AICCRE
Documento politico dell’Associazione Italiana del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa
ROMA – L’AICCRE, la Sezione Italiana del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa, è impegnata a sollecitare l’intero sistema dei poteri locali e regionali a svolgere un’azione di diffusione fra i cittadini delle ragioni di fondo (la pace, il rispetto della persona umana, la libertà e la democrazia, l’affermazione della cultura, il progresso economico e sociale) per le quali si deve sostenere la ripresa del processo di integrazione federale europea. Per questo l’AICCRE, nel documento politico che segue, invita gli elettori a votare e a sostenere quelle forze politiche che si richiamano alle ragioni fondative dell’Europa e che si impegnano nell’affermazione di un assetto politico e istituzionale federale dell’Unione Europea attraverso il rilancio dell’iniziativa costituente avviata da Altiero Spinelli nel 1980-1984.
Il nuovo Parlamento Europeo verrà eletto dai cittadini dei 28 Paesi europei che costituiscono l’Unione Europea il 22-25 maggio prossimi.
Il ruolo del Parlamento Europeo nel processo di integrazione europea sarà determinato dalla partecipazione dei cittadini europei alle elezioni e, soprattutto, dal mandato che le forze politiche che chiedono ai cittadini di votare intendono conferirgli.
Il dibattito in corso da anni è prevalentemente incentrato sulle problematiche della crisi economico-finanziaria, a seguito di processi finanziari originati negli Stati Uniti d’America, e delle sue conseguenze sociali, con particolare riferimento ai provvedimenti adottati dall’Unione Europea per contrastare detta crisi, concernenti il contenimento della spesa pubblica, la riduzione del debito, la impostazione del bilancio, compreso l’obbligo del pareggio. Oggetto di particolare attenzione è l’euro, la moneta unica dei 17 Stati dell’Unione che costituisco l’Eurozona, al quale, da parte degli ambienti più ostili al processo di integrazione europea, sono attribuite le responsabilità della crisi in atto e le difficoltà del suo superamento.
L’assenza di un piano, dotato di adeguate risorse, fondato sulla realizzazione di infrastrutture, sulle nuove tecnologie, su una politica per l’energia tradizionale e nuova, sulla tutela e la valorizzazione dell’ambiente e del patrimonio culturale, sulla ricerca, la istruzione e la formazione, ha provocato, nonostante e a causa dei provvedimenti adottati, un aggravamento della crisi economica nei Paesi più deboli, con emergenze sociali tali da mettere a rischio la democrazia.
Alla difficile situazione interna dell’Unione, in particolare dell’Eurozona, ne corrispondono altre con rilevanti tensioni militari nel Mediterraneo africano, in Medioriente e in Ucraina: è di tutta evidenza la impotenza politica dell’Unione Europea, mentre singoli Stati della medesima Unione assumono iniziative inutili o, addirittura, dannose.
Peraltro, lo scenario planetario è sempre più caratterizzato dalla rilevanza della Cina e dalla difficoltà degli Stati Uniti d’America di mantenere il ruolo di potenza primaria, mentre la Russia cerca di riconquistare, non solo politicamente, lo spazio che fu dell’Unione Sovietica. L’Unione Europea intergovernativa, incapace di formulare e condurre una politica estera e di difesa comune, non è in grado di proporre agli Stati Uniti d’America una equal atlantic partnership e, pertanto, non contribuisce a configurare un assetto planetario di pace.
Il Parlamento Europeo con il “Progetto di Trattato che istituisce l’Unione Europea”, adottato il 14 febbraio 1984, dette impulso a quella successione di Trattati che condussero alla Unione Europea di Maastricht, alla moneta unica, al Trattato di Lisbona e alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Tuttavia non riuscì a far compiere ai Governi degli Stati dell’Unione Europea il salto di qualità politico e istituzionale sopranazionale, con le conseguenze negative di fronte alle quali l’Unione medesima e i singoli Stati nazionali si trovano.
E’ lo stesso Parlamento Europeo che, di nuovo, può mettere in discussione gli artificiosi e dannosi equilibri intergovernativi che limitano il progresso economico e democratico dell’Unione Europea, svolgendo il ruolo di soggetto costituente per una Unione Europea federale: a partire dal Trattato di Lisbona si tratta di formulare una costituzione federale per attribuire all’Unione una dimensione politica e istituzionale sovranazionale e per stabilire norme capaci di regolare le relazioni tra gli Stati dell’Eurozona e il resto dell’Unione Europea. La creazione di un quadro istituzionale federale è il presupposto per il completamento dell’unione monetaria, tramite una unione fiscale ed economica comprensiva di un bilancio aggiuntivo dotato di risorse proprie per l’Eurozona; l’unione monetaria è necessaria per avviare le riforme per un progresso economico e sociale basato sul governo dell’euro.
Il Parlamento Europeo che sarà eletto tra il 22 e il 25 maggio, forte della partecipazione al voto dei cittadini europei e del chiaro mandato politico e istituzionale sul quale si basa la richiesta del voto da parte delle forze politiche, potrà, da una parte, avviare il processo di definitivo assetto istituzionale federale dell’Unione Europea; dall’altra, proprio in relazione a una nuova e chiara percezione dell’Unione come soggetto politico e istituzionale unitario (federale e non intergovernativo) da parte dei grandi soggetti statuali che dominano lo scenario internazionale, consentire all’Unione medesima di svolgere un ruolo planetario di pace, dal quale conseguirebbero progressi economici e sociali per tutti i cittadini europei.
Troppo spesso si dimentica che l’Unione Europea è nata dalla dichiarazione che il Ministro degli esteri francese Robert Schuman rese il 9 maggio 1950 per contrastare i risorgenti pericoli di conflittualità fra Francia e Germania: quella dichiarazione, voluta da Jean Monnet, fu fatta propria anche dai Capi di Stato e di Governo dell’Italia, del Belgio, del Lussemburgo e dell’Olanda che, il 18 aprile 1951, firmarono il Trattato istitutivo della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. Iniziò così, nel XX secolo, dopo circa cinquanta anni di conflitti fra gli Stati europei culminati nelle due guerre mondiali del 1914-1918 e del 1939-1945, un periodo di progresso economico e sociale fondato sulla pace. L’obiettivo esplicito della dichiarazione Schuman, la federazione europea, che era stato già affermato da Luigi Einaudi e, con il Manifesto di Ventotene “per un’Europa libera e unita”, da Eugenio Colorni, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, cominciò a essere attuato, nonostante la permanenza del principio della sovranità assoluta degli Stati nazionali che aveva provocato le due guerre mondiali. E’ necessario procedere sulla strada intrapresa, superando le difficoltà in atto, per assicurare ulteriori progressi dell’Unione Europea, in un quadro planetario di pace. (Inform)