direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

In Aula l’informativa del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, sull’evoluzione della crisi in Medio Oriente

SENATO DELLA REPUBBLICA

Il Ministro parla della lotta a Daesh come “una sfida senza precedenti”, per cui occorre “una risposta strategica e su più livelli: militare, politico-diplomatica e sul terreno culturale e sociale”. A Roma il 13 dicembre la conferenza sulla Libia

ROMA – Nell’ambito della discussione al Senato del provvedimento di proroga delle missioni internazionali di forze armate e polizia, di iniziative di cooperazione e consolidamento di processi di pace e stabilizzazione, il ministro degli Affari esteri, Paolo Gentiloni, ha svolto in Aula un’informativa sull’evoluzione della crisi in Medio Oriente.

Gentiloni ha evidenziato come Daesh – acronimo del gruppo terrorista attivo in Siria e Iraq, che ha rivendicato anche gli attacchi di Parigi del 13 novembre scorso – rappresenti “una sfida che non ha precedenti”, perché “attore non statale che però controlla un territorio e ingenti risorse finanziarie”, “usa la religione per i suoi propositi terroristici” e costituisce una “minaccia esterna ma anche interna alle nostre società”, ai nostri sistemi di sicurezza, specie per gli attacchi suicidi con cui agisce. Una “minaccia ibrida, asimmetrica, non statale e tuttavia certamente non meno insidiosa delle minacce cui siamo stati abituati – ha ricordato il Ministro, segnalando come si debba approntare per essa “una risposta strategica e su più livelli: una risposta militare, una risposta politico-diplomatica, una risposta sul terreno culturale e sociale, senza coltivare l’illusione di facili scorciatoie o di guerre-lampo, le cui apparenti vittorie si sono spesso tradotte negli anni scorsi in una lunga scia di conseguenze ingovernabili”.

Gentiloni ha poi segnalato come sul piano militare la coalizione anti-Daesh abbia ottenuto alcuni risultati significativi – nella riconquista del Sinjar e nell’offensiva che si sta sviluppando verso Ramadi, in Iraq, e nell’interruzione dei collegamenti tra Raqqa e Mosul e le azioni dirette verso Raqqa, in Siria – e precisa come non corrisponda a realtà “l’immagine di un’Italia riluttante e assente” su questo fronte – si evidenzia come i peshmerga, i combattenti curdi attivi in quelle aree, siano stati armati e addestrati dalle forze armate italiane. “Il nostro lavoro è cruciale, in modo particolare in Iraq – afferma Gentiloni, segnalando la volontà di discutere con gli alleati di “eventuali ulteriori impegni”, ma sulla base di “una strategia complessiva militare contro il finanziamento a Daesh”, alla cui definizione contribuirà anche il prossimo vertice del coordinamento della coalizione anti-Daesh (il cosiddetto small group) a livello dei Ministri degli Esteri e della Difesa previsto tra due mesi a Roma. Sul piano politico diplomatico – ha proseguito il Ministro, – l’iniziativa italiana si dispiega lungo tre direttrici: il coinvolgimento necessario della Russia nella lotta al terrorismo – pur senza rinnegare “differenze e contraddizioni” – e la riduzione della tensione tra Russia e Turchia, dopo l’abbattimento del jet russo; la definizione di un processo di transizione in Siria, che stabilisca un termine per l’uscita di scena di Bashar Assad; l’organizzazione a Roma il 13 dicembre di una conferenza sulla Libia, che coinvolga anche i paesi limitrofi e possa aiutare a “rimuovere gli ostacoli che impediscono l’intesa sulla formazione di un governo di coalizione nazionale”. “Possiamo ancora evitare la disgregazione completa del Paese e l’avanzata di Daesh, che va consolidandosi soprattutto nell’area intorno a Sirte. Possiamo farlo con una convinta azione diplomatica – precisa Gentiloni, – con un’intesa tra le parti, con un impegno per la successiva stabilizzazione al fianco del nuovo Governo di accordo nazionale. Credo che questo obiettivo sia possibile – conclude – e se riuscissimo a raggiungerlo sarebbe un contributo di valore inestimabile, non solo per avviare a soluzione una delle crisi più difficili degli ultimi anni in Medio Oriente ma anche per dare un contributo ad una stabilizzazione più generale”.

Nel successivo dibattito sono intervenuti Lucio Tarquinio (CR), che ha invocato maggiore realismo nella valutazione della situazione mediorientale; Giulio Tremonti (GAL), che ha criticato i tentativi reiterati di esportare la democrazia con la guerra e i media; Sergio Divina (LN), che sollecita il blocco delle frontiere, la revoca delle sanzioni imposte dagli Usa contro la Russia e l’adozione di provvedimenti nei confronti della Turchia, che – ha ricordato – acquista petrolio dai terroristi e lo rivende ai paesi occidentali; Francesco Maria Amoruso (AL), che ha richiamato gli errori commessi in Libia e in Siria, dove la priorità dovrebbe essere la lotta al terrorismo e non la caduta di Bashar Assad; Giorgio Napolitano (Aut), che ha segnalato come l’errore in Libia sia stato il disimpegno della comunità internazionale dopo l’intervento militare e ricordato le conseguenze negative del blocco della procedura di ingresso della Turchia in Europa. Peppe De Cristofaro (Misto-SEL) ha ricordato come le missioni militari abbiano aumentato il terrorismo e sollecita chiarimenti con le monarchie sunnite complici di Daesh, insieme ad una riconsiderazione del mondo sciita, fino a poco tempo fa bollato come “asse del male”. Richiama poi due questioni assenti nell’informativa: il ruolo della Turchia, che a suo dire colpisce i curdi e il Pkk anziché le postazioni terroristiche, e la questione palestinese. Pier Ferdinando Casini (AP) evidenzia la complessità della crisi mediorientale, dove si intrecciano guerre per procura e traffici petroliferi, e sollecita il superamento della nostalgia della guerra fredda. Mario Giarrusso (M5S) ritiene invece che le potenze occidentali puntino a sostituire il presidente siriano perché non più funzionale ai loro interessi economici, mentre sollecita il blocco dei traffici di armi e petrolio. Bruno Alicata (FI-PdL) rileva la leggerezza delle cancellerie europee, che in Medio Oriente hanno appoggiato interventi militari contro Stati laici, mentre evidenzia la necessità di ridurre le tensioni tra Nato e Russia. Secondo Alessandro Maran (PD) la prosecuzione del conflitto in Siria favorisce l’Isis, che ha infiltrato i ribelli siriani, per cui occorre lavorare alacremente alla transizione. (Inform)

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