ASSOCIAZIONI
AMBURGO – “Viviamo l’8 marzo come una giornata di impegno e di responsabilità collettiva, da parte di tutte e di tutti. Rivendichiamo che la democrazia non è la forza degli eserciti, ma la libertà e la sicurezza di tutti e soprattutto delle donne: tra le mura domestiche, per le strade, in ogni spazio pubblico, in ogni angolo del mondo”. Così in un comunicato l’associazione ReteDonne e.V. – Coordinamento donne italiane all’estero che opera su tutto il territorio federale tedesco ed è “un laboratorio di impegno al femminile che mette in rete le donne italiane che vivono in Germania, in Europa e in Italia”. Obiettivo dell’associazione presieduta da Luciana Mella è “promuovere riflessione e confronto sui diritti, affinché la parità di genere venga attuata in tutti gli ambiti della vita, da quello lavorativo a quello sociale e familiare”. Attraverso incontri e momenti informativi, l’associazione fornisce “strumenti teorici e pratici per superare e contrastare il gender gap, nella consapevolezza che, vivendo all’estero, le difficoltà affrontate dalle donne sono spesso maggiori, anche a causa della solitudine personale o della mancanza di reti sociali”. E’ poggiando l’impegno su queste basi che ReteDonne e.V. critica il disegno di legge sull’introduzione del principio del consenso libero, esplicito e revocabile in materia sessuale presentato dalla maggioranza. Come critica anche la bocciatura in Parlamento della riforma del congedo parentale da parte della maggioranza: “Il congedo di paternità obbligatorio rimane fissato a soli 10 giorni. Il carico della cura dei figli continua quindi, anche per legge, a gravare maggiormente sulle spalle delle donne. L’accesso al mercato del lavoro e le possibilità di carriera alle donne continuano a non essere favoriti, perché la donna continua a essere considerata ‘non affidabile’”. Parlando della Germania , l’associazione evidenzia che “ogni giorno un uomo tenta di uccidere la sua partner o ex partner; ogni due giorni ci riesce. Il numero dei reati di violenza domestica è in continuo e costante aumento”. “Solo nel 2025 è stata approvata la Gewalthilfegesetz, la legge volta a favorire assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza” aggiunge Rete Donne e V.. facendo tuttavia osservare che “l’assassinio di una donna perché donna, il cosiddetto femminicidio, non è tuttavia riconosciuto come un reato autonomo” e che lo stesso termine ‘femminicidio’ “viene usato raramente anche dalla stampa”. In Germania inoltre “il divario retributivo di genere non corretto è del 16%” il che in pratica significa che “ le donne guadagnano il 16% in meno all’ora rispetto agli uomini”. E poi nel mondo c’è la guerra: “una guerra spesso associata all’idea di inevitabilità: preventiva, giusta, veloce, morale, combattuta per proteggere qualcosa, come la democrazia, ad esempio. Ma la democrazia si fonda, al contrario, sull’autodeterminazione”. Guerre, spesso figlie di interessi economici, “in cui i corpi delle donne – conclude la nota – vengono usati come campi di battaglia, in un mondo in cui alcuni arrivano a definire la pace un’ingenuità”. (Inform)