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Franco Pittau: Nascita del “Dossier Statistico”, islam e convivenza multireligiosa

IMMIGRAZIONE

“Conoscersi per convivere” fu un motto della Caritas di Roma nei primi anni ’90

 

ROMA – Si è tenuto il 2 marzo a Roma, presso il Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica (PISAI), un incontro per la presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2015 e una riflessione sul dialogo interreligioso. Incontro coordinato da Franco Pittau che nelle sue considerazioni – che qui di seguito riportiamo – ha ricordato la nascita del Dossier su impulso di Luigi Di Liegro e l’azione svolta per la conoscenza dell’islam e la convivenza multireligiosa. Il tutto inquadrato neI rapporti di collaborazione tra l’équipe del Dossier Statistico Immigrazione e il PISAI.

Nel mese di febbraio 1990 veniva approvata la cosiddetta legge Martelli, proposta sotto forma di decreto legge nel mese di dicembre dell’anno precedente. L’on. Martelli, vice presidente del Consiglio dei Ministri presieduto dall’on Giulio Andreotti, si affrettò a presentare in Parlamento un testo per completare la legge del 1986 e affermare un orientamento unitario, perché il Ministro del lavoro Donat Cattin aveva già iniziato a muoversi per suo conto per quanto riguardava la determinazione dei flussi. In ambito parlamentare era venuta meno l’adesione quasi plebiscitaria riscontrata al momento dell’approvazione della legge 943/196 e, comunque, eramo ampi i margini per la sua approvazione, fatta eccezione per il Movimento Sociale Italiano, il Partito Liberale Italiano e il Partito Repubblicano Italiano: in particolare, il segretario del PRI, l’on. Giorgio La Malfa, diede luogo a una dura polemica nei confronti dell’on. Martelli, ritenendo del tutto inopportuno il provvedimento. Diverso fu l’atteggiamento di mons. Luigi Di Liegro, fondatore e “mitico” direttore della Caritas di Roma, che invitò il presidente del Consiglio dei Ministri a partecipare a un’affollata assemblea delle associazioni interessate all’approvazione di una legge, proponendo alcune modifiche per una maggiore apertura al momento della conversione del decreto legge. Anche se ancora lavoravo al sindacato e della Caritas ero solo un volontario, presso il Teatro dei Servi ebbi il compito di leggere il documento delle associazioni, di cui in parte il Parlamento tenne conto.

L’artefice di questa efficacia fu mons. Di Liegro, rigoroso analista del presente. profeta del futuro e infaticabile sostenitore della solidarietà e dei diritti, persona contraria alle approssimazioni che, per favorire il superamento dei pregiudizi contro i cittadini stranieri, maturò l’idea di avviare una raccolta di dati oggettivi: l’anno successivo nasceva il “Dossier Statistico Immigrazione”, il rapporto, giunto alla sua 25ma edizione.

A mons. Luigi Di Liegro erano congeniali anche gli obiettivi più avanzati in tema di convivenza multireligiosa. Già allora era diffusa la preoccupazione (e per molti l’avversione) nei confronti dell’islam. Così scriveva il famoso giornalista Giorgio Bocca (La Repubblica, 9 giugno 1989): “Invaso dal feudalesimo crociato, bloccato a Lepanto, umiliato dal colonialismo, l’islam mediterraneo torna in forza in Italia. La metà degli immigrati, più di settecentomila, sono maomettani”. In realtà, secondo la stima dei redattori del “Dossier” nel 1991, dopo la grande regolarizzazione dell’anno precedente, i musulmani erano solo 256mila, poco meno di un terzo della presenza totale, di cui i cristiani costituivano la maggioranza. A sua volta, un’altra prestigiosa firma, il sociologo Francesco Alberoni, così scriveva sul “Corriere della Sera” (28 agosto 1989): “Gli immigrati che arrivano in Europa hanno scarsa propensione ad integrarsi, a fare propri i valori europei. Modificando l’ambiente in cui vivono, tendono a islamizzarlo.

“Conoscersi per convivere” fu un motto della Caritas di Roma nei primi anni ’90 attraverso il suo dinamico Forum per l’intercultura che raggruppava molti mediatori, anche di religione musulmana. Quegli erano gli anni della prima “Guerra del Golfo”, condotta dagli Stati Uniti e da altri Paesi contro l’Iraq dopo l’invasione del Kuwait. Per molti era scontato che l’islam fosse nemico dell’occidente e pericoloso per via della presenza in casa degli immigrati. Mons. Di Liegro non la pensava così. Vicino ai Padri Bianchi (era molto amico del bibliotecario del PISAI padre Aldo Giannasi, andato poi per 40 anni nel Mali e attualmente in Papua Nuova Guinea), chiese al Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica, insieme ad altri esperti della Pontificia Università Gregoriana e del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, di organizzare un approfondito corso di introduzione alla conoscenza dell’islam e ai suoi rapporti con il cristianesimo. Il corso si tenne nell’ampia sala di 200 posti della Parrocchia San Saturnin, una “parrocchia bene” confinante con i Parioli. Tra i i frequentatori vi furono anche diversi musulmani e, pur contenti dell’iniziativa, non mancarono dei vivaci dibattiti a livello interpretativo. La pietra era lanciata. L’ignoranza non doveva essere più considerata una motivazione valida per continuare a contrapporsi pregiudizialmente alla diversità religiosa,contravvenendo le indicazioni del Concilio Vaticano II. Le lezioni svolte al corso, completate da diversi capitoli di documentazione e di natura pastorale (tra i quali quello firmato dallo stesso mons. Di Liegro), si tradusse in un libro intitolato “Per conoscere l’islam. Cristiani e musulmani nel mondo di oggi”, edito dalla casa Editrice Piemme di Casale Monferrato, andato ben presto esaurito e ancora oggi di piacevole e utile lettura. In queste pagine, sostenute dalla competenza di grandi specialisti (cito, tra tutti il Padre Maurice Borrmans),viene raccomandato ai cristiani di non rinunciare alla propria identità religiosa e di entrare nel merito dei problemi esistenti con i musulmani (rivelazione, libertà religiosa, laicità dello stato, dialogo) ma, nello stesso tempo, di riconoscere i valori di questa grande religione e di favorire l’impegno comune per la a convivenza improntata alla giustizia, alla solidarietà e all’attenzione alla dimensione religiosa, recepita da molti e da altri msconosciuta (ricordo i casi della giornalista Oriana Fallaci e del politologo Giovanni Sartori).

A rinsaldare la collaborazione tra l’équipe del “Dossier Statistico Immigrazione” e il PISAI è stata anche la messa a punto di una metodologia di stima delle appartenenze degli immigrati, ponendo fine a numeri fantasiosi che hanno alimentato un clima di di paura nei confronti degli immigrati musulmani. La metodologia consiste nel censire con accuratezza la ripartizione tra le diverse religioni nei paesi di origine, per poi riferire le stesse percentuali alla popolazione immigrata in Italia. In mancanza di statistiche più precise, in questo modo è possibile, con una approssimazione vicina alla realtà, conoscere le diverse comunità religiose tra gli immigrati, intendendo comunque come appartenenza religiosa la socializzazione in un determinato contesto e non la pratica di culto e tanto meno l’atteggiamento interno.

Questa metodologia, utilizzata compiutamente per la prima volta nel libro sull’islam del 1991 e poi ripetuta annualmente nelle edizioni del “Dossier Statistico Immigrazione”, è servita a frenare l’opposizione viscerale ai musulmani, la cui pericolosità è stata basata spesso sull’amplificazione dei numeri. Nel corso di questi 25 anni le copie pubblicate del “Dossier Statistico Immigrazione”(circa 250mila) e le migliaia di presentazioni in tutta Italia sono servite anche a contrastare l’argomentazione che l’Italia sia soggetta a un’invasione di natura religiosa.  Nel passato e anche attualmente, i cristiani tra gli immigrati sono più della metà. Se, come previsto nelle proiezioni demografiche, la popolazione straniera raddoppiarà a metà secolo, i musulmani arriverebbero nel 2050 a essere poco più di 3 milioni, il 5% della popolazione totale. L’islamizzazione non si determinerebbe neppure a livello europeo, perché alla stessa data l’incidenza musulmana potrebbe arrivare al 10% (stima del Pew Research Center). Questo è l’impattò distensivo delle corrette metodologie di stima, salvo restando che il cristianesimo, l’islam e le altre religioni devono trovare motivazioni intrinseche alla loro dimensione religiosa per insistere sul dialogo e sulla collaborazione.

Nei rapporti di collaborazione tra il PISAI e l’équipe del “Dossier Statistico Immigrazione” bisogna citare la disponibilità dei suoi esperti a partecipare alle iniziative sulla interreligiosità. Cito, per il passato, il Padre Justo Lacunza e, attualmente, il prof. Francesco Zannini, che tra le altre cose ha contribuito alla stesura del vademecum “Immigrazioni, religioni e dialogo”, il primo del genere in ambito pubblico (realizzato per conto del Ministero dell’Interno). In questo impegno il capofila è stata la rivista “Confronti”, che dall’anno scorso si è unita a noi nella cura del “Dossier Statistico Immigrazione” e ci ha stimolato a conferire un maggior rilievo alla convivenza multireligiosa, così come il Circolo di Studi Diplomatici ci ha spinto a rapportare gli approfondimenti satistici, socio-culturali e religiosi ai paesi di origine degli immigrati nella bella monografia dedicata al Mediterraneo.

A conclusione di queste annotazioni, si può affermare che le collaborazioni strette nel passato con il PISAI rimangono vive e che ad esse se ne sono aggiunte delle altre, complementari. È questo il senso del lavoro sociale da sviluppare in rete e il Centro Studi e Ricerche IDOS esprime, al PISAI e a tutti gli altri, una grande riconoscenza. (Franco Pittau – Inform)

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