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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova risponde ad un’interrogazione riguardante il trattamento fiscale dei lavoratori frontalieri a San Marino

CAMERA DEI DEPUTATI

Oggetto della richiesta, presentata da Lia Quartapelle Procopio (Pd), il progetto di legge per il sostegno allo sviluppo economico della Repubblica di San Marino che introdurrebbe un onere contributivo maggiore per l’impiego dei frontalieri

Della Vedova: “La parità di trattamento è principio irrinunciabile per il buon andamento delle relazioni bilaterali tra i due Paesi”

 

ROMA – Il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova ha risposto in Commissione Affari Esteri alla Camera dei Deputati ad un’interrogazione riguardante il trattamento fiscale dei lavoratori frontalieri a San Marino presentata da Lia Quartapelle Procopio (Pd).

La richiesta riguarda nello specifico il progetto di legge recante “modifiche e integrazioni alle norme in materia di sostegno allo sviluppo economico” recentemente illustrato dal Governo della Repubblica di San Marino alle parti sociali e che introdurrebbe un onere contributivo maggiore per l’impiego di un lavoratore frontaliero rispetto all’assunzione di un sammarinese. Quartapelle domanda quindi al Maeci se non ritenga “necessario aprire un confronto con il Governo della Repubblica di San Marino” al fine di promuovere una modifica della norma che “inciderebbe principalmente – rileva l’interrogante – sui lavoratori italiani”.

Nella sua risposta Della Vedova precisa in primo luogo i contenuti del progetto di legge sopra richiamato, il quale “mira a liberalizzare le procedure di impiego, oggi ritenute eccessivamente lente e discrezionali, abolendo il tetto del 50% del rapporto tra lavoratori frontalieri e residenti all’interno delle singole aziende ed eliminando il regime di autorizzazione preventiva”. A salvaguardia del mercato occupazionale, inoltre, vengono introdotti maggiori oneri a carico al datore di lavoro che impiega un numero di lavoratori frontalieri superiore al 30% dei suoi dipendenti. “Secondo le nuove norme – spiega il sottosegretario, – egli sarebbe infatti tenuto a pagare un onere contributivo maggiorato (si passerebbe dall’1,9 all’8,9%) per gli impiegati frontalieri eccedenti la suddetta percentuale del 30%”.

Della Vedova segnala come sulla questione si sia “immediatamente attivata l’ambasciatrice d’Italia a San Marino, che ha chiesto chiarimenti in un incontro con il neoeletto segretario di Stato all’Industria e Commercio, Andrea Zafferani, evidenziando le possibili criticità del progetto di legge non solo per i lavoratori frontalieri ma anche per la stessa economia sammarinese”. “Il Segretario di Stato ha invitato a inquadrare il provvedimento nell’ambito della complessiva riforma del lavoro, già annunciata nel programma del nuovo Governo. Se è vero che il progetto di legge in questione mirerebbe a rendere più semplici le assunzioni introducendo maggiori oneri fiscali, il Governo di San Marino si riserverebbe – fa sapere il sottosegretario – di intervenire in un secondo momento, nel contesto della più generale riforma del diritto del lavoro, per garantire un trattamento paritario per tutti i lavoratori”. Da parte dell’ambasciatrice è stato ribadito come la parità di trattamento sia “principio irrinunciabile per il buon andamento delle relazioni bilaterali tra i due Paesi che, soprattutto negli ultimi anni, hanno registrato una significativa e costante crescita in tutti i campi – fa sapere ancora Della Vedova, rilevando come “gli stessi operatori economici sammarinesi hanno espresso riserve su questo provvedimento, sostenendo che si tratterebbe di una riforma discriminatoria nei confronti dei lavoratori italiani e suscettibile di minare il percorso verso l’Accordo di Associazione fra San Marino e l’Unione Europea”. Osservazioni analoghe sono state avanzate dai rappresentanti sindacali – ribadisce il sottosegretario, rilevando come “i lavoratori italiani frontalieri rappresentino una risorsa preziosa per il Titano”. “Essi – precisa – costituiscono circa un quarto del totale degli occupati nella Repubblica e si tratta spesso di figure specializzate che sopperiscono alle carenze di offerta del mercato del lavoro sammarinese, contribuendo alla crescita e differenziazione economica del Paese. La loro presenza produce indubbi benefici alla competitività delle imprese e, più in generale, dell’attrattività dell’economia locale, contribuendo a ridurre i costi e a creare un clima favorevole agli investitori stranieri”.

Della Vedova afferma inoltre che la riforma attualmente ancora in corso di esame avrebbe anche “l’effetto di prevedere, nel locale ordinamento, misure volte alla stabilizzazione dei lavoratori italiani e ad estendere a questi ultimi gli stessi ammortizzatori sociali oggi previsti per i cittadini sammarinesi”. “Proprio a tal fine – aggiunge, – è stato avviato un confronto su tali temi con le omologhe istanze italiane (Ministeri del Lavoro e della Salute), volto sia ad illustrare gli obiettivi di San Marino che ad affrontare le questioni ancora pendenti di reciproco interesse”. Richiamato infine l’incontro di questi giorni tra il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti e l’omologo sammarinese Andrea Zafferani, per l’avvio di un confronto nel merito dell’iniziativa legislativa sammarinese, come auspicato da Quartapelle. “La Farnesina, in stretto contatto con l’Ambasciata a San Marino, monitorerà attentamente l’iter legislativo del progetto di legge – assicura Della Vedova – e l’attuazione della riforma complessiva del diritto del lavoro”.

Ringrazia della “risposta puntuale e tempestiva” Tiziano Arlotti (Pd), cofirmatario dell’interrogazione, che esprime apprezzamento per l’intervento dell’ambasciatrice italiana e ribadisce la necessità di risolvere al più presto la questione sollevata. “I lavoratori frontalieri italiani presso la Repubblica di San Marino sono circa 5.200, numero che si è ridotto negli ultimi anni a causa della crisi economica, che ha colpito anche le imprese sammarinesi – prosegue Arlotti, precisando come non si ravvisino ragioni contrarie a “procedere alla stabilizzazione di tali lavoratori e giungere finalmente alla parità di trattamento tra i lavoratori frontalieri italiani e quelli sammarinesi”. Oltre al monitoraggio attento della situazione da parte di Maeci e Ministero del Lavoro, l’auspicio formulato è quello dell’adozione di “uno specifico statuto per i lavoratori frontalieri”. (Inform)

 

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