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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il segretario della Federazione svizzera del Partito democratico, Toni Ricciardi sulla “politica ai tempi dei coronavirus”

PARTITI

Un richiamo alla necessità di “dimostrare capacità e responsabilità di governo”

ZURIGO – Il segretario della Federazione svizzera del Partito democratico, Toni Ricciardi, introduce la Newsletter della Federazione con un intervento sulla “politica ai tempi del Coronavirus” in cui sottolinea la necessità di “dimostrare capacità e responsabilità di governo” di fronte al crescere di incertezze e paure generate degli eventi delle ultime settimane, che “purtroppo, non hanno fatto venir meno inutili e sterili polemiche – rileva.

“Come si blocca qualcosa che non si vede, che non si sente, che non si percepisce? – si chiede Ricciardi, segnalando come sia per questo di vitale importanza la “cultura di governo” e l’agire con “sobrietà e buon senso”.

“In questi giorni – aggiunge, – mi sono tornate in mente le parole di Aldo Moro, pronunciate durante un’iniziativa del 1970 a Benevento: “Amministrare è difficile perché difficile è amministrare”. Credo che questa – rileva Ricciardi – debba essere la massima cui dovremmo ispirarci. È di queste ore la decisione del governo di Berna di annullare tutte le manifestazioni pubbliche, adottando le stesse misure del governo italiano. Possiamo discettare all’infinito sulle misure, ma in questi casi, come giustamente ha detto il Ministro alla salute Roberto Speranza: “Dobbiamo farci guidare dalla scienza, non dalle paure e dalla speculazione”. Certo, le conseguenze economiche ci saranno e saranno pesanti, ma lo saranno per tutti”. “Annullare il salone del mobile di Milano avrà le sue conseguenze, alla pari del salone dell’auto di Ginevra, ma andava fatto – sostiene il segretario, che ritiene che “queste settimane debbano insegnarci la lezione della civiltà umana”. “Non esistono meridionali o settentrionali, africani o europei, bensì, esistono le persone, la cui salute vale più di ogni altra cosa. D’altronde, il colera del 1973, come la Sars di qualche anno fa o il coronavirus di oggi, prima di infettare non chiedono la carta d’identità” – conclude Ricciardi. (Inform)

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