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Egidio Todeschini: “A 700 anni dalla morte di Dante Alighieri. Candor lucis aeternae, un invito di papa Francesco a scoprire l’attualità della Divina Commedia”

ASSOCIAZIONI

Da Solidali e insieme,  Foglio del Centro Socio Culturale Italiano di San Gallo per la Svizzera Orientale ed il Liechtenstein

La lettera apostolica di papa Francesco, Candor lucis aeternae, dedicata ai 700 anni della morte di Dante, è un invito a scoprire cosa la Divina Commedia dica agli uomini e alle donne del nostro tempo.

La data per la presentazione del testo era quasi obbligata: il viaggio nella selva oscura inizia il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione, perché è per eccellenza l’inizio della storia cristiana, con l’incarnazione. Inoltre ai tempi di Dante in alcune città toscane era il primo giorno dell’anno.

Il titolo, Candor lucis aeternae, con cui inizia la lettera del Papa, è una citazione che Dante fa nel Convivio, la sua opera teorica più alta, e che trae dal libro biblico della Sapienza dove si parla della sapienza divina, che nel cristianesimo è incentrata in Cristo.

Dante era un credente e aveva una straordinaria conoscenza della Bibbia (è stato calcolato che la cita 588 volte) e pure della teologia e della filosofia del suo tempo. Quindi Dante ci invita ad approfondire la fede, a non vivere con superficialità. E poi c’è l’insegnamento che viene dall’arte, l’invito a cercare il bello, la luce, in questo tempo pieno di paure.

La Divina Commedia è un viaggio che comincia nelle tenebre, da “quell’aiuola che ci fa tanto feroci” e, attraverso la speranza, progressivamente ci porta alla liberazione dagli incubi rappresentati nell’inferno, per giungere alla meta finale che è l’armonia suprema del paradiso.

Il Papa definisce Dante profeta della speranza e insiste molto sul desiderio, insito nell’animo umano, che ha come punto di arrivo non una consolazione temporanea, ma la felicità in pienezza, data dalla visione dell’amore che è Dio. Insomma, con le nostre colpe, le miserie, le guerre e gli incubi del nostro tempo, dobbiamo ricordare sempre che esistono “le gran braccia” del Signore.

Infine, nella sua Lettera, papa Francesco fa un appello alle varie categorie – insegnanti, istituzioni culturali ed ecclesiali, artisti e letterati – perché facciano rivivere il messaggio del Poeta. Non basta commentare il testo, occorre far cogliere la bellezza, l’armonia, far capire che la fede è tutt’altro che mito, ma è ricerca di una sostanza.

E, come per la Bibbia non si può leggere tutto di seguito dal primo capitolo della Genesi all’ultimo dell’Apocalisse, così non si può leggere la Divina Commedia dal primo all’ultimo dei suoi 100 Canti. E’ meglio iniziare, come del resto si fa anche a scuola, scegliendo alcune pagine che sono più folgoranti.  (Egidio Todeschini* – Solidali e Insieme del 20 aprile 2021 /Inform)

*Missione Cattolica Italiana di Schaan, Liechtenstein

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