QUIRINALE
(Fonte immagine Pre4sidenza della Repubblica)
SANTIAGO DEL CILE- “A Santiago questa Ambasciata fu, in quegli anni pienamente operativa, nonostante il non riconoscimento da parte della Repubblica Italiana della situazione “de facto” generata dal colpo di Stato, divenendo punto di riferimento per centinaia di perseguitati, salvandone la vita, offrendo loro rifugio”. Lo ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che alla Residenza dell’Ambasciata d’Italia ha deposto una rosa presso il Monumento in onore di Lumi Videla. La giovane studentessa di sociologia, dirigente del Mir cileno, fu arrestata dalla polizia segreta il 21 settembre 1974, torturata, uccisa e il 4 novembre 1974 gettata dentro il giardino dell’Ambasciata italiana dove erano rifugiati 250 cileni. “Ringrazio l’Ambasciatrice della Repubblica Italiana in Cile Valeria Biagiotti di avere organizzato questo momento di memoria” ha detto il Capo dello Stato rendendo “omaggio alla figura di Lumi Videla, assurta a uno dei simboli delle vittime della violenza della dittatura guidata dal generale Pinochet, della violazione dello Stato di diritto e delle Convenzioni internazionali”. Presenti alla cerimonia gli ex presidenti del Cile Eduardo Frei Ruiz-Tagle, Michelle Bachelet Jeria, Ricardo Lagos Escobar. “Grazie della vostra presenza che testimonia il rapporto profondo tra i nostri due popoli e la storia condivisa che ci unisce”, ha sottolineato Mattarella
Il Capo dello Stato ha voluto ricordare il telegramma del Ministro degli Esteri italiano dell’epoca, Aldo Moro, all’Ambasciata in Cile – il 14 ottobre 1973 – “con cui si autorizzava, contro la prassi sempre seguita in precedenza, di offrire asilo anche ai non connazionali”.
“Ai diplomatici, al personale dell’ambasciata impegnati in quei difficili anni va la riconoscenza della Repubblica” ha detto il Presidente Mattarella .
Che ha ricordato poi la “figura di martire della democrazia” del Presidente Salvador Allende. “Tante cose sono avvenute ma – ha detto Mattarella – è giusto sottolineare che il filo della democrazia cilena non si è mai interrotto. Vi era stata una rottura democratica, e il Cile ne visse le conseguenze nell’isolamento internazionale che caratterizzò quel periodo. Ma i torturati, gli esiliati, i rifugiati, le vittime del regime, hanno rappresentato le radici e hanno trasmesso valori che hanno permesso alla democrazia cilena di riprendere il sopravvento e il suo posto in America Latina e nel contesto internazionale”. “L’anno prossimo saranno 170 anni dalla apertura delle relazioni diplomatiche tra l’allora Regno d’Italia e il Cile. E il 2024 segnerà anche il centenario dell’apertura delle rispettive ambasciate a Santiago e Roma” ha rimarcato Mattarella . Che ha espresso “l’auspicio, anzi la certezza, che i nostri rapporti sapranno intensificarsi all’altezza dei valori che li hanno caratterizzati”.(Inform)