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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Genti dell’Adriatico Orientale: viaggio virtuale nella loro storia

ESULI

Da “La Voce del Popolo” di Fiume 

 

Per esuli e rimasti sarà uno degli avvenimenti più importanti del 2015: l’inaugurazione del Civico Museo della Civiltà Istriana Fiumana Dalmata di via Torino a Trieste. Solo qualche settimana fa è stato presentato il progetto completo che abbiamo voluto ripercorrere, nei particolari, con il relatore del medesimo alla conferenza stampa, Massimiliano Schiozzi, grafico e designer.

“Sono uno degli ultimi ad essere stato inserito nel gruppo che si occupa da tempo dei contenuti dell’allestimento, vale a dire la Commissione presieduta dalla direttrice del Civici musei triestini, Maria Masau Dan, che ha operato nell’ambito dell’assessorato alla cultura. Rientro negli “operativi” con Ana Krekic, Karen Drioli e Serena Paganini”.

Prima di “visitare” virtualmente il museo, è interessante capire come ci si è mossi…

“Il primo passo è stata l’analisi del materiale custodito all’IRCI e presso il Magazzino 18, reso famoso anche dallo spettacolo di Cristicchi, un deposito del Porto Vecchio di Trieste con ciò che rimane delle masserizie degli Esuli. Era importante valutare se esistessero i materiali necessari ad illustrare argomenti e temi necessari per creare un percorso espositivo completo”.

E sono stati individuati?

“È stato un lavoro certosino e di grande impatto emotivo perché spesso sono stati gli oggetti ad ispirarci, a suggerire una particolare soluzione dell’allestimento”.

Ma allora c’è davvero il fantasma delle masserizie?

“Ha ha… è vero, le cose hanno un’anima. Quando ci siamo trovati davanti alla specchiera di Milena Tarabocchia di Lussinpiccolo abbiamo capito immediatamente che sarebbe diventata un cardine del percorso museale”.

Che cosa ha di così magico?

“Nella stanza dell’esodo si voleva ricostruire il cubo delle masserizie ma si rischiava di doverlo assemblare con mobili appartenuti a famiglie diverse e secondo noi non si trattava di un atteggiamento corretto, vogliamo una mostra verità, chi riconoscerà gli oggetti della propria famiglia ne deve ritrovare salva la dignità. Così, ragionando ed esplorando il magazzino, ci siamo trovati di fronte alla specchiera che, abbiamo scoperto più tardi, ha una sua storia. C’è ancora la coperta che la legittima proprietaria aveva usato per non rovinare gli specchi, il nome scritto sul retro di suo pugno, quindi un oggetto che poteva interpretarne tanti e l’abbiamo scelto”.

Che cosa volevate ricreare?

“L’impatto dovrà essere particolare, soddisfare esigenze diverse e molto lontane tra loro: di chi la storia la conosce bene; di chi l’affronta per la prima volta e soprattutto creare un museo che si possa guardare con tempi diversi. Ci siamo messi nei panni delle varie categorie di visitatori a partire dall’esule e suoi discendenti. Che cosa si aspettano? Che finalmente, le tante storie familiari abbiano un luogo fisico in cui ritrovarsi e cercare delle conferme. Ecco perché abbiamo usato anche materiali di valore minimo, documenti cartacei come un elenco manoscritto di mobili, certificati di matrimonio, atti di nascita, il libro dei fornitori di una boutique di Fiume. La storia è enorme, per tanto va scomposta in frammenti significativi ed esplicativi, spesso si tratta di oggetti che ogni famiglia possiede, per cui l’esule si riconosce in un percorso comune di appartenenza oltre che familiare anche territoriale, praticamente un guardarsi allo specchio”.

Per il turista sarà un’esperienza totalmente nuova!

“Intendiamo aiutarlo a calarsi in una dimensione che spesso fa fatica a comprendere, come il bilinguismo in Istria che non è legato alla storia del Ventennio, come molti credono, ma a una realtà secolare di italianità in loco. I documenti esposti ne saranno una chiara conferma. Ma dovranno capire anche la ragione d’esistenza a Trieste di un Museo che racconta la storia e le vicende della cultura italiana in queste zone, con un focus sul Novecento e con particolare accento all’esodo. Ecco perché tutto sarà contestualizzato. Si parte dall’archeologia, con reperti dei Civici Musei, mai esposti prima, al centro di questa sala di grande interesse, una piccola chicca: troneggerà un bellissimo oggetto, una capretta in bronzo di finissima fattura, curata nei minimi particolari, con un vello che riporta al mito degli Argonauti, alle leggende sulla creazione di questa civiltà”.

E per i ragazzi?

“L’allestimento si comporrà di oggetti e di video proiezioni ma tutti questi materiali saranno a disposizione anche nella sala conferenze, multimediale, che permetterà di affrontare un’introduzione alla tematica proprio per le scuole che qui potranno capire la mappa della mostra ma anche interagire con alcune sezioni o particolarità”.

Questi i contenuti, possiamo azzardare una visita virtuale?

“All’ingesso ci saranno un bookshop e dei pannelli introduttivi con le indicazioni di tutto il percorso. A destra si potrà salire sul soppalco, ovvero la zona dei computer per la consultazione con tutti i materiali audio e video. Non soltanto, questo sarà una specie di confessionale, nel senso che le famiglie potranno consegnare in questo spazio, per la digitalizzazione, il materiale a loro disposizione, foto, documenti, oggetti che verranno acquisiti e restituiti ai proprietari. Ciò permetterà di implementare il Museo, di acquisire materiale per lo studio e la ricerca ma anche di salvare documenti preziosi che rischiano di essere buttati al macero”.

Poi si sale?

“Sala introduttiva, quella a doppia altezza, con quattro video storico-naturalistici-architettonici-paesaggistici per focalizzare i territori che vanno da Muggia a Ragusa. Segue la sezione archeologica dall’Istria alla Dalmazia, la linea del tempo con le date storiche evolutive principali a partire dai castellieri su tutto l’Adriatico orientale. In un angolo, un documentario racconterà le vicende dei quadri istriani custoditi ora nelle Gallerie del Museo Sartorio. Poi si passa alla sala del ciclo della vita, molto bella, in cui si ricostruiscono alcuni elementi fondamentali, dalle usanze, modi di dire, nascita, matrimonio e morte, alla socialità (il ballo, i santi patroni, ed altro) alle parlate nella sezione curata da un importante glottologo. A destra si procede nella sala delle acqua e a sinistra quella della terra. Marineria, cantieri, rifornimento idrico, le vere da pozzo, il turismo, industrie, silurificio di Fiume, Lussino, flottiglie, saline dalla Dalmazia all’Istria, miniere e tanto altro. Si passa poi alla sala dell’industria, commercio e artigianato. Poi, nella sala della scuola ed educazione, sarà ricostruita una classe con nove banchi di scuola. Al piano superiore, la galleria della cultura a partire dal 700, con letteratura, arti, scienze, politica, tutta la civiltà dell’eccellenza ma anche alcuni minori da riscoprire. Col ‘900 si entra nella stanza della rottura, la seconda guerra mondiale che introduce alla sala degli esodi, da Zara, da Pola e zona B, con testi di Raoul Pupo. E poi la sala del mondo dell’esodo: i campi profughi. All’ultimo piano tre tavoli multimediali dedicati agli illustri dell’esodo ed agli italiani oggi in Istria. Si chiude il ciclo scendendo al pianoterra con la cucina e le ricette. Con cappa e focolare originale da Magazzino 18”.

La cucina chiude il percorso, perché?

“Perché i sapori sono ricordi difficili da cancellare, nel piatto anche lontano nel tempo, si legge la storia di un popolo”.( Rosanna Turcinovich Giuricin-La Voce del  Popolo on line/Inform)

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