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Il ministro Lamorgese alle esequie del prefetto Mosca: “Alfiere indimenticabile del ministero dell’Interno”

INTERNO

ROMA – «Con Carlo Mosca scompare una figura di grandissimo prestigio del ministero dell’Interno, un uomo dello Stato che ha servito fedelmente le istituzioni in un arco lunghissimo di tempo». Profondo cordoglio del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese per la scomparsa del consigliere di Stato prefetto Carlo Mosca, i cui funerali sono stati celebrati ieri pomeriggio a Sassari, nella parrocchia di San Giuseppe.

Nelle parole pronunciate dal ministro durante le esequie in ricordo dell’amico e del collega, ma soprattutto dell’uomo e della sua caratura culturale e pubblica, l’accenno al «senso alto delle istituzioni», all’amore incondizionato per lo Stato e la Repubblica di colui che è stato un «alfiere indimenticabile del ministero dell’Interno», «prima nella Pubblica Sicurezza, quando, diciannovenne, entrò nell’Accademia degli Ufficiali, appena istituita, e dove restò per quasi vent’anni, fino a raggiungere il grado di tenente-colonnello; poi, dopo la Riforma, allorché, passato nei ruoli della carriera prefettizia, dimostrò, in tutti gli incarichi in cui fu chiamato, i suoi innumerevoli talenti.». Tra questi, la visione d’insieme che lo rese «determinante nel gettare, vent’anni fa, le basi della riforma del corpo prefettizio che da tempo attendeva una sua organica risistemazione», nell’ambito della quale le sue «idee innovative hanno dato una nuova centralità all’istituto prefettizio».

Ancora, la «concezione quasi sacrale» del tema del coordinamento, come quello delle Forze di polizia, «l’architrave della riforma di cui quest’anno, proprio oggi, ricorre il quarantennale», una concezione «sicuramente frutto della sua sincera visione democratica dei rapporti istituzionali» che ha continuato a professare insegnando «alla Scuola di perfezionamento delle Forze di Polizia fino alla fine dei suoi giorni». Anche riguardo al tema dell’intelligence, suo altro «campo di elezione», «lo appassionava la tematica di conciliare le attività del Comparto con la difesa delle garanzie democratiche le quali per lui, intransigente e fermo nei principi, rappresentavano un baluardo invalicabile». «Instancabile animatore culturale», come dimostra il fatto che «quando prese la guida dell’Anfaci, la storica associazione dei funzionari prefettizi, dette vita a un fervore d’iniziative congressuali e convegnistiche con volti autorevoli della cultura italiana», è «all’etica del servizio pubblico che ha dedicato, nell’ultima parte della sua vita, la maggiore attenzione».

Un esempio per i giovani, con i quali aveva un «rapporto speciale» riuscendo a «a tirar fuori da ciascuno il meglio delle proprie capacità, senza mai imporlo», e per chi rimane, tanto che si avverte «un indicibile senso di perdita». Anche per questo, ha concluso il ministro Lamorgese, «è difficile e doloroso dirgli addio». (Inform)

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