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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Giornata del Ricordo, al Senato rievocato il dramma delle foibe e degli esuli italiani sul confine nordorientale

MEMORIA

 

Casellati: “Le foibe, la più grave delle stragi compiute ai danni di cittadini italiani in tempo di pace”

Fico: “Questa giornata sia un monito contro nazionalismi ed odio etnico”

Conte: “Riannodare filo di una memoria spezzata per trasmetterla ai giovani”

 

ROMA – Nell’aula di Palazzo Madama si è celebrata, il 10 febbraio, la Giornata del Ricordo istituita con la legge n. 92 del 2004, per conservare e ricordare le vittime delle foibe e dell’esilio degli italiani lungo il confine nordorientale. La cerimonia si è tenuta alla presenza di diverse scuole, che hanno ricevuto riconoscimenti sulla base di un concorso: un atto più che simbolico considerando che proprio il mondo delle scuole è stato per decenni all’oscuro del dramma delle foibe, in un’epoca in cui tale argomento era assente persino sui libri di testo. Il Presidente del Senato, Elisabetta Casellati, ha parlato di forte emozione, responsabilità e solennità per questa commemorazione sottolineando come il ‘900 sia stato un secolo di atrocità, guerre ed odio razziale. “Nel secolo scorso gli uomini si sono macchiati di violenze inimmaginabili, accecati da ideologie e diversità. Il dramma delle foibe assume i contorni del genocidio eseguito con ferocia inaccettabile e ingiustificabile: dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale questa è stata la più grave delle stragi compiute ai danni di cittadini italiani in tempo di pace. Fu una strategia pianificata per l’eliminazione degli italiani, per appropriarsi dei loro beni e per ostacolare una loro eventuale azione politica indirizzata contro l’instaurazione del regime comunista titino”, ha spiegato Casellati ricordando le migliaia di italiani fuggite da Istria, Dalmazia e Fiume per paura degli apparati jugoslavi e dell’ostilità di alcune popolazioni residenti. “Anche per la mancanza di attenzione da parte delle autorità italiane e degli organismi internazionali, l’esodo proseguì fino agli anni ’50: secondo un censimento degli anni ’70, la popolazione italiana in quelle terre scese, in appena un ventennio, da 400 mila a 17 mila abitanti. Nel nostro Paese l’accoglienza dei profughi non fu facile, per una divisione ideologica ancora forte”, ha evidenziato Casellati condannando episodi discriminatori come quello del cosiddetto ‘treno della vergogna’. “Il dramma delle foibe e dell’esilio fu dunque pulizia etnica, seguita da una contrapposizione ideologica e da un negazionismo antistorico e antitaliano: ci fu un silenzio assordante da parte delle istituzioni, della società civile e degli organi di informazione. Così il peso della memoria ricadde solo sugli esuli e sulle loro famiglie”, ha concluso Casellati. “Sono pagine di storia che appartengono oggi a tutti gli italiani, – ha affermato il Presidente della Camera, Roberto Fico – perché non stiamo dando solo attuazione a una legge ma stiamo compiendo un atto di giustizia e di verità nei confronti degli italiani uccisi dai comunisti jugoslavi: tra vittime c’erano semplici cittadini ma anche forze dell’ordine e persino partigiani”, ha ammonito Fico ricordando la tragedia di queste persone private dei loro beni, della loro terra e della loro dignità. “Furono vicende confinate ingiustamente nella memoria degli esuli e dei loro discendenti, rendendo difficile una riconciliazione. Il compito delle istituzioni è invece quello di tenere viva la memoria, soprattutto tra le nuove generazioni, rigettando ogni negazionismo o giustificazione per quanto avvenuto. La pur deprecabile italianizzazione forzata di quelle terre compiuta dal fascismo e la successiva occupazione nazista non possono giustificare in alcun modo quanto avvenuto dopo. Questa giornata sia dunque un monito contro l’odio etnico e di classe ma anche contro i nazionalismi aggressivi e pericolosi. La data del 10 febbraio rievoca la firma del Trattato di Pace a Parigi che nel 1947 lasciò tuttavia irrisolti molti  problemi sul confine nordorientale: si tratta di problemi ormai risolti anche grazie al processo d’integrazione europea”, ha concluso Fico.

Antonio Ballarin, Presidente di Federesuli, ha parlato di un “giorno del ricordo vissuto dalle nostre comunità come un risarcimento morale e psicologico per le discriminazioni subite e per il ritardo nel veder riconosciuti i diritti di un popolo; ma ovviamente non basta una legge per sanare ferite che restano insanabili”. Ballarin ha voluto, a tal proposito, ricordare anche l’istituzione nel 2009 di un tavolo di coordinamento tra Governo e associazioni di esuli fiumani, istriani e dalmati presso la Presidenza del Consiglio. “Quel tavolo fu un punto di riferimento per la discussione di tanti aspetti rimasti in sospeso e che ancora richiedono un forte impegno per la loro risoluzione: per esempio il giusto ed equo indennizzo per i beni abbandonati dagli esuli nelle loro terre, oppure la definizione del Trattato di Osimo, così come la questione del gonfalone della città di Zara che attende la consegna della medaglia d’oro al valor militare assegnata dal Presidente Ciampi, l’attuazione della legge n. 54 del 1989 troppo spesso violata che fa risultare i nostri esuli come stranieri in Patria, infine la revoca del cavalierato conferito al maresciallo Tito”, ha spiegato Ballarin ricordando tra l’altro che nel 2020 Fiume sarà capitale europea della cultura. Davide Rossi, professore presso l’Università di Trieste, ha affermato “Gli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia patirono sulla propria pelle un contesto anticipatorio di quella che sarebbe stata la cosiddetta Guerra Fredda”. Rossi ha anche fatto riferimento a un pesante contesto geopolitico su scala internazionale che avrebbe portato in poco tempo alla tragedia delle foibe e dell’esodo che riguardò dei semplici cittadini italiani.

Ha chiuso la giornata il Presidente del Consiglio, Guseppe Conte, rievocando un dramma consumatosi in un contesto che vide lo scontro tra nazionalismi esasperati e totalitarismi oppressivi, i quali hanno macchiato l’Europa del secolo scorso. “Efferate furono le modalità con le quali vennero decise le sorti di tanti italiani: esecuzioni sommarie, reclusioni in campi di detenzione, persone gettate ancora vive negli abissi delle foibe e inghiottite per troppi anni dall’oblio del silenzio. I territori dell’Istria, della Dalmazia e della Venezia-Giulia, già martoriati dagli orrori degli anni precedenti, conobbero un’ulteriore ondata di violenza ideologica, sociale ed etnica. Cominciò così il drammatico esodo verso l’Italia: intere città si spopolarono della secolare presenza italiana. Gli atti persecutori costrinsero 250 mila profughi a rientrare in Italia sperimentando la difficile integrazione nel tessuto nazionale, ma anche il mancato risarcimento e la cortina di silenzio calato su quella tragedia subìta. Oggi siamo qui per risanare quella ferita e per riannodare il filo di una memoria spezzata, trasmettendola alle nuove generazioni. Questa tragedia è infatti divenuta patrimonio dell’identità collettiva, da preservare contro ogni forma di strumentalizzazione e di negazionismo”, ha spiegato Conte ricordando come per un popolo sia segno di grande maturità rievocare una memoria storica, per quanto possa ancora essere conflittuale. (Simone Sperduto/Inform)

 

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