direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Gian Carlo Perego (Fondazione Migrantes) parla della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato e della nuova emigrazione italiana

MIGRAZIONI

 

“La Giornata Mondiale sarà un’ulteriore occasione per far si che l’Italia si renda conto della ricchezza del popolo degli immigrati”. “Vi è una nuova ondata di italiani che sta raggiungendo le città europee più importanti. Bisogna domandarsi se queste persone che stanno partendo torneranno in Italia diventando un valore aggiunto per la crescita del nostro Paese”

 

ROMA – Quest’anno la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato si celebrerà domenica 17 gennaio presso le 27.000 parrocchie italiane. Durante la presentazione a Roma di questo evento , che avrà un particolare momento celebrativo nella regione Lazio, si è anche parlato della nuova diaspora italiana, un fenomeno migratorio in piena ripresa, formato soprattutto da giovani ma anche da tanti connazionali di ogni età che cercano un futuro migliore all’estero. Per approfondire questo aspetto e le importanti valenze riguardanti la Giornata Mondiale del Migrante abbiamo rivolto alcune domande al direttore generale Fondazione Migrantes Gian Carlo Perego.

Da molti anni si celebra nel mese di gennaio la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Quale significato assume questa ricorrenza nel particolare momento storico del nostro paese?

La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2016 sarà una ‘festa dell’incontro’, un’ulteriore occasione per far sì che il nostro paese si renda conto della ricchezza di quel popolo di immigrati, formato da 5 milioni di persone, che rappresenta una risorsa fondamentale per l’Italia. Al momento la crescita numerica di questo popolo si è fermata, sostanzialmente per la crisi economica e per la inferiore capacità attrattiva dell’Italia. Questo è un segnale anche grave di crisi del nostro paese che molto spesso non viene sottolineato. A fronte di questo stop numerico nella crescita degli immigrati economici, vi sono state circa 100.000 persone che hanno chiesto una protezione internazionale. Un tema nuovo che chiama il nostro Paese alla realizzazione di un piano nazionale di asilo che sia diffuso su tutto il territorio nazionale e che preveda il coinvolgimento di tutte le regioni, anche perché la presenza di 100.000 persone in 8000 comuni non può essere certamente considerata come un’invasione.

Durante la presentazione di questo importante evento si è anche parlato dell’altra faccia del contesto migratorio italiano e cioè dei tanti connazionali che oggi lasciano il nostro paese per cercare nuove opportunità lavorative all’estero. Cosa ci può dire in proposito?  

Quello dell’emigrazione italiana appare come un problema sempre più grave. I 101.000 connazionali che hanno lasciato il nostro paese ci riportano ai dati sull’emigrazione degli anni ‘70. Dati che ci dicono come sia in corso una nuova stagione dell’emigrazione italiana che parte soprattutto dal Nord Italia, dalla Lombardia, anche se non sono tutti lombardi ma provengono anche dal Sud coloro che lasciano quella regione per cercare nuove opportunità all’estero. Una Lombardia in grave crisi economica dunque dove la chiusura di molte fabbriche costringe le persone a lasciare il loro paese. Oggi vi sono giovani che si laureano e che non trovano il posto in Italia, mentre otto su dieci trovano lavoro in un altro paese europeo. Famiglie intere tante volte bussano alla porta delle Missioni cattoliche italiane e ci lanciano dei segnali su una nuova e frequente ondata di persone che sta raggiungendo le città europee più importanti: da Berlino a Londra, da Zurigo a Parigi e Basilea, da Amsterdam a Barcellona e Madrid.

Siamo quindi al cospetto ad un nuovo fenomeno migratorio?  

E’ un’emigrazione nuovamente diffusa che se da una parte può essere importante per la maturazione di un’esperienza da parte delle persone che la vivono, dall’altra lascia però aperto il quesito sulla possibilità che questa nuova emigrazione possa poi avere una fase di ritorno. Dei quattro milioni di italiani che andarono in Germania dopo la sigla del trattato fra Roma e Berlino del 1955, tre milioni e mezzo fecero poi ritorno. Bisogna quindi domandarsi se sarà così anche per questa nuova stagione migratoria. Cioè queste persone che stanno partendo diventeranno domani un valore aggiunto, grazie alle esperienze acquisite all’estero, per la crescita del nostro Paese? (Goffredo Morgia – Inform)

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