giovedì, 9 Maggio, 2013 in
NOTIZIE INFORM
EUROPA E IMMIGRAZIONE
Il presidente della Uim sui timori relativi alla crescita dell’immigrazione interna all’Unione
Alberto Sera: “Negare la mobilità interna all’Unione significa eliminare il primo risultato positivo del mettersi insieme da parte dei Paesi europei”
ROMA – “Negare la mobilità interna nell’Unione Europea significa eliminare il primo risultato positivo del mettersi insieme da parte dei Paesi europei. È un salto indietro, ai tempi del dopoguerra, ed è il passo propedeutico allo sviluppo del nazionalismo con tutti i danni che porta con sé”: così Alberto Sera, presidente dell’Unione Italiani nel Mondo, commenta la richiesta di alzare barriere nei confronti dell’immigrazione interna all’Unione formulata da Regno Unito, Germania, Olanda e Austria.
“Pensiamo a ciò che è avvenuto per il cosiddetto rigore economico, in cui le misure restrittive se da un lato avranno pure risanato i bilanci, dall’altro hanno provocato recessione, disoccupazione, disagio sociale. Da questo – avverte Sera – possono rinascere i muri, l’intolleranza ed altre malattie sociali che pensavamo debellate per sempre”.
La crisi – si legge nella nota diffusa dalla Uim – e il conseguente aumento della disoccupazione, spinge migliaia di persone a migrare verso i paesi del nord – solo l’anno scorso 1,08 milioni di persone si sono trasferite in Germania per cercare lavoro, – giovani professionisti che grazie alla mobilità internazionale possono ricostruire il proprio futuro e che rappresentano, o dovrebbero rappresentare, per il paese ospitante, una risorsa più che un peso. “Ma a quanto pare, in nome della crisi, qualcuno ritiene di poter ignorare gli stessi principi fondanti dell’Unione Europea – sostiene Sera, richiamando le parole pronunciate dal presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, alla consegna del premio Nobel per la pace all’Europa: “in oltre 60 anni il progetto europeo ha dimostrato che è possibile che popoli e nazioni stiano insieme al di la delle frontiere. L’unione europea – ha detto Barroso – aiuterà il mondo a stare insieme per giustizia, libertà e pace”.
Barroso non ha citato “assistenza, welfare e solidarietà” ed “è probabilmente questo – evidenzia la nota – ciò che devono aver pensato i ministri dell’Interno e dell’immigrazione di Regno Unito, Germania, Olanda e Austria quando hanno deciso di scrivere ai responsabili europei di Affari Interni e Giustizia, Cecilia Malmstrom e Viviane Reding, chiedendo sanzioni legali e finanziarie efficaci contro chi abusa della libertà di movimento e pesa in maniera indebita sul welfare dei paesi più ricchi”.
“Per fortuna – conclude la nota – sono in molti a ritenere infondate le paure dei paesi del nord per le conseguenze della libertà di circolazione dei lavoratori e di quello che chiamano turismo previdenziale, a cominciare dal Commissario europeo per il lavoro, Laszlo Andor, che giudica inflazionati e motivati da dibattiti infiammati da motivi di politica interna i timori di questi Paesi”. (Inform)



