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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane: l’intervento del presidente della Migrantes mons. Montenegro

ITALIANI ALL’ESTERO

“Il valore del lavorare insieme e in sinergia”

ROMA – Il Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo, presentato l’11 giugno alla Domus Mariae. è il frutto del lavoro di 168 autori, per lo più docenti universitari e rappresentanti di istituzioni e associazioni impegnate nell’ambito delle migrazioni italiane all’estero, supervisionati da un consiglio scientifico di 50 esperti che rappresentano l’Italia e numerose altre nazioni. In sintesi, 1.500 pagine con 700 lemmi-articoli e 160 box di approfondimento, 17 appendici monotematiche, 500 illustrazioni a colori e in bianco e nero.

Nel suo intervento di apertura il presidente della Fondazione Migrantes, mons. Francesco Montenegro, ha sottolineato due aspetti: Il primo – ha detto – è il valore del lavorare insieme e in sinergia. Non è scontato che il lavoro con l’altro sia semplice, perché ciascuno mette del suo, le proprie conoscenze, le proprie esperienze culturali. Scendere a compromessi sia con se stessi e sia con l’altro per trovare i punti in comune è quanto di più difficile e scomodo da fare. Ma passato questo ostacolo, quando il lavoro è veramente condiviso la soddisfazione è tanta. Il DEMIM, Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni italiane nel Mondo è un’opera condivisa da circa 170 autori, con una regia – e non poteva essere altrimenti. Mi hanno raccontato della gestazione faticosa negli anni e di quanto sia stato difficile trovare legami e punti in comune quando gli stili, le professionalità, i punti di vista sono diversi.

Ma se c’è una cosa che accomuna tutti questi autori, e che poi è una sorta di filo rosso da rintracciare per tutta l’opera, è proprio l’amore per la migrazione e la sensibilità per i migranti. Non voglio dimenticare nessuno, ma ringraziare tutti sì. Ciascun autore, ciascun ente, struttura, organizzazione per la quale ogni autore lavora. Ognuno di noi è parte di questa storia che oggi raccontiamo: ne siamo testimoni, ma ne siamo anche protagonisti ciascuno con la propria esperienza personale e familiare.

Veniamo quindi al secondo aspetto -ha proseguito mons. Montenegro -. La multiculturalità fa parte della nostra realtà, ma noi italiani siamo stati tra i primi a produrla e ad esserne portatori. Oggi, riflettere sull’emigrazione significa parlare della nostra identità, in virtù dei percorsi che si sono tracciati nelle nostre storie familiari. In queste pagine ritroviamo, in qualche modo, la storia personale familiare e nazionale di ciascun italiano: di ognuno di noi, quindi, al di là degli studi intrapresi, della professione esercitata e del cammino di fede.

La società cambia, ma il destino migrante dell’uomo resta e lo tocchiamo con mano nei volti di tanti giovani che oggi decidono di prendere un aereo o un treno per cercare all’estero quel faticoso lavoro che in Italia non trovano. Ma lo vediamo anche nei volti sfiancati di fatica dei tanti migranti che approdavano ieri a Lampedusa e oggi sulle coste della Sicilia, occhi che hanno visto la guerra, la fame, la violenza che aspirano alla giustizia e alla dignità.

Come essere sordi al fratello che bussa alla nostra porta oggi? Proprio noi che abbiamo bussato per tanto tempo e che oggi ricominciamo a cercare la felicità da un’altra parte che non è la Bella Italia? La storia della migrazione coinvolge l’Italia e gli italiani oggi in modi diversi. I tempi sono cambiati: l’Europa chiama a nuovi diritti e a diversi doveri, a una nuova cittadinanza.

Il lavoro della Chiesa in Italia per le migrazioni si muove su due direttive: evangelizzazione e promozione umana. L’evangelizzazione porta necessariamente a valorizzare nella immigrazione, la presenza di circa un milione di cattolici di altre nazionalità, seguiti da 750 comunità e da 1.500 sacerdoti non italiani; e, in emigrazione, ad accompagnare gli italiani nei diversi paesi del mondo. L’evangelizzazione si apre al dialogo ecumenico – non dimentichiamo il milione e 500 mila ortodossi presenti in Italia e i 300mila riformati – come anche al dialogo interreligioso con un milione e 600 mila musulmani e il milione di altre persone che credono in almeno 189 altre religioni o sette.

La promozione umana porta a lavorare per i diritti delle persone migranti con un’attenzione particolare al tema dei diritti dei lavoratori, la protezione sociale e umanitaria, il diritto all’asilo, al ricongiungimento familiare, evitando che le migrazioni siano un motivo di lotta o conflitto sociale e combattendo ogni forma di discriminazione sociale e culturale.

Fondazione Migrantes, in particolare, è chiamata per statuto a studiare le migrazioni e da molti anni è attiva promotrice della conoscenza dell’emigrazione italiana di ieri e di oggi attraverso l’annuale Rapporto Italiani nel Mondo, – la cui nona edizione è in fase di preparazione come molti di voi presenti, autori, collaboratori, redattori, promotori sapete – un prezioso sussidio socio-culturale-pastorale che si avvale, anch’esso, della collaborazione di molti autori provenienti dal mondo accademico, dalle istituzioni e dall’ associazionismo.

Ma è indubbio che oggi parlare di promozione umana e di diritti significa anche parlare delle nuove forme di mobilità, dei tanti giovani che oggi in Europa lavorano senza aver contatti con l’Italia istituzionale, senza sapere come comportarsi con i contratti e la previdenza. Significa far fronte a nuove formule di welfare per i lavoratori, per le famiglie che si trovano a vivere e operare tra due o più contesti geografici lontani. Significa anche ripensare l’associazionismo, caratterizzandolo contemporaneamente per l’attenzione sociale e culturale.

Richiamo, a tal proposito, l’importanza di alcuni operatori che in Italia e all’estero sono chiamati a dare supporto ai migranti: nei Consolati, nelle Ambasciate, ma anche nelle associazioni, nei patronati. Senza dimenticare i nostri sacerdoti impegnati nelle migrazioni e per la mobilità, i religiosi e le religiose, i tanti laici impegnati nel volontariato. A tal proposito sottolineo il ruolo svolto dalle Missioni Cattoliche Italiane, che fin dall’inizio della vicenda migratoria sono state un presidio indispensabile per i connazionali. A tutti loro va il ringraziamento della Chiesa e la fiducia in un futuro caratterizzato da ancora più entusiasmo.

Concludendo, il presidente della Migrantes ha ringraziato i curatori dell’opera – Mina Cappussi, Enzo Caffarelli, Tiziana Grassi, Delfina Licata, Gian Carlo Perego – per l’impegno profuso; il Comitato Scientifico e ciascun autore. A tutti un doveroso ringraziamento per il servizio reso all’Italia tutta che da oggi può ripensare a se stessa e migliorarsi per il futuro attraverso la riflessione a cui la lettura di queste centinaia e centinaia di pagine spinge. Riprendendo il pensiero del nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – che ha voluto aprire il Dizionario con un suo personale saluto e qui siamo tutti a ringraziarlo – possiamo sentirci orgogliosi di quanto preziosa sia stata e sia tutt’oggi, la presenza degli italiani all’estero.

Tra gli altri interventi, quelli di Norberto Lombardi, CGIE, Consiglio Generale Italiani all’Estero, Tiziana Grassi, tra i curatori e ideatori con Mina Cappussi del progetto Dizionario Enciclopedico  delle Migrazioni Italiane nel Mondo, Mario Morcellini, “Sapienza” Università di Roma, Matteo Sanfilippo, Università della Tuscia di Viterbo; Francesca Alderisi, già conduttrice “Sportello Italia” – Rai International; Biagini, Università Sapienza di Roma, Corsini, Direttore Rai World, Goffredo Palmerini, ANFE, Associazione Nazionale Famiglie Emigrate; Enzo Caffarelli, direttore editoriale del Dizionario Enciclopedico– SER Itali Ateneo. Un pensiero di saluto è stato rivolto dalla Alderisi al compianto Mirko Tremaglia, il “padre” del voto per gli Italiani all’estero. (Inform)

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