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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il presidente Renzo Codarin (ANVGD) a settant’anni dal Trattato di Parigi ripercorre le drammatiche vicende storiche degli esuli istriani, fiumani e dalmati

GIORNO DEL RICORDO

 

TRIESTE – “Non è mai piacevole accostarsi alla ricorrenza del 10 Febbraio, giorno in cui nel 1947 a Parigi l’Italia firmò un severo Trattato di pace che strappò alla Patria gran parte delle conquiste al confine orientale giunte al termine di una Prima guerra mondiale che per le terre irredente ed i reduci del fronte rappresentò il coronamento del Risorgimento. Significa, infatti, riaprire ferite vecchie di oltre settant’anni, tornare ai lutti e alle violenze subiti dalla comunità italiana a Trieste, Gorizia, Fiume ed in Istria e Dalmazia nelle due ondate di uccisioni nelle foibe e nell’ambito delle deportazioni compiute dalle truppe di Tito (settembre-ottobre 1943, maggio-giugno 1945)”. Lo scrive in una nota il presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Renzo Codarin. “Vuol dire – prosegue Codarin – andare col ricordo alle varie fasi in cui 350.000 istriani, fiumani e dalmati lasciarono le regioni in cui erano radicati da secoli: dall’abbandono di Zara devastata dai bombardamenti angloamericani (1943-’44) agli ultimi esuli dalla Zona B del mai costituito Territorio Libero di Trieste (dopo il 1954), passando per l’abbandono in massa di Fiume e di Pola (tra il 1945 ed il 1947).  Da Codarin vengono inoltre ricordate le vittime dell’attentato di Vergarolla, l’annientamento del Comitato di Liberazione Nazionale dell’Istria e le uccisioni di Don Bonifacio e di Don Tarticchio.

“Dopo tanta crudeltà patita nella terra in cui affondava le proprie radici,  – prosegue Codarin – il 90% della comunità italiana, atterrita e abbandonata da chi vinse la guerra promettendo l’autodeterminazione dei popoli, intraprese il cammino dell’Esodo e nuove furono le sofferenze. Il treno della vergogna che non poté fermarsi alla stazione di Bologna, le terrificanti condizioni igienico-sanitarie nei 109 Centri Raccolta Profughi sparpagliati per lo Stivale ed in cui una neonata poteva morire di freddo, i picchetti e le offese dei militanti comunisti fuori dai CRP, il silenzio calato su queste tragedie per non intaccare la figura di Tito (ambiguo interlocutore occidentale nelle logiche della Guerra fredda) e l’ulteriore sacrificio di chi poi emigrò al di fuori dei patri confini verso un mondo ancora più ignoto. L’istituzione della Giornata del Ricordo il 30 marzo 2004 sembrò consegnare finalmente le Foibe, l’Esodo e la complessa vicenda del confine orientale italiano al patrimonio della comunità nazionale, invece oggi gli Esuli e i loro discendenti sono di nuovo soli. Certo, curiosità e interesse nei confronti di queste pagine di storia patria sono aumentati in tutta Italia, ma le istituzioni latitano”.  Secondo Codarin lo Stato è infatti “ancora assente nell’indennizzare i beni espropriati agli esuli e nazionalizzati dal regime di Tito, ma che sono serviti a sanare il debito di guerra nei confronti della Jugoslavia, andando così a violare le garanzie contenute nel Trattato di pace riguardo le proprietà di chi optava per la cittadinanza italiana”. Il presidente dell’ANVGD ricorda inoltre come lo Stato non riunisca più il tavolo di lavoro Esuli-Governo e sia in netto ritardo, con anni di arretrato da saldare, nel versamento dei finanziamenti alle associazioni degli esuli. Lamentata anche l’assenza del Capo dello Stato, nella ricorrenza simbolica dei 70 anni da quel tragico 10 febbraio, dalla commemorazione ufficiale di Roma e dalla cerimonia presso la Foiba di Basovizza, luogo simbolo della tragedia giuliano-dalmata. (Inform)

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