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Eugenio Marino: Una comunità ideale è cessione di sovranità

PARTITI

Da “Pd Cittadini nel mondo”, numero di aprile

Eugenio Marino: Una comunità ideale è cessione di sovranità

ROMA – Sono state settimane difficili e decisive, per l’Italia e per il Pd, anche perché i destini del Paese e del nostro Partito sono direttamente incrociati. Lo sono e lo saranno perché il Pd è, nonostante tutti i suoi problemi di identità, visione politica e organizzazione interna, la principale forza politica del Paese in termini di radicamento, responsabilità, rappresentanza delle fasce sociali più deboli ed espressione di governo.

Abbiamo ridato al Paese, nonostante una serie di errori, un Presidente della Repubblica amato, autorevole e capace di rappresentare l’unità nazionale. Abbiamo insediato un Governo con una larga maggioranza in un momento storico nel quale non si poteva più rinviare né continuare a inseguire quei grillini che hanno rifiutato ogni possibilità di ragionamento e accordi su un Governo del cambiamento.

Il Governo Letta, quindi, frutto di un compromesso alto imposto dalla situazione politica, dai numeri in Parlamento e dal volere del Presidente della Repubblica, è oggi l’unica strada possibile per l’immediato futuro dell’Italia. Letta a parte, che è il nostro vicesegretario, questo Governo non è ciò che avremmo desiderato, ma è ciò di cui oggi ha bisogno il Paese nelle condizioni date.

Il cammino che ci ha condotto fin qui, è costato molto al Pd: il Segretario Bersani si è dimesso e, con lui, tutta la Segreteria del Partito, che ora dovrà darsi un reggente e una reggenza fino al Congresso nazionale; abbiamo dovuto fare un Governo con il Pdl e constatare come nel Pd vi siano dei problemi di fondo seri, quelli di “anarchismo, feudalizzazione e perdita di autonomia”, come li ha descritti lo stesso Bersani, ricordando che “se vogliamo essere un partito dobbiamo concedere sovranità a una comunità a cui si è aderito, altrimenti si è un autobus o un ascensore”.

E, aggiungo io, si deve rispettare la volontà di tutti, compreso il dissenso, ma poi si devono accettare e sostenere le decisioni prese a maggioranza nel Partito, anche se non le si è condivise.

Un principio che altro non è che ciò che tutti noi abbiamo sostenuto e accettato firmando la Carta

d’intenti, votando alle primarie e iscrivendoci al Pd. E che hanno accettato e sottoscritto anche quei candidati e parlamentari che hanno votato contro Marini e Prodi in Aula dopo che c’era stato un voto e una discussione nel Partito.

In questo metodo democratico, in questo accettare e sostenere all’esterno anche le posizioni dei compagni e amici (cioè del Partito) che non abbiamo condiviso (o che non condividiamo), c’è proprio quel senso di comunità, di appartenenza, che ci spinge a sentirci parte di un qualcosa più grande delle nostre singole ambizioni (pur legittime), dei nostri singoli interessi, delle nostre singole idee.

C’è quella “cessione di sovranità” cui accennava Bersani e che ognuno di noi accetta ogni giorno nei piccoli atti quotidiani. E che accetta definitivamente persino quando decide di sposarsi e rinunciare a molta parte della propria autonomia e libertà personale.

Stare in un Partito e con questo arrivare in Parlamento, dunque, significa guardare prima all’Italia, poi al Partito e poi alle proprie singole opinioni, aspirazioni o ruoli personali.

E nel nostro Partito si riesce a stare insieme e a reggere come comunità ideale solo se si rispetta il metodo democratico e si guarda all’obiettivo collettivo, poiché noi non abbiamo “proprietari” o

“padroni” né, se vogliamo usare termini politically correct, leader forti e capaci di imporre scelte non condivise, come avviene con Berlusconi nel Pdl o negli altri partitini “personali”.

Perché ciò sia possibile, dobbiamo sempre tener bene in mente le splendide parole di Antoine de

Saint Exupéry, quando dice: “Se vuoi costruire una nave non affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi; non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro.

Ma prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà risvegliata in loro questa sete si metteranno subito al lavoro per costruire la nave”.

Quindi il Pd che entra in questo Governo e, soprattutto quello che verrà dal Congresso, dovrà guardare prima di tutto a come risvegliare nel nostro popolo la “nostalgia del mare”. (Eugenio Marino, responsabile dell’Ufficio Italiani nel mondo del Partito Democratico)

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