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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

INPS: valore e cultura delle giornate FAI

INPS

In occasione delle giornate FAI d’autunno 2021 INPS aprirà le porte della storica sede di Palazzo Wedekind in piazza Colonna a Roma ed il Museo che raccoglie tra le più significative opere del patrimonio artistico che l’Istituto da sempre conserva, cura e restaura.

Le visite, curate dai volontari del Fondo Ambiente Italiano in sinergia con l’Inps, si svolgeranno sabato 16 ottobre, giornata dedicata agli iscritti FAI, e domenica 17 per tutti i cittadini, dalle 09.00 alle 19.00, previa prenotazione sul sito www.giornatefai.it a partire dal pomeriggio del 7 ottobre. Seguendo le norme anti-Covid gli ingressi saranno organizzati in più turni e fino ad esaurimento dei posti disponibili. Nel palazzo, eretto nella seconda metà del XVII secolo e ricostruito da Papa Gregorio XVI nel 1838 su disegni di Pietro Camporese il Giovane, i visitatori avranno accesso alle splendide sale: la Sala ANGIOLILLO e la Sala MONTECITORIO, dove sono esposte diverse opere d’arte tra cui un Arazzo della collezione Colonna di Sciarra.

Gli ospiti saranno accompagnati, poi, nella pinacoteca, alla scoperta di una ricca esposizione di opere d’arte del ‘900, che comprende gran parte del patrimonio artistico raccolto da INPS nel tempo, presso tutte le sedi del territorio nazionale e valorizzato in un museo multimediale, fruibile e consultabile direttamente dal sito www.inps.it.

Tre sono i percorsi tematici della mostra presso Palazzo Wedekind: Lavoro, Universo e Paesaggi di città nell’arte. Oltre a dipinti dai colori e dai temi suggestivi e affascinanti, l’esposizione è arricchita da sculture in bronzo, bassorilievi in marmo di Leoncillo Leonardi, preziose ceramiche e ritratti dal grande valore artistico come quello di Corrado Alvaro di Renato Guttuso.

DA sempre INPS è impegnato nella valorizzazione dell’arte e nella promozione della cultura. L’appuntamento annuale con le giornate del FAI sancisce un sodalizio importante con i suoi iscritti e con tutti i visitatori amanti dell’arte e della scoperta dei tesori curati e valorizzati dalle istituzioni.

Di seguito una scheda che narra la storia del Palazzo Wedekind ed una sulle opere conservate nella Pinacoteca.

GIORNATE FAI DI AUTUNNO 2021. PALAZZO WEDEKIND E LA SUA STORIA

Palazzo Wedekind,storica sede del quotidiano Il Tempo e oggi sede INPS, si trova in Piazza Colonna, nel cuore della Roma di oggi, ma la sua centralità fu acquisita già in epoca antica: la piazza era infatti parte del Campo Marzio e del Foro dell’imperatore Antonino Pio e si distingueva per la colonna che ancora oggi svetta al centro, eretta in onore di Marco Aurelio nel 180 d. C. in ricordo delle vittoriose guerre contro i popoli Sarmati, Marcomanni e Quadi.

Nel 1588, il Papa Sisto V incaricò l’architetto Domenico Fontana di sostituire alla sommità del monumento la statua dell’imperatore romano con quella di San Paolo. La piazza è abbellita da una fontana disegnata da Giacomo Della Porta ed ospita nella parte centrale, Palazzo Wedekind a pochi passi da altri storici palazzi come Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Palazzo Ferrajoli e il palazzo della Galleria Colonna, oggi denominata Galleria Alberto Sordi.

Il nucleo originario di Palazzo Wedekind era il luogo in cui, in epoca romana, sorgeva il Tempio di Marco Aurelio. La costruzione risale però alla seconda metà del XVII secolo. Nel 1838 Papa Gregorio XVI fece ricostruire completamente il palazzo su disegno di Pietro Camporese il giovane. Il progetto incluse un porticato con sedici colonne dodici delle quali, in stile ionico, erano state rinvenute nel foro di Veio quando, nel 1831, furono avviati gli scavi nell’area archeologica della Macchia Grande.

Terminati i lavori di ristrutturazione, il Palazzo divenne sede dell’Ufficio di Stato delle Poste del Papa. L’iscrizione sul portale d’ingresso, traccia dell’imponente opera di ristrutturazione, recita: GREGORIUS XVI PONTIF MAXIM ANNO MDCCCXXXVIII FRONTEM AEDIFICII EXORNANDUM PORTICUM VEIORUM COLUMNIS INSIGNEM ADSTRUENDAM CURAVIT (Gregorio XVI Pontefice massimo nel 1838 fece decorare la facciata dell’edificio aggiungendovi il portico di Veio, famoso per le sue colonne).

Nel 1879, il Palazzo fu poi messo all’asta ed acquistato dal banchiere tedesco Karl Wedekind che lo trasformò nella sua lussuosa dimora, affidandone i lavori di abbellimento all’architetto Gian Battista Giovenale. Nel 1918 Palazzo Wedekind fu acquisito dalla società editrice del quotidiano Il Tempo. Tra il 1937 ed il 1940 divenne poi sede della Galleria di Roma e a giugno del 1937, l’allora governatore Bottai inaugurò al suo interno una importante mostra dedicata ad artisti di grande fama come Boccioni, Carrà, Modigliani, Casorati, De Chirico, Morandi, Severini e Sironi.

Nel 1938, il Palazzo divenne la sede editoriale del giornale della razza e nel 1943 fu per pochi mesi sede del Partito Fascista fino a divenire, in una sorta di contrappeso, alla fine della Seconda guerra mondiale, dimora delle truppe alleate entrate a Roma, con il comando francese stabilmente insediato. Nel dopoguerra tornò ad ospitare il giornale Il Tempo fino a quando tornò nella disponibilità dell’Inps.

All’interno del Palazzo si trovano due imponenti saloni: la Sala Angiolillo e la Sala Montecitorio. La sala Angiolillo, situata al primo piano del Palazzo, offre allo sguardo le meraviglie del soffitto e i preziosi mosaici dei pavimenti. Il pavimento, concepito dall’architetto Giovenale è datato 1881. Il mosaico raffigura Apollo con la cetra che rappresenta il canto, una giovane donna che danza, un attore che recita leggendo le note su una pergamena, come nelle rappresentazioni classiche dell’antica Grecia. Gli strumenti musicali di pregevole fattura tratteggiati sul pavimento e le altre raffigurazioni evocano, nello stile e nella eleganza, i preziosi mosaici che adornavano i pavimenti delle ville nobiliari dell’antica Roma e della civiltà Ellenica.

Volgendo l’attenzione al soffitto, si osservano ancora rappresentazioni di danza, come sfondo ai telamoni che sembrano reggere il particolare soffitto. L’intero ambiente richiama i saloni rinascimentali che proprio Wedekind volle che fossero ricreati e che si ispiravano anch’essi, per eleganza e stile, agli ambienti classici. La Sala Montecitorio ospita un arazzo gigante appartenente alla Collezione Sciarra del 1600/1650 circa ed un quadro, attribuito ad un artista ignoto, raffigurante una donazione all’interno di una chiesa spagnola che risale ai secoli XVII o XVII

GIORNATE FAI DI AUTUNNO 2021. LA PINACOTECA

Palazzo Wedekind ospita un’importante collezione di opere d’arte del ‘900, di proprietà dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. La mostra, organizzata da INPS in sinergia con il FAI, si snoda attraverso tre percorsi tematici diversi con una selezione di opere tra le migliaia che compongono la collezione artistica dell’Istituto.

Il percorso che maggiormente caratterizza l’esposizione è dedicato al “lavoro”, tema in perfetta assonanza con la mission dell’Istituto. Le opere mettono in risalto lo sforzo e l’orgoglio di chi profonde impegno nella propria occupazione, arrivando con soddisfazione a fine giornata. Danno corpo al significato latino di labor, inteso come fatica mentale e fisica.

Molti dipinti del percorso risalgono al secondo dopoguerra, periodo in cui il mondo dell’arte e non solo quello della pittura, scelse di rappresentare i lavoratori nei campi, nelle fabbriche e nei cantieri. Tra le opere simboliche del percorso: Il minatore di Ribolla di Ugo Attardi, il cantiere augusteo di Antonio Barrera, la contadina sarda di Domenico Purificato, il contadino sardo di Domenico Purificato, i ciclisti di Felice Forgione, il ritratto di Corrado Alvaro di Renato Guttuso

Il ritratto di Corrado Alvaro di Renato Guttuso è un olio su tela, simbolo dell’amicizia che unì Renato Guttuso e Corrado Alvaro nel dopoguerra. L’opera è una rappresentazione del lavoro intellettuale. Guttuso raffigura la fisionomia dello scrittore, in una posa rilassata creando un’immagine solida, con forti squadrature e dal colore denso e tirato, in linea con quel linguaggio portatore di soluzioni di sintesi postcubista tipico della pittura del ‘900. Il dipinto proviene dal patrimonio ENAP-PSMSAD (Ente Nazionale Assistenza e Previdenza Pittori e Scultori, Musicisti, Scrittori e Autori Drammatici) e fu probabilmente una donazione dello stesso Alvaro che ne fu fondatore nel ‘45, e presidente sino alla morte.

Il Minatore di Ribolla di Ugo Attardi (nato a Sori nel 1923) è anch’esso parte della serie dedicata ai lavoratori e rappresentazione di lavoro manuale. Testimonia l’impegno civile, oltre che sociale, della pittura di Attardi. L’artista, una volta abbandonata la sperimentazione astrattista, si concentra verso una ricerca iconografica basata su soggetti per lo più naturalistici, tendendo ad esasperare in chiave drammatica l’oggetto della sua raffigurazione con un taglio interpretativo sociale e politico. L’adesione ai temi del realismo, riletti alla luce di un neoespressionismo di matrice nordica portano Attardi ad affrontare prima di tutto le “ragioni politiche dell’arte”. La sua pittura si dedica infatti alla rappresentazione del vivere quotidiano e alle difficoltà del lavoro urbano e contadino, come appunto nel caso del Minatore di Ribolla. Il forte impatto cromatico di questo dipinto rende intensa la rappresentatività realistica e riporta la composizione su un piano assoluto dell’immagine. Le lumeggiature, i solchi dati dai colori acidi, la chiusura quasi claustrofobica dello spazio circostante, suggeriscono inoltre una rappresentazione ed interpretazione drammatica del soggetto.

Altre opere che rappresentano il lavoro umano sono esposte presso le Sedi territoriali INPS: il Lavoro di Leonardo Leoncillo e le attività lavorative di Bernardino Palazzi (Sede provinciale di Ferrara), mietitura di Roberto Rimini (Sede Siracusa), lo Scarto dei limoni di Roberto Rimini e le Vendemmiatrici di Roberto Rimini (Sede Siracusa), le Attività Sportive di Pippo Rizzo (Sede Roma centro).

Il secondo percorso ha un titolo fortemente evocativo: “tra le pieghe dell’anima…l’universo”: le emozioni si accendono tra i colori, le figure, gli stili ed i linguaggi espressivi differenti. L’artista, compiendo un proprio percorso interiore, mette nell’opera la propria sensibilità, i propri ricordi, la propria essenza ideale e spirituale, scegliendo i tratti di tale intima rappresentazione, mettendola in relazione con un unicum più grande, l’universo inteso come spazio escatologico di relazioni ed interpretazioni. Tra le opere astratte in mostra: composizione di Piero Dorazio, struttura scambio di Piero Dorazio, composizione di Roberto Crippa, composizione di Giovanni Dova e senza titolo di Achille Pace.

L’opera struttura scambio di Piero Dorazio è un olio su tela in cui la pittura si esprime con colori limpidi e accesi, chiusi in forme geometriche che ricordano le armonie delle composizioni di Balla. I profili di colore contrastante si spezzano e si ricompongono in un gioco alternato, accentuando l’intreccio delle forme e creando dei ritmi di luce che danno forza alla composizione. Il colore, steso in campiture apparentemente uniformi, subisce delle variazioni di luce, esaltando la vibrazione cromatica.

Le opere sulla stessa tematica esposte sul territorio sono: composizione Carla Accardi (Sede Cremona), Composizione n.2 di Luigi Montanarini (Sede Aquila), Barbablù di Giosetta Fioroni (Sede Convitto Anagni), Fiaba Colorata di Giosetta Fioroni (Sede Convitto Anagni)

L’ultimo percorso in mostra riguarda i “paesaggi di città nell’arte”, in una accezione moderna, nel pieno di uno sviluppo consumistico, meno incline alla rassicurante retorica figurativa, più alle prese con periferie, tecnologia, tempi e vite frenetiche, angoli nascosti, luci artificiali su quelle naturali, il bello ed il brutto dei nuovi centri urbani. Questa parte dell’esposizione è arricchita di immagini di opere collocate nelle Direzioni regionali e Provinciali INPS e nella Direzione Generale ed include dipinti e sculture che riflettono la dimensione dell’Istituto in una sorta di museo diffuso sull’intero territorio nazionale.

Il percorso include quadri e opere come il paesaggio romano di Ugo Attardi, il paesaggio romano di Carlo Quaglia e il sole di Rapallo di Rolando Monti.

L’opera “il paesaggio romano” di Carlo Quaglia è un olio su faesite e raffigura probabilmente la chiesa dei Santi Gregorio e Andrea al Celio, vista dal basso del Circo Massimo.

Il paesaggio presenta una calda colorazione ocra, dalle morbide nuances di base che ricorda, come evidenziato dalla critica contemporanea, le vedute urbane di Mario Mafai, ma che risulta collegabile anche alla pittura degli anni Cinquanta di Fausto Pirandello.

Tra le opere esposte in altre Sedi INPS: il paesaggio Alpino di Lorenzo Gigotti (Direzione Generale), il paesaggio di Fernando Toso (Direzione Generale), il paesaggio di Capo D’ Orlando di Emilio Migneco (Sede Agrigento), la Marina 59f di Beppe Guzzi (Direzione Generale). L’opera di Michele Cascella, “Esultanza Papale” arricchisce infine l’Ufficio del Presidente INPS a Palazzo Wedekind.

Nella sala Angiolillo di Palazzo Wedekind spicca il “ritratto di Taddeo Barberini”, opera di Andrea Sacchi, illustre pittore del ‘600, proveniente dalla collezione Colonna di Sciarra. E’ un olio su tela di grandi dimensioni che ritrae il Barberini, Prefetto di Roma dal 1631, grande mecenate ed estimatore d’arte il quale scelse di farsi ritrarre con le vesti prefettizie, per celebrare ufficialmente la propria posizione sociale nella Roma seicentesca. (Inform)

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