MIGRAZIONI
MESTRE – “La sfida che, oggi, sta innanzi a ciascuno di noi consiste nel saper dialogare con tutti coloro con cui entriamo in rapporto e camminare insieme a loro per aprirci alla totalità del reale, così come il reale si pone: senza rifiuti pregiudiziali, ma anche senza sincretismi e relativismi. Sono questi atteggiamenti che, di fatto, non sono rispettosi né delle persone né delle comunità”. Lo ha detto ieri sera il Patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, durante l’omelia per la festa di San Michele, patrono della diocesi.
Per il presule “stare in modo cristiano” oggi significa “aprirci alle altre culture senza smarrire la nostra, accogliere chi bussa alla nostra porta senza rinnegare se stessi, la propria storia, la propria cultura e quella del proprio territorio. Evitare i conflitti presuppone saper ‘comprendere’ le differenze, affinché diventino arricchimento”. Il cristiano, ha spiegato mons. Moraglia, deve essere “costruttore di ponti” e “promuovere relazioni interculturali profonde tra persone e gruppi” ed essere capace d’accoglienza nel “rispetto della legalità. In tal modo – ha detto – si rende la società civile il luogo privilegiato in cui la polis – la città – esercita l’importante e quotidiano dialogo interculturale, appunto senza chiusure, sincretismi o relativismi”.
“Ciò di cui il mondo ha necessità per poter fronteggiare gli attuali grandi sconvolgimenti geopolitici – prima delle conoscenze scientifiche e delle competenze tecniche – è il dono della santità, che nasce da una fede coraggiosa e amica dell’uomo. Il fenomeno migratorio – ha concluso mons. Moraglia – è solo la punta dell’iceberg di questi sconvolgimenti epocali che, in alcun modo, possono esser abbracciati e governati con la sola forza del pensiero; si tratta, infatti, di avvenimenti che ci schiacciano e ci superano da ogni parte. Eppure, nonostante ciò, il cristiano – e con lui ogni uomo di buona volontà – è chiamato a farsene carico”. (Raffaele Iaria – Migrantes online /Inform)