in ragione del suddetto parere della Ragioneria a cui il modus operandi dell’amministrazione si è armonizzato;
alla luce delle evidenze tracciate in premessa, sussisterebbe di fatto una evidente disparità di trattamento fra il personale soggetto a ricollocazioni, a fronte di scelte discrezionali dell’amministrazione e non dettate dalle disposizioni di legge: da un lato il lavoratore che ha subito un maggior disagio, lasciando il Paese dove prestava servizio per gravissimi motivi o per soppressione della sede, viene penalizzato con la stipula di un nuovo contratto a legge locale, dall’altro il lavoratore, soggetto a ricollocamento in un’altra città dello stesso Paese, mantiene in toto il previgente regime contrattuale sia sotto il profilo giuridico sia sotto quello economico,
si chiede di sapere se si intenda superare la citata disparità di trattamento tra dipendenti a contratto già titolari di contratti a legge italiana a tempo indeterminato soggetti a ricollocazione a fronte di scelte discrezionali dell’amministrazione, al fine di tutelare il principio di equità di trattamento, retributivo e contrattuale dei profili professionali”.(Aldo Di Biago)
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