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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Franco Narducci: “Il Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo ricorda con commozione il 60mo anniversario dalla tragedia mineraria di Marcinelle, simbolo del lavoro italiano nel mondo”

MARCINELLE 60 ANNI DOPO

 

ROMA – Le Istituzioni belghe, quelle italiane e di altri Paesi commemorano oggi il 60mo anniversario della tragedia di Marcinelle, la sciagura mineraria assurta a simbolo del lavoro italiano all’estero e proclamata – grazie ad un decreto voluto con forza da Mirko Tremaglia, l’allora Ministro per gli Italiani nel Mondo – “Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo”.

In tale data le Ambasciate, i Consolati e le Amministrazioni pubbliche dovrebbero assumere iniziative indirizzate a celebrare il sacrificio dei lavoratori italiani nel mondo al fine di valorizzare il contributo sociale, culturale ed economico che essi hanno dato e danno tuttora all’Italia. Questo in sintesi il dettato della legge, in larga misura rispettato fino a quando Mirko Tremaglia poteva far sentire la propria voce e soprattutto poteva testimoniare a Marcinelle, anno dopo anno, il suo grandissimo affetto ai nostri lavoratori periti sul lavoro all’estero.

Nell’immane tragedia dell’8 agosto 1956 persero la vita nella miniera di Bois de Cazier 262 minatori, 136 dei quali erano italiani, arrivati in Belgio per un lavoro senza garanzie, insicuro e a cui spesso veniva negata la dignità. I nostri lavoratori non avevano un contratto, erano emigrati in base ad un vile compromesso “tanto carbone, tanti uomini in cambio”. Le tragedie minerarie hanno mietuto innumerevoli vite di cittadini italiani dalla fine dell’800 fino a Marcinelle, nel Borinage, a Monongah e in altre parti del mondo, spesso con un numero di vittime di gran lunga superiore a quelle cadute a Bois de Caziere. Ma proprio quel vile compromesso e le speranze coltivate da tanti emigrati dopo le miserie della seconda guerra mondiale, hanno fatto di Marcinelle un simbolo che ha segnato la storia e la memoria. “È qui – come ebbe a dire il Presidente Carlo Azeglio Ciampi rendendo visita a quei luoghi – che comincia l’Europa”, perché furono proprio quegli emigrati di casa nostra ad essere i primi costruttori dell’Europa unita. Anzi i primi cittadini europei. “Se oggi c’è un’Europa più unita, disse il Presidente Ciampi, è grazie a quei minatori”.

Oggi, a sessanta anni da quella tragedia, ricordare Marcinelle e la storia dell’emigrazione italiana significa aiutare il Paese ad affrontare con maggiore consapevolezza i problemi del lavoro e dei suoi diritti, dell’accoglienza e dell’integrazione, dei flussi migratori ed i fenomeni nuovi e inediti della globalizzazione.

Di fronte alla tragedia di Marcinelle lo zaino delle parole è stato spesso asciutto e avaro. La memoria, invece, è sempre stata ricca d’immagini e di voci. Voci di persone che amavano la loro terra e i suoi abitanti: di quelli che restarono e di quelli che, obbligati dalla fame, avevano preso la strada del nord per raggiungere il Belgio. E in loro c’era un senso di appartenenza piena a quelle comunità che avevano lasciato, così come c’era condivisione delle sofferenze e delle speranze di tanti lavoratori che nella miniera avevano trovato la via per un lavoro duro, pesantissimo ma affrontato con la fiducia in un futuro migliore.

In fin dei conti l’immigrazione, questo fenomeno che tante discussioni provoca nel nostro Paese e che minaccia di far crollare le certezze di un’Europa unita e solidale, allora non scatenò divisioni accese ma, seppure contrassegnata da tragedie come quella di Marcinelle, rinsaldò il vivere insieme.

Siamo chiamati, sotto la spinta della globalizzazione, a rispondere a problemi nuovi sulla coabitazione tra le culture, sulla povertà e l’interdipendenza per uno sviluppo sostenibile, sul modello di società che vogliamo per il futuro e in questo l’esperienza dell’associazionismo italiano nel mondo è preziosa per  ricercare modelli di integrazione capaci di mettere al centro la dignità della persona nella convivialità delle differenze o nella prospettiva della cittadinanza europea.

Negli anni immediatamente successivi alla tragedia di Marcinelle, è giusto ricordarlo, fu importantissimo il contributo dato dalle associazioni italiane – in ogni parte del mondo – al miglioramento delle condizioni di vita dei propri emigrati e ad alimentare con forza il dialogo e rafforzare la solidarietà, come fecero i minatori di Bois de Caziere uniti nell’abbraccio della morte.

Certo i problemi che attraversano la società italiana e le Istituzioni del nostro Paese sono tanti e spesso inestricabili; ma proprio Marcinelle ci ha insegnato che i nostri emigrati meritano il pensiero riconoscente dell’intero Paese, affinché il loro coraggio, unito alla sofferenza, al dolore, alla disperazione che hanno vissuto in terre lontane, non venga dimenticato.

Sono passati sessanta anni ma Marcinelle significa sempre più non dimenticare e trasmettere alle nuove generazioni il significato e il valore che la nostra emigrazione ha avuto in oltre un secolo di Storia. (Franco Narducci, Forum Associazioni Italiane nel Mondo /Inform )

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