QUIRINALE
ROMA – Si è svolta al Palazzo del Quirinale la cerimonia per la Festa del Lavoro alla presenza dei nuovi maestri del Lavoro del Lazio, insigniti della “Stella al Merito del lavoro”, che hanno ricevuto le onorificenze dal ministro Poletti. “Se volessimo dare un nome alla celebrazione di questo 1° Maggio, dovremmo forse dire “Allarme lavoro”, ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo intervento conclusivo, citando dati aggiornati sul calo dell’occupazione e su altri aspetti del fenomeno complessivo della crisi che ha colpito in Italia e in gran parte d’Europa il mondo del lavoro e dell’impresa, assi portanti dell’economia e della società.
“Allarme lavoro”, ha ripetuto Napolitano, per suscitare il massimo di reazione, non certo per abbandonarsi allo scoramento. E pur non entrando nel merito di orientamenti e provvedimenti, ha fatto un cenno all’iniziativa “Garanzia giovani” promossa dall’Unione Europea. “Dovrebbe rifletterci – ha detto il capo dello Stato – chi vede o dipinge l’Europa unita e le sue istituzioni come una prigione da cui scappare: dovrebbe essere facile comprendere che le risposte a un allarmante esplodere della disoccupazione specie giovanile non possono venire solo dai governi nazionali, ma da un grande sforzo congiunto di dimensione europea”.
Riguardo ai sindacati, Napolitano ha affermato che “essi sono chiamati, in un quadro grave di crisi aziendali come quello attuale, a concorrere alla ricerca di soluzioni solidaristiche e innovative coraggiose e determinate. Nello stesso tempo, i sindacati non possono non moltiplicare i loro sforzi per sviluppare rapporti intensi col mondo dei disoccupati e soprattutto dei giovani in cerca di prima occupazione, per vincerne l’isolamento e il possibile scoraggiamento, per scongiurarne l’esasperazione protestataria senza sbocco”.
“Per non far regredire l’Italia e l’Europa, per rilanciarne il ruolo e i valori, innanzitutto promuovendo risolutamente crescita e occupazione, ricerca e formazione – ha concluso Napolitano -, s’impongono riforme razionalizzatrici , dal mercato del lavoro al sistema tributario, e politiche severe di impiego trasparente e produttivo del danaro pubblico, incidendo su sprechi, corruzione, privilegi e parassitismi. Passa di qui quella causa del lavoro che ci vede ancora una volta riuniti con rinnovata determinazione nell’occasione della storica ricorrenza del 1° Maggio”. (Inform)