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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Ecologia con intelligenza

LIBRI

Articolo di Carlo Di Stanislao

Ex insegnante di psicologia ad Harvard,  collaboratore scientifico del “New York Times”. Ed autore del besteseller mondiale “Intelligenza emotiva” (1996), David Coleman ha appena pubblicato (in Italia per Rizzoli) “Intelligenza ecologica”, dove afferma che spesso l’acquisto “verde” è un miraggio, poiché  i pomodori “prodotti localmente” a Montreal, in Canada, vengono selezionati in Francia, crescono in Cina e germogliano in Ontario prima di arrivare nelle serre del Quebec. E su ogni oggetto che compriamo è nascosto un “cartellino del prezzo” aggiuntivo che paga il pianeta e quindi la nostra salute, anche se ci è impossibile valutarli correttamente, perché non ce ne accorgiamo, in quanto il nostro cervello non è attrezzato per farlo. Non basta quindi un’informazione trasparente per diventare consapevoli e migliorare la nostra vita.

Nel libro, inoltre, si introduce un concetto rivoluzionario: la cura per l’ambiente non è un movimento o un’ideologia, è il nostro prossimo gradino evolutivo, definito appunto intelligenza ecologica, da sviluppare come specie, non come individui, indispensabile per affrontare sfide troppo complesse per vincerle da soli. Perché l’uomo è un animale con una nicchia ecologica particolare da salvaguardare, ma che deve salvaguardare l’intero pianeta Terra.

Come il ricordato “Intelligenza emotiva” ed il riuscito “Intelligenza sociale”, Coleman dà vita ad un altro saggio chiaro ed affascinante, che inizia con il ripasso, dal sapore vagamente scolastico, sul funzionamento degli ecosistemi, sulla reti di interconnessioni e interazioni tra i diversi elementi di uno stesso ambiente; per poi lanciare alla comunità internazionale un concetto prima ristretto nell’ambito dell’ecopsicologia, noto soltanto agli appassionati, il concetto di inconscio ecologico: l’essere umano, essendo “figlio della vita”, è spontaneamente in grado di cogliere la complessità e può sviluppare la consapevolezza dell’impatto di ogni sua azione sui sistemi di cui è parte.

Se l’ecopsicologia approfondisce anche gli ecosistemi interiori, Coleman si concentra sull’impatto che la consapevolezza individuale può avere sulla società dei consumi, prima di tutto, risvegliando ogni singolo cittadino al consumo consapevole e all’impegno sociale senza rinunciare al proprio margine d’azione e di influenzamento sull’evolversi della vita: dall’andamento generale dei mercati e dei processi sociali, alle riunioni di condominio, alla gestione di una azienda.

La tesi fondante del pensiero dell’autore risiede nella grande asimmetria di informazioni tra consumatori e produttori, dal momento che l’atto di fare la spesa diventa quasi una routine in cui il cervello è libero di pensare ad altro, in cui l’affezionarsi a una marca è equivalente a mostrare una “inerzia cognitiva”, una forma particolare di pigrizia verso la possibilità di scegliere. Coleman individua nell’asimmetria di informazioni la causa di questo atteggiamento passivo dei consumatori.

I produttori non sono interessati a mostrare sulle confezioni come un determinato prodotto abbia inquinato la zona in cui è stato fabbricato, oppure come sia presente un ingrediente ritenuto responsabile di malattie gravi. Viceversa il consumatore potrebbe essere interessato a informazioni di questo genere, ma dal momento che non dispone di strumenti per ottenerle rimane impigrito nei riguardi della sua spesa. Per Coleman il cambiamento principale deve essere quello della “trasparenza radicale” o “trasparenza ecologica”.

Solamente se le informazioni degli impatti ambientali (inquinamento, emissioni di gas serra), sociali (retribuzioni eque, sfruttamento del lavoro minorile) e sanitarie (ingredienti tossici) fossero disponibili direttamente al consumatore, nel momento stesso in cui sta facendo la spesa, attraverso ad esempio delle valutazioni fornite da società terze e riassunte in pratici indicatori verdi, gialli e rossi, allora il mercato libero sarebbe spronato a ricercare la sostenibilità. I consumatori “votano” con i loro soldi le marche che si impegnano di più a ridurre i loro impatti, e allo stesso momento le altre aziende produttrici saranno spronate a fare lo stesso se non vogliono perdere quote di mercato.

Anziché teorizzare una sostenibilità fine a se stessa, che molti manager potrebbero anche vedere come un peso inutile, Coleman ci illustra come fare del bene per l’ambiente e per gli esseri umani significa vendere di più, conquistare maggiori clienti, avere successo. Come afferma l’autore sul finire del saggio, “in un mercato trasparente, fare la spesa diventa un atto geopolitico”. (Carlo Di Stanislao – Inform)

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