direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il camposcuola di papa Francesco

MONDO SCALABRINIANO

 

GRAU DU ROI, Francia – «C’est pas trop dure ta vie de saisonnier?» lanciata a bruciapelo, con un fare simpatico tra giovani, la domanda fa subito presa. Si stabilisce una complicità interessante. Permette di aprirsi, di parlare. Così, Quentin e altri due giovani, tutti e tre color cioccolata, in tee-shirt blu con una scritta gigante «accoglienza stagionali», interrogano un bel ragazzo biondo del posto. Per sapere se la sua vita non sia troppo dura… Vende gelati in spiaggia su un carrettino, sotto un sole torrido, implacabile. Lo pagano secondo il venduto. Se non vende, nulla! Il contesto qui è alta classe, gente bionda, sabbia impeccabile, mille euro alla settimana per un monolocale. Siamo a Grau du Roi, ai bordi della Camargue. Unici punti neri in tutta la spiaggia i nostri tre giovani capoverdiani della JOC, Azione cattolica giovanile.

È la prima settimana di camposcuola. La JOC lo propone ogni anno per i suoi giovani in tutte le spiagge più chic di Francia. Qui, si è accolti di giorno alla parrocchia di St. Pierre, la chiesa che sta proprio sul porto. È l’occasione di vivere una vita di famiglia con una bella équipe di giovani della JOC: una decina in tutto. Un giovane è scelto come responsabile delle finanze, un altro, a turno, per la cucina del giorno, un altro è responsabile del campo… I due adulti sono solo di contorno, «anche se una presenza importante!» assicura Maryse. Questo, infatti, è lo stile: abituare i giovani alla responsabilità. A prendersi in mano. A decidere insieme. Come insieme decidono di accogliere questa settimana due giornalisti della TV, che desiderano filmarli tutta una giornata per un reportage. Una sfida che li eccita.

Ognuno contribuisce al costo della settimana di vitto/alloggio con 50 euro, 15 vengono subito accantonati. Serviranno per una attività a pagamento, da decidere insieme. Questa settimana viene scelta la bouéé tractée: una pazzia! Lasciarsi trascinare in alto mare tra mille giravolte fino a farvi schizzare in acqua. Uno spettacolo per i giovani, un po’ meno per gli adulti. Come si può immaginare… adrenalina a volontà ! Aiuta a far gruppo. L’avventura ha sempre il suo senso.

Alcuni «moments d’arrêt», brevi pause  di preghiera o di riflessione costellano la giornata. Il primo giorno si accoglie un sindacalista, che risponde a tutte le loro domande e li carica di informazioni sul mondo del lavoro. Non manca il tempo per divertirsi: prendere il sole, il mare, la bicicletta. In gruppo si visita la vicina Nîmes, un’arena romana di eccezione, la meglio conservata d’Europa. Essa ripropone ancora oggi giochi e folle come venti secoli fa. Protagonisti i giovani toreri, rivestiti d’oro, di ambizione e di… esibizione. Ma ancor di più lo sono i neri tori selvaggi della vicina Camargue. Olé, una fetta di Spagna in terra francese!

Alle sera, a qualche chilometro, la parrocchia di Aigues-Mortes ospita il gruppo per la notte. Si visita anche la città. Costruita tutta d’un pezzo su una antica palude (da cui il suo nome sinistro) da re Luigi IX nel XIII secolo, era il porto di partenza delle Crociate. Ora è invasa dai turisti. Sta ancora in piedi la suggestiva chiesa romanica di Notre Dame des Sablons, dove folle di cristiani pronti alla morte giuravano fedeltà a Dio e battaglia al Saracino. Perfettamente restaurate da poco, le mura medievali della città risplendono come sorte ieri. Un originale percorso didattico dissemina qua e là, percorrendole, brevi filmati, figure e didascalie che fanno rivivere il tempo delle crociate. Non serviranno mai per la difesa, tuttavia. Il nemico lo troveranno un giorno all’interno. Il razzismo anti-italiano.

Era il 1893, l’anno del più grande massacro dell’emigrazione italiana. La chiamarono «la tuerie d’Aigues-Mortes». Si scatenò, infatti, in città una vera caccia all’uomo per un giorno contro qualsiasi italiano, in seguito a un episodio tra gli operai delle saline circostanti. Su 3000 uomini vi lavoravano 1000 italiani provenienti dal Piemonte, Liguria e Toscana. I quattro gendarmi della città non riuscirono a proteggerli dal furore della folla, che con bastoni, pale o armi da fuoco li colpivano o uccidevano di casa in casa. Si contano, infine, 50 morti e 150 feriti. L’esercito non arrivò che alla sera. L’Office de Tourisme vi informerà oggi di tutto, quasi come un fatto turistico. Ma come una legge naturale ciò mostra quanto i primi passi di chi emigra sono duri. Se non tragici. Anche per i lavoratori stagionali di altri tempi.

«Aller vers» (andare verso) chiamano così, i nostri giovani della JOC, le prime ore del mattino. È il tempo in cui passano negli hotels, nei ristoranti, sulla spiaggia per incontrare i giovani lavoratori stagionali. Fanno loro un’intervista. Lasciano discretamente un dépliant con undici consigli, informazioni in pillole sulla busta paga, le ore straordinarie, il tempo di riposo… «Lottiamo per i vostri diritti!» salutano, congedandosi con un bel sorriso. Anche i giovani respirano i tempi di papa Francesco! La sua grande compassione per l’uomo qui fa scuola. (Renato Zilio* – Inform)

* Missionario scalabriniano, autore di «Dio attende alla frontiera» EMI.

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