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Il deputato Massimo Ungaro (Italia Viva, ripartizione Europa) sull’impatto della Brexit

ELETTI CIRCOSCRIZIONE ESTERO

Nel corso di una conferenza stampa dedicata all’impatto fiscale della Brexit sulle imprese italiane, Ungaro evidenzia la necessità di “mettere in campo sin da subito azioni concrete per mitigare e dare certezza operativa al business anche in caso di accordo”

ROMA – Il deputato eletto nella ripartizione Europa Massimo Ungaro (Italia Viva) ha partecipato alla conferenza stampa organizzata da PWC Italia e dedicata all’impatto fiscale della Brexit sulle imprese italiane.

“Il prossimo 31 dicembre il Regno Unito cesserà di essere uno Stato Membro dell’Unione Europea. Non conosciamo ancora gli esiti dei negoziati per definire la relazione futura tra Ue e Uk – rileva Ungaro. “Grazie all’accordo di recesso siglato lo scorso ottobre, sino a fine anno si attuerà il cosiddetto periodo transitorio durante il quale viene pressoché mantenuto l’acquis comunitario; prima di confluire in una partnership regolata da accordi futuri che ad oggi – ricorda l’esponente di Italia Viva – pare essere un salto nel buio”.

Nel post pubblicato in proposito sulla pagina Facebook di Ungaro vengono poi richiamati i dati dell’indagine condotta dal PWC-TLS “Impatto Fiscale della Brexit sulle Imprese Italiane”, secondo cui il 91% delle aziende ha almeno una tematica fiscale da affrontare derivante dalla Brexit con diverse implicazioni per la continuità del business e il 71% delle aziende italo-britanniche necessita di modifiche operative per mitigare gli effetti della Brexit indipendentemente dall’esito del negoziato sulla relazione futura. Più del 55% delle imprese sosterrà inoltre costi aggiuntivi dovuti ai cambiamenti in termini di adeguamento alla normativa doganale. Quasi il 40% delle imprese dovrà rideterminare l’attribuzione dell’origine dei beni ceduti all’estero con ripercussioni sulla catena del valore. In assenza di modificazioni contrattuali, il 34% delle aziende intervistate dovrà sostenere costi aggiuntivi dovuti ad un aumento della tassazione sui redditi passivi.

“Per queste importanti ragioni – rileva Ungaro – è necessario, anche in assenza di un accordo tra Ue e Regno Unito, che le aziende dei nostri due paesi abbiamo la consapevolezza di mettere in campo sin da subito azioni concrete per mitigare e dare certezza operativa al loro business anche in caso di accordo”.

“Infine, è importante ricordare che le aziende che operano tra i nostri due paesi saranno certamente protagoniste del rilancio economico del Paese dopo la pandemia di Covid  19 – conclude Ungaro, che segnala la partecipazione all’evento anche del deputato Gennaro Migliore, di Flavio Mondello Malvestiti, Francesco Pizzo e Luca Lavazza – PWC TLS,  e Maurizio Bragagni – AD Tratos. (Inform)

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