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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Esuli giuliano-dalmati, una nuova vita nel secondo dopoguerra sotto la protezione della Nato

ASSOCIAZIONI

 

 

TRIESTE – Renzo Codarin, Presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, parla della questione degli esuli giuliano-dalmati ossia di quei “nostri connazionali dell’Istria, del Carnaro e della Dalmazia che sperimentarono, tra i primi in Italia, le logiche della Guerra fredda come contrapposizione tra un occidente libero e democratico, che 70 anni fa dette vita alla Nato come strumento di difesa, ed un blocco comunista totalitario”. Dopo le avvisaglie delle prime uccisioni nelle foibe avvenute all’indomani dell’8 settembre 1943 – spiega Codarin in un comunicato – i nostri connazionali patirono le stragi commesse dai partigiani comunisti jugoslavi a guerra finita nei quaranta giorni del maggio-giugno 1945. Seguì lo stillicidio nella zona sotto amministrazione militare jugoslava, in cui andava consolidandosi la dittatura di Belgrado. Fu così che le potenze occidentali rappresentarono una possibile protezione ed un baluardo contro l’espansionismo jugoslavo. La resa incondizionata, firmata dal Regno d’Italia nel 1943, aveva tolto qualunque facoltà di intervento alle istituzioni italiane, mentre le prime crepe nella coalizione antinazista fecero sì che inglesi ed americani si interessassero maggiormente alle sorti dell’Adriatico. Il porto commerciale di Trieste e quello militare di Pola passarono sotto il controllo alleato dopo l’accordo di Belgrado nel giugno 1945, dando l’illusione che almeno il capoluogo istriano si sarebbe salvato dalle mire jugoslave. L’accoglienza concessa ai fuggitivi dalle dittature comuniste, che andavano rafforzandosi in Europa, consentì anche a migliaia di esuli giuliani, fiumani e dalmati di trovare una nuova sistemazione in grandi Paesi che avrebbero fatto parte dell’Alleanza atlantica o ne sarebbero stati partner (Stati Uniti, Canada, Australia). Codarin sottolinea inoltre come l’amore per la Patria e per la libertà che contraddistingue l’italianità adriatica si salvò, nonostante l’esilio, grazie alla Nato, che ha garantito la pace, la sicurezza e la libertà in un’Europa, uscita annichilita dalla Seconda guerra mondiale, e nel mondo occidentale. Si crearono così i presupposti – conclude Codarin affinché gli esuli adriatici potessero cominciare una nuova vita in Paesi liberi, democratici e sicuri: è bene ricordarlo nel momento in cui l’assetto della Nato è in discussione. (Inform)

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