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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il ministro degli Affari Esteri Angelino Alfano risponde in Aula ad un’interrogazione sui termini per il riacquisto della cittadinanza italiana

CAMERA DEI DEPUTATI

Il quesito posto da Angela Fucsia Nissoli (Des-Cd), deputata della ripartizione America settentrionale e centrale. Disponibilità del Ministro a approfondire la questione riflettendo su limiti temporali e possibile platea dei destinatari

 

ROMA – Angela Fucsia Nissoli (Des-Cd), deputata della ripartizione America settentrionale e centrale, ha rivolto ieri, nel corso del Question Time di Montecitorio, un’interrogazione al ministro degli Affari esteri, Angelino Alfano, sul riacquisto della cittadinanza per gli italiani che, recatisi all’estero, l’hanno perduta. In particolare, Nissoli ha chiesto “quali iniziative intenda assumere il Ministro per venire incontro alle esigenze di questi italiani di fatto che chiedono di riacquistare la cittadinanza italiana facendone espressa richiesta al consolato competente, senza dover soggiornare un anno sul territorio italiano”. La parlamentare ricorda infatti come non sia più possibile il riacquisto della cittadinanza italiana senza stabilire la propria residenza sul territorio nazionale per almeno un anno, essendo scadute le proroghe che in precedenza avevano consentito a coloro che avessero perso tale cittadinanza perché emigrati all’estero di riacquistarla attraverso una semplice dichiarazione.

Alfano ha ribadito l’attenzione del Governo sulla materia e la disponibilità di un approfondimento che possa valutare anche “gli aspetti problematici della questione”, tra cui “i limiti temporali” per il riacquisto e “l’indeterminatezza dei destinatari dell’intervento normativo”, da cui deriva “la difficoltà di calcolare gli oneri finanziari”. “Il tema della copertura è aggravato dall’incertezza del calcolo della platea, perché – spiega Alfano – i potenziali beneficiari che allo stato posseggono la sola cittadinanza straniera, e che conseguentemente non sono oggetto di alcuna forma di censimento da parte delle nostre rappresentanze diplomatiche o consolari, sono quelli che rappresentano l’oggetto, i protagonisti di questa questione”.

“La regolamentazione della cittadinanza deve in definitiva chiarire cosa si intenda per «cittadino», quali siano gli elementi costitutivi della cittadinanza in termini di diritti e di doveri e dunque una trattazione del solo istituto dello iure sanguinis, se limitata ad interventi per ampliarne il possesso senza chiarirne i limiti e i requisiti in termini di legame con il Paese, rischierebbe di portare allo svilimento del concetto stesso di cittadinanza in base al mero possesso del passaporto – afferma il Ministro, ribadendo comunque “la disponibilità della Farnesina ad approfondire la questione sia per l’attenzione che i nostri connazionali all’estero meritano sia per il rispetto di coloro che si sentono legati al nostro Paese”.

Nissoli, che chiarisce come “la politica debba essere di ascoltare la voce di coloro che hanno dovuto lasciare la nostra terra per guadagnarsi da vivere altrove, facendoci onore e diffondendo la nostra cultura nel mondo” e che “sono parte del nostro Sistema-Paese, della nostra storia e della nostra identità come noi della loro”, si dichiara “sufficientemente soddisfatta della risposta” e della sensibilità riscontrata sul tema. Ribadisce come la questione da lei sottoposta sia “esigenza diffusa da parte della comunità italiana nel mondo”, “esigenza etica e civica che ci interroga – aggiunge – sul significato di cittadinanza che ci fa ripercorrere la nostra storia, che ci chiama a definire il nostro essere Paese e comunità in un mondo globalizzato”.

Dichiara comunque “comprensibile” “la volontà di capire meglio le implicazioni del rilascio della cittadinanza a chi italiano di fatto non lo è più” e sollecita, se necessaria, un’analisi del numero di coloro che hanno perduto la cittadinanza recandosi all’estero. “Troviamo la soluzione a questo problema che attanaglia il mondo dell’emigrazione, ponendo, come dice Lei, anche dei limiti alla trasmissione della cittadinanza – afferma Nissoli, ricordando come “in giro per il mondo troviamo italiani senza cittadinanza che sono orgogliosi di definirsi italiani, orgogliosi delle proprie origini che esprimono anche attraverso l’appartenenza a varie realtà associative, che sono entusiasti di celebrare i vari Italian Heritage Month”. “Essi portano nel mondo la cultura italiana, il made in Italy e poi non possono definirsi italiani a tutti gli effetti – conclude la parlamentare, sollecitando ad affrontare la questione “da subito con i passi necessari” e “con determinazione” per risolverla “una volta per tutte”. (Inform)

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