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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Discusse in Aula due mozioni sulla tutela dei diritti previdenziali dei lavoratori italiani emigrati in paesi non appartenenti all’Unione europea

CAMERA DEI DEPUTATI

 

Chiesto l’impegno del Governo per l’istituzione di un tavolo tecnico volto a monitorare lo stato delle convenzioni bilaterali di sicurezza sociale e la ripresa dei negoziati per la stipula di nuove intese con i Paesi di emigrazione italiana nonUe. Gli intereventi dei presentatori delle mozioni Nissoli (Pi) e Dall’Osso (M5S) e dei deputati Fedi (Pd), Picchi (Fi) e Binetti (Area Popolare)

 

ROMA – Si sta dibattendo nell’Aula della Camera la mozione presentata da Fucsia Fitzgerald Nissoli (PI)  e Fabio Porta (Pd) e quella presentata da Matteo Dall’Osso (M5S),  concernenti iniziative per la tutela dei diritti previdenziali dei lavoratori italiani emigrati in paesi non appartenenti all’Unione europea.

La mozione Nissoli – Porta , che è stata sottoiscritta anche da altri deputati eletti nella circoscrizione Estero come Gianni Farina, Gugliemo Picchi (Pd) , Marco Fedi (Pd) , Mario Borghese (Maie), Mario Caruso (PI) e Alessio Tacconi (Misto) ,  impegna il Governo, alla luce delle importanti e sostanziali modifiche intervenute in questi ultimi anni nel sistema previdenziale italiano, ad istituire un tavolo tecnico, che veda la presenza dei rappresentanti dei ministeri interessati, dell’Inps e dei patronati nazionali, con il preciso compito di  monitorare lo stato delle convenzioni bilaterali di sicurezza sociale in essere e verificare la loro compatibilità con le modifiche intervenute nel sistema previdenziale italiano e l’eventuale conseguente necessità di rinegoziazione, nonché di verificare, a fronte dell’aumentata mobilità internazionale di lavoratori e lavoratrici sia in uscita che in ingresso in Italia, la necessità di stipulare nuovi accordi bilaterali di sicurezza sociale,completando il quadro giuridico di salvaguardia dei diritti sociali, e di aggiornare quelli in vigore, a garanzia di una più adeguata, efficace ed ampia tutela previdenziale. L’altra mozione, quella presentata da Dall’Osso, impegna il Governo “a porre in essere ogni iniziativa utile all’affermazione dei principi contenuti all’articolo 35, quarto comma, della Carta costituzionale, nel più ampio quadro di un processo di riforma delle tutele sociali e previdenziali nel nostro Paese, e a riprendere i negoziati, per la stipula e il rinnovo degli accordi bilaterali di sicurezza sociale con i Paesi di emigrazione italiana non aderenti all’Unione europea e, comunque, con tutti i Paesi stranieri, nei casi in cui emerga l’esigenza di intervenire per la stipula e/o la revisione degli accordi bilaterali”.

“Con questa mozione – ha spiegato aprendo il dibattito Fucsia Nissoli – vogliamo porre all’attenzione del Governo la necessità di adeguare le convenzioni internazionali bilaterali con i Paesi extra Unione europea in materia di sicurezza sociale, considerato che l’Inps eroga all’estero circa 500 mila prestazioni pensionistiche, oltre a quelle fornite agli emigrati rientrati in Italia” .  La Nissoli, dopo aver ricordato che le convenzioni bilaterali di sicurezza sociale sono state stipulate dal nostro Paese per tutelare i diritti previdenziali dei nostri emigranti, ha evidenziato come l’Italia sia stata antesignana a livello mondiale per quanto riguarda i trattati bilaterali sulla sicurezza sociale, come ad esempio quello stipulato con la Francia nel 1904 . “Un percorso – ha precisato la Nissoli – che è proseguito incrociandosi con l’azione delle organizzazioni internazionali del lavoro e che ha portato l’Italia a stipulare accordi anche con i Paesi d’oltremare in seguito alle nuove ondate migratorie verificatesi dopo la seconda guerra mondiale. In particolare, – ha proseguito la deputata eletta nella ripartizione America settentrionale e centrale – nel 1973 l’Italia ha stipulato un importante accordo con gli Stati Uniti mentre nel 1977 ne ha stipulato un altro con il Canada. Tali intese di sicurezza sociale si ispirano ai principi della parità di trattamento, dell’unicità della legislazione applicabile, nonché alla totalizzazione dei periodi assicurati, alla esportabilità delle prestazioni previdenziali e alla collaborazione tra le autorità competenti e gli organismi di sicurezza sociale dei Paesi contraenti gli accordi”.

883 del 2004, vige una disciplina ampia e tecnicamente avanzata, che permette di garantire un’adeguata protezione sociale dei cittadini comunitari, che si muovono liberamente all’interno dell’Unione europea, lo stesso non si può dire per i cittadini che si recano nei Paesi al di fuori dell’Ue, con i quali vigono ancora conven “L’attuale complessità del fenomeno migratorio – ha proseguito la Nissoli – e i mutamenti che sono intercorsi in questi anni, con una ripresa dell’emigrazione dall’Italia verso l’estero, in cui vi è anche una presenza di liberi professionisti, oltre che di lavoratori ex Inpdap, rende necessario un aggiornamento degli accordi in essere, in modo da contemplare nuove e più penetranti tutele per i lavoratori migranti dei giorni d’oggi. Se a livello comunitario il problema non si pone, poiché, conformemente al regolamento n.zioni bilaterali da aggiornare sia sul piano sostanziale che formale. Inoltre, – ha ricordato la deputata – vi sono Paesi, come alcuni dell’America latina, con i quali non abbiamo ancora stipulato adeguate convenzioni, nonostante una rilevante presenza migratoria italiana. Pertanto, i periodi di lavoro prestati nei Paesi dell’Unione europea, più Islanda, Norvegia e Svizzera, sono utilizzabili sul piano previdenziale dai dipendenti pubblici italiani mediante totalizzazione gratuita, mentre i periodi di lavoro prestati negli altri Paesi del mondo possono esser utilizzati dagli stessi dipendenti pubblici solo mediante riscatto oneroso”.

Ha poi preso la parola Matteo Dall’Osso che, illustrando la seconda mozione,  ha sottolineato come “la tutela dei lavoratori italiani all’estero, da sempre sostenuta dai sindacati ovvero dai patronati, dalla Cgil e dalle Acli , abbia visto nel corso degli anni un modificarsi di norme e convenzioni. In tale contesto, – ha continuato Dall’Osso – la mozione presentata dal M5S vuole porre al centro dell’attenzione dell’Esecutivo la necessità del rinnovo e della revisione delle convenzioni in essere con i Paesi cosiddetti di vecchia emigrazione, al fine di garantire, sia ai protagonisti della vecchia emigrazione sia  quelli della nuova emigrazione, un sistema contributivo certo e garantito da norme nuove ed adatte a diversi contesti lavorativi”. Secondo Dall’Osso inoltre, alla luce del crescente interesse dei nuovi emigranti italiani verso paesi non membri dell’Unione Europea,  diventa quanto mai prioritaria la stipula di convenzioni con  Paesi come la Russia, la Cina, l’India, il Brasile e il Sud Africa. “Ovviamente, – ha precisato Dall’Osso – questi accordi richiedono una reciprocità, anche per quel che concerne la tutela sociale, come, ad esempio, il reddito di cittadinanza, una misura che è prevista in 25 Paesi dell’Unione europea su 28, non essendo presente solo in Italia , in Grecia e Ungheria. Quindi, – ha concluso Dall’Osso – un consiglio che do al Governo è quello di approvare al più presto questo reddito di cittadinanza, che è già stato approvato  dalla Commissione bilancio del Senato”.

Ha poi preso la parola il deputato del Pd Marco Fedi, eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, che ha ricordato come le convezioni bilaterali non rappresentino solo il riconoscimento di diritti previdenziali, come ad esempio la sommatoria dei periodi di contribuzione versati in Paesi diversi o la portabilità della pensione contributiva, ma anche della più ampia sfera dei diritti e dei doveri delle persone in ambito lavorativo, fiscale ed economico. Diritti che non riguardano solo i nostri connazionali nel mondo, ma che rappresentano anche un tema di politica internazionale per la tutela delle tante persone che oggi nel mondo moderno vivono le complesse realtà che superano i confini nazionali. Realtà a cui, secondo Fedi, un paese moderno come l’Italia deve saper dare risposte adeguate attraverso nuove convenzioni bilaterali.

“La nostra epoca – ha poi spiegato Fedi – è caratterizzata da una mobilità lavorativa transnazionale che interessa sempre di più tutti i settori e tutte le attività lavorative, nessuno più sfugge. Oggi il nostro Paese si trova ad affrontare un nuovo esodo di giovani verso il mondo e il tema delle tutele previdenziali deve tornare ad essere centrale anche per loro. La mobilità nell’ambito dell’Unione europea oggi è tutelata sia nella fase professionale, ad esempio con il riconoscimento delle qualifiche, che nella tutela previdenziale. Per i Paesi extraeuropei dobbiamo continuare a lavorare, invece, per aggiornare le convenzioni già esistenti, ai cambiamenti in campo nazionale, ma anche alle nuove esigenze: dai fondi privati e complementari, ad esempio, assicurandone la piena portabilità, fino ai nuovi meccanismi di totalizzazione in sistemi previdenziali che mutano in ciascuno dei Paesi extraeuropei dove le nostre nuove migrazioni arrivano. Così come dobbiamo lavorare per il riconoscimento delle qualifiche professionali e dei titoli di studio, così come dobbiamo superare anacronistiche distinzioni tra pensioni pubbliche e private, che ancora oggi limitano l’applicazione di tanti accordi, vere e proprie discriminazioni tra categorie di lavoratori”.

Fedi, dopo aver ricordato che  a gennaio 2014 sono stati disposti a favore dei pensionati all’estero 358.210 pagamenti previdenziali, ha evidenziato come il costo delle convenzioni bilaterali ,deve intendersi mediato, se non in alcune situazioni addirittura superato, dall’elemento della reciprocità con altri Paesi in campo previdenziale e fiscale. “In sostanza, – ha precisato Fedi – ai sostenitori della tesi secondo cui le convenzioni costano troppo, per i quali l’Italia dovrebbe chiudersi in una sorta di splendido isolamento, ricordiamo i vantaggi economici e fiscali, il valore della reciprocità come strumento internazionale e la tutela delle persone, come aspetto centrale della tutela dei diritti umani”.

Per Fedi inoltre appaiono necessarie sia convenzioni bilaterali di sicurezza sociale che tutelino la vecchia e la nuova emigrazione, sia iniziative che superino l’ingiustificata distinzione tra lavoratori pubblici e privati in termini previdenziali e favoriscano lo scambio di informazioni a livello previdenziale e fiscale.

“Dobbiamo ancora migliorare – ha aggiunto Fedi – il regime dei cambi per assicurare efficienza e trasparenza per i pagamenti extra-euro delle pensioni. Le stesse modalità di pagamento sul conto corrente, le procedure di verifica dell’esistenza in vita e la verifica annuale dei redditi devono migliorare. In sostanza,  e questo è un appello che rivolgo al Governo, i miglioramenti nei rapporti con la pubblica amministrazione, con l’INPS e la Citibank, devono essere in linea con le migliori pratiche amministrative e con l’agenda digitale e la comunicazione elettronica che ci vede impegnati in Italia. L’idea di parità di trattamento, estesa anche alle procedure burocratiche amministrative, è quello che chiediamo.

Infine,  – ha concluso il deputato del Pd – per quanto riguarda  il lavoro insostituibile svolto all’estero e in Italia dei patronati, auspichiamo una convenzione che affidi ai patronati, nell’ambito dell’attività di sussidiarietà che già svolgono accanto alla rete consolare nel mondo, un ruolo di ulteriore assistenza e sostegno ai nostri connazionali stabilmente residenti all’estero,  ai nuovi migranti che si spostano nel mondo e alle imprese nei rapporti previdenziali locali”.

Dal canto suo Guglielmo Picchi (Fi), eletto nella ripartizione Europa, ha ricordato come questo tema previdenziale riguardi tanti giovani italiani che oggi sono costretti ad emigrare dal nostro Paese. “Negli ultimi anni – ha spiegato Picchi –  il numero di cittadini italiani che sono andati a lavorare all’estero è costantemente cresciuto, è cresciuta la mobilità, sono cresciuti i contratti e le formule di lavoro a cui questi cittadini sono andati incontro. Pertanto, come Paese ci troviamo ad affrontare problemi nuovi e più complessi rispetto alle vecchie convenzioni bilaterali che il nostro Stato aveva stipulato nel corso degli anni con tantissimi Paesi. Convenzioni che ora non sono più sufficienti ed attuali. Siamo spesso di fronte – ha proseguito Picchi – ad una mobilità nuova, che riguarda diversi Paesi. Non più lavoratori che si trasferiscono dall’Italia verso l’estero e che, quindi, come in passato hanno un percorso misto di carattere bilaterale tra l’Italia e il nuovo Paese di residenza e lavoro, ma siamo di fronte a casi di multilateralità dei Paesi in cui vengono offerte le prestazioni lavorative da parte dei nostri cittadini. Quindi il problema di una totalizzazione che vada a ricostruire l’intera carriera contributiva dei nostri connazionali e il problema della portabilità divengono fondamentali e devono essere affrontati in modo più adeguato rispetto a quanto è avvenuto finora”.

Dopo aver segnalato l’esigenza di superare le attuali differenziazioni previdenziali tra il settore pubblico e quello privato, Picchi  ha evidenziato la necessità di affrontare sia le problematiche di tipo previdenziale dei cittadini comunitari e non che vengono a lavorare in Italia, sia la grave questione delle motivazioni che spingono tanti giovani italiani ad abbandonare il nostro paese per cercare lavoro altrove. Un problema non di nicchia, ma che riguarda l’intero paese.

E’ infine intervenuta Paola Binetti (Area Popolare) che ha rilevato come questo problema previdenziale riguardi sia l’immigrazione  che l’emigrazione e presenti notevoli differenzazione a seconda delle convenzioni bilaterali stipulate e della disponibilità dei vari paesi. La Binetti ha anche evidenziato come  a tutt’oggi i nuovi profili professionali emergenti, come ad esempio gli studenti, i ricercatori e i liberi professionisti, che si recano all’estero spesso non riescano ad avere il riconoscimento dei contributi versati in maniera analoga a coloro che si trovano in Italia.  “Occorre intervenire su questa normativa, – ha aggiunto la Binetti – rivedendo prima di tutto il senso delle convenzioni, verificando cioè che le suddette esprimano, perlomeno per quanto attiene il nostro Paese, il rispetto della normativa italiana e che vengano fatte davvero con quei Paesi verso cui, ad oggi, i flussi migratori dall’Italia risultino importanti e significativi. Ad esempio, al momento non vengono presi in considerazioni i Paesi dell’est-asiatico, mentre invece sappiamo quanto sono forti i flussi migratori anche qualificati verso nazioni come la Cina. Sono invece presi in considerazione in modo parziale attraverso convenzioni i Paesi dell’America latina, gli Stati Uniti, il Canada e l’Australia, ma certamente queste convenzioni non coprono altre regioni. Pertanto, bisogna rivedere i contenuti di questi accordi, per quanto riguarda i luoghi e i profili professionali coinvolti”. (Inform)

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