ASSEMBLEA PLENARIA CGIE
Gli interventi dei deputati del Pd Fabio Porta e Alessio Tacconi, dei consiglieri Norberto Lombardi (Pd), Silvia Alciati (Brasile), Aniello Gargiulo (Cile), Daniela Magotti (Confsal), Riccardo Pinna (Sud Africa), Carlo Ciofi (Ctim), Enrico Musella (Francia) e Maria Chiara Prodi (Francia)
ROMA – Nel corso dei lavori del Consiglio Generale è intervenuto il presidente del Comitato permanente della Camera per gli italiani nel mondo e la promozione del sistema paese Fabio Porta che ha sottolineato come l’insediamento di questo Cgie cada in una fase delicata e decisiva per il futuro dell’Italia e le sue comunità nel mondo e in un anno di importati ricorrenze che hanno segnato l’emigrazione italiana , come i 60 anni della tragedia di Marcinelle e i 110 anni del naufragio del transatlantico Sirio avvenuto il 4 agosto 1906. Porta ha anche evidenziato come a dieci anni dalla prima storica campagna elettorale dei candidati della circoscrizione Estero sia necessario avviare una riflessione collettiva sul nuovo modello di rappresentanza degli italiani nel mondo.
“Credo questo nuovo Cgie rieletto, – ha proseguito Porta dopo aver ricordato il mantenimento della circoscrizione Estero anche all’interno della riforma costituzionale che supera il bicameralismo perfetto – che si trova nel pieno del suo mandato, debba avere un ruolo rilevante anche nel portare a compimento una riflessione comune su tutto il sistema di rappresentanza degli italiani all’estero e che questo organismo possa lavorare su una riforma di una sua stessa funzione all’interno del meccanismo generale delle riforme che il paese sta completando. Se posso darvi un consiglio – ha aggiunto il deputato del Pd eletto nella ripartizione America Meridionale rivolgendosi direttamente ai consiglieri – non credete a chi paventa la chiusura ed il fatto che questo sarà l’ultimo Cgie, ma non pensate che questo Consiglio Generale sia immutabile. Dobbiamo lavorare insieme per cambiare qualcosa e rafforzare soprattutto il ruolo dei Comites”.
Porta si è poi soffermato sulle altre sfide riguardanti gli italiani all’estero di cui dovrà occuparsi il Cgie, come ad esempio la difficile situazione dei nostri connazionali in Venezuela, il problema della lingua e cultura italiana e delle tutele socio sanitarie e previdenziali che alla luce delle nuove mobilità diventano un tema ancora più attuale. Porta dopo aver rilevato che senza un’adeguata informazione per gli italiani all’estero non avremo mai una democrazia e una partecipazione compiuta, ha sottolineato come nel campo dell’internazionalizzazione il Cgie debba riflettere sulla necessaria integrazione con la businnes comunity italiana all’estero. Fra gli altri punti toccati da Porta segnaliamo quello della sussidiarietà, razionalizzazione e omogeneizzazione dei servizi per gli italiani all’estero. Un tema legato a quello della destinazione delle risorse acquisite dai consolati attraverso l’erogazione dei servizi. “Io spero – ha concluso Porta – che il Cgie seguirà, sosterrà e accompagnerà la battaglia che stiamo facendo in Parlamento affinché percezioni consolari, contributi e tasse, vengano destinate ai servizi di chi a contribuito e quindi ai connazionali all’estero. Lo dobbiamo fare anche in sinergia con coloro, mi riferisco in particolare agli istituti di patronato, che svolgono da anni questo lavoro di assistenza sul territorio, ovviamente senza dimenticare la loro riforma rispetto alla quale i patronati non si sono mai tirati indietro”.
“Io ero tra i più convinti oppositori del Cgie, – ha ricordato nel suo intervento il deputato del Pd Alessio Tacconi – questa posizione derivava non solo dalla mia storia politica ma anche dalla sensazione di impotenza e stanchezza che si respirava nelle ultime assemblee plenarie dopo più di otto anni di onorato servizio e i continui rinvii di nuove elezioni, e quindi va il merito a questo Governo per aver voluto il rinnovo dei Comites e del Cgie. Dopo le iniziali riserve ho dato il mio pieno appoggio in Parlamento a questa decisione anche perché più passava il tempo, più si sentiva chiaramente la mancanza di un luogo di dialogo e di approfondimento e di confronto sulle tematiche degli italiani all’estero. Questo luogo è il Cgie”.
“Oggi – ha continuato Tacconi – stiamo in attesa di quello che proporrà il Governo che ha preso un impegno in Senato accogliendo un Ordine del giorno volto a portare avanti una proposta di revisione della rappresentanza degli italiani all’estero, però d’altra parte non credo sia possibile e decoroso nel giorno dell’insediamento del nuovo Cgie chiedere allo stesso Consiglio Generale di mettere al primo posto della sua agenda la sua autoriforma all’interno della revisione completa della rappresentanza per gli italiani all’estero, non prima almeno di aver chiesto a questo Cgie un aiuto nella comprensione e nella risoluzione di alcune grandi questioni ancora aperte nell’universo della nostra comunità. Il primo passo da fare da parte del Cgie è, secondo me, una riflessione seria su chi dobbiamo e vogliamo ad andare a rappresentare attraverso una profonda analisi delle caratteristiche dei cinque milioni di italiani che sono iscritti all’Aire e delle ragioni che trattengono altrettanti italiani di iscriversi alla stessa Aire. Cause che si possono individuare nell’accresciuta mobilità dei nostri giovani e nella paura della perdita dell’assistenza sanitaria in Italia”. Altri punti che secondo Tacconi richiedono un’attenta analisi sono: il supporto alle rete consolare nel suo sforzo di modernizzazione e di informatizzazione dei servizi per i cittadini a fronte della riorganizzazione delle sedi fisiche, il ruolo dei patronati all’estero e la rivisitazione della convenzione con l’amministrazione stabilita nella legge n.152 del 2001, l’eventuale revisione delle modalità del voto all’estero e una sinergica azione di tutti gli attori in campo per un’incisiva promozione del sistema Italia. “Solo dopo aver discusso compreso e se possibile risolto queste criticità – ha precisato il deputato del Pd eletto nella ripartizione Europa – il Cgie avrà un quadro chiaro e strutturato che potrà finalmente rappresentare la base e un punto di partenza per una seria revisione degli organi di rappresentanza”. Tacconi ha concluso la sua riflessione invitando il Cgie ha tenere conto anche le istanze di quelle comunità che non hanno rappresentanti nel Consiglio Generale.
Ha poi preso la parola il consigliere Norberto Lombardi (Pd) che ha rilevato come le relazioni in Assemblea del ministro degli Esteri Gentiloni e del sottosegretario Amendola rappresentino una base concreta di riferimento e discussione su cui potersi misurare e che aiuterà anche a mettere a regime i lavori del nuovo Cgie. Lombardi ha poi evidenziato la necessità, da relazionare in un apposito Odg, di una riforma di sistema che ci consenta di competere nel modo più adeguato nel mercato della promozione linguistica e di mettere in sicurezza i fondi per la lingua e cultura italiana che invece vengono erosi anno per anno. Lombardi si è inoltre riservato di presentare un Odg sulla persistente divisione fra le deleghe riguardanti promozione della lingua e cultura italiana trasmessa attraverso le nostre strutture all’estero, come ad esempio gli Istituti di cultura, e i corsi di lingua. Il consigliere di nomina governativa ha poi parlato della necessità di dare risorse adeguate ai Comites. “ Finche i Comites – ha spiegato Lombardi – avranno risorse solo per pagare luce ed acqua non si può pretendere che ricostruiscano l’immagine del nostro paese, né che abbiano una capacità di attrazione rispetto alle nostre comunità, un interesse, quest’ultimo, che invece sta scemando”.
Per quanto poi riguarda il problema dell’acquisizione della cittadinanza italiana Lombardi ha rilevato sia la necessità di velocizzazione l’espletamento delle pratiche, sia di risolvere il problema anche a livello amministrativo, già superato in ambito giudiziale , del riconoscimento della cittadinanza ai figli nati prima del 1948 da donne italiane. Per quanto concerne il coinvolgimento delle comunità italiane all’estero nei programmi di internazionalizzazione Lombardi ha infine auspicato la presa di cognizione da parte del Cgie delle varie iniziative di internazionalizzazione che si stanno realizzando attraverso la realizzazione di incontri con i soggetti che operano in questo campo.
A seguire è intervenuta la consigliera del Brasile Silvia Alciati che ha chiesto di ripetere la positiva esperienza della Conferenza dei Giovani italiani nel mondo svoltasi nel 2008, un evento che, nonostante i successivi ritardi, ha preparato il rinnovamento generazionale dei Comites. La Alciati ha anche rilevato l’esigenza sia di facilitare l’acceso dei giovani ai corsi di lingua e cultura italiana, un modo per conoscere l’Italia, sia di far funzionare correttamente i servizi elettronici offerti dai consolati. La consigliera del Brasile ha inoltre posto in evidenza la necessità di superare le discriminazioni nella trasmissione della cittadinanza da parte delle donne ai figli nati prima del 1948.
Di lingua e cultura italiana ha parlato anche Aniello Gargiulo (Cile) cha parlato della necessità di garantire a tutti, anche alla luce del crescente numero di iscritti all’Aire, l’accesso all’apprendimento della nostra lingua che rappresenta un veicolo privilegiato mantenere il legame con la cultura d’origine. “Le scuole italiane sono private e non tutti i cittadini italiani all’estero hanno la possibilità di frequentarle, – ha spiegato Gargiulo che ha anche rilevato l’esigenza di migliorare il metodo dell’insegnamento dell’italiano per renderlo più attrattivo. “Il Cgie – ha aggiunto Gargiulo – deve studiare un nuovo Piano paese per la lingua italiana che non sia solo un’analisi della realtà ma che venga accompagnato da proposte da parte dei consolati e dei Comites, volte a capire come raggiungere questi nuovi italiani all’estero”.
Dal canto suo Daniela Magotti (Confsal) ha espresso preoccupazione per i tagli agli organici delle scuole italiane all’estero e sulla scelta di reperire al loro posto insegnati in loco. Per la Magotti se si tagliano, favorendo i corsi di lingua e cultura, i docenti delle scuole italiane all’estero, che per ottenere quella cattedra hanno superato un concorso in Italia e poi un altro bandito dal ministero degli Esteri, bisogna però garantire ai nostri studenti nel mondo la medesima professionalità degli insegnati che lavorano con gli studenti in Italia”.
Il consigliere Riccardo Pinna (Sud Africa), dopo aver ricordato la difficile situazione del Sud Africa per crescita esponenziale della violenza e delle situazioni di indigenza da parte soprattutto dei cinquantenni, si è detto favorevole a eventuali riforme che potenzino i Comites ed il Cgie, purché queste, come è successo in passato, non rimangano solo parole, lasciando il Consiglio Generale di fronte a cambiamenti, per quanto riguarda le risorse e il numero dei consiglieri, sempre al ribasso. Secondo Pinna, in ogni caso, per realizzare la riforma degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero sarà essenziale la collaborazione del Cgie al fine di arrivare ad un risultato che sia il più vicino possibile alle reali esigenze e tutele delle nostre comunità all’estero.
Dal canto suo Carlo Ciofi (Ctim) ha espresso soddisfazione per l’intervento del sottosegretario agli Esteri Amendola e in particolare per la citazione su Marcinelle, una tragedia che è stata riscoperta da Mirko Tremaglia e che, grazie all’impegno dell’allora ministro per gli Italiani nel Mondo, ha portato all’istituzione, per l’8 agosto, della Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. A fronte della drammatica situazione della comunità italiana in Venezuela da Ciofi è stato inoltre auspicato il reperimento di specifici fondi, così venne fatto durante la crisi in Argentina, per la realizzazione di un intervento di assistenza gratuita in favore della nostra collettività, con particolare attenzione per il reperimento delle medicine e per il sostegno ai bambini .
Il consigliere Enrico Musella (Francia) ha invece segnalato la scarsa attenzione da parte delle istituzioni nei confronti dei Comites e del Cgie. Una disattenzione che si manifesta attraverso la riduzione dei finanziamenti e l’allungamento dei tempi per il pagamento dei contributi. “Per progettare il futuro – ha spiegato Musella – bisogna avere però i mezzi per farlo”.
Da ricordare anche l’intervento di Maria Chiara Prodi (Francia) che ha ricordato come l’affluenza superire alla media registrata per le elezione del Comites di Parigi (7%) sia dovuta alla mobilitazione di 50 associazioni franco italiane che sul territorio hanno spiegato ai nostri connazionali come la rappresentanza degli italiani all’estero sia articolata su tre filoni: secondo il luogo di provenienza (Consulte regionali dell’emigrazione), secondo il luogo di arrivo (Comites e Cgie) e attraverso la partecipazione politica nazionale (eletti circoscrizione Estero). “Tutto questo – ha precisato la consigliera – da l’idea di un sistema maturo. Quando si parla di riforma della rappresentanza – ha aggiunto – il rischio è quello di buttare il bambino con l’acqua sporca. Nell’ottica di una riforma si può agire più che altro per definire le competenze e quindi attraverso questi tre filoni capire cosa ci si aspetta e da chi, e poi strutturare una maggiore integrazione”.
Per Maria Chiara Prodi il Cgie potrà inoltre essere legittimato nella sua azione soltanto se si rivolgerà alla totalità degli italiani all’estero e non soltanto al 3% dei connazionali che hanno partecipato alle elezioni. La consigliera della Francia, dopo aver rilevato il problema della regolarità del voto all’estero e dell’azione in ordine sparso svolte dagli assessorati dei vari comuni nei confronti della nuova emigrazione, ha sottolineato come il nuovo Cgie dovrà riflettere su “quali cittadini europei vorremmo essere nei prossimi 10 anni” . “E’ evidente – ha aggiunto Prodi – che dobbiamo considerare le esigenze degli italiani all’estero, ma anche l’opportunità che essi rappresentano e quindi che le risorse per loro non sono spese ma investimenti. Bisogna inoltre avere la capacità di educare le nostre comunità a non ricevere a cascata i soldi, ma avere informazioni chiare, serie e precise da fornire alle comunità perché è anche vero che il dialogo con le autorità deve essere chiaro”. (G.M. /Inform)