direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Di Sarro e Villa conquistano Pretoria

MOSTRE

Da “La Gazzetta del Sudafrica”

PRETORIA – Ci sono nel mondo e ci sono sempre stati grandi personaggi che per un motivo o per l’altro restano almeno parzialmente nell’ombra o non emergono come potrebbero per la qualità del loro pensiero e del loro lavoro. Due di questi grandi stanno in questo momento conquistando Pretoria, armati soltanto delle loro opere perché entrambi sono morti da tempo. Sono Luigi Di Sarro ed Edoardo Villa, fianco a fianco nella mostra World Disclosure, inaugurata l’altro giorno nel Museo Villa all’Università di Pretoria. Il primo ebbe una vita troppo breve per poter emergere nella pienezza delle sue qualità e intuizioni artistiche, il secondo, dopo gli anni giovanili della prigionia a Zonderwater, scelse coscientemente di restare tutta la vita nella penombra della sua casa di periferia a Johannesburg. Adesso sono insieme nel museo che porta il nome di Villa perché contiene tutte le opere  che lo scultore donò all’ateneo prima di morire.

L’opening è andata benissimo (pochissimi italiani ma molti sudafricani, persone con ruoli importanti, alcuni ambasciatori di altri paesi, professori e giovani studenti dell’università).

La mostra, allestita dalla curatrice Paola Ballesi, è bella ed è nei fatti una vera e propria installazione che ripropone abbastanza fedelmente i due progetti originari esposti da Luigi Di Sarro negli anni 70: delle sculture in tondino di ferro e delle gigantografie da disegni. Quest’ultimo sorprendentemente contemporaneo nella sua idea di creare un’opera dell’opera riproducibile: oggi si definirebbero “multipli”. Di Sarro, accanito sperimentatore, era fortemente ancorato alla sua epoca, pur con la dimensione ribelle di chi non vuole accontentarsi mai e ha lasciato nelle sue opere decine e decine di spunti poi diventati chiari e leggibili negli anni seguenti.

Un percorso di ricerca e di vita che è stato analizzato e spiegato dalla Professoressa Ballesi durante la Lecture Accademica tenuta venerdì mattina alla Biblioteca Kerensky dell’Università di Pretoria.

Durante l’opening, dopo il saluto del rettorato, questi sono stati i punti principali dei vari discorsi:

Theo van Wyk, Head of Department: University of Pretoria Arts – Uno dei fiori all’occhiello e dei ruoli operativi del dipartimento di UP Arts (University of Pretoria Arts) è l’organizzazione di mostre temporanee significative in collaborazione con altri enti culturali. L’inaugurazione di World Disclosure, questo il titolo della mostra temporanea riconosciuta a livello internazionale, segna uno di questi obiettivi. Questa esposizione è frutto della collaborazione tra l’Istituto Italiano di Cultura di Pretoria e i musei dell’Università di Pretoria. Sia le opere scultoree di Villa che quelle di Di Sarro fanno un riferimento chiaro alla vita umana e all’esistenza degli esseri umani sulla terra. Entrambi hanno lasciato un’eredità artistica che è un’interpretazione fenomenica e filosofica del mondo che ci circonda. Tale interpretazione viene presentata come un’analisi critica dell’esistenza della razza umana sulla terra. Siamo onorati di condividere le loro opere d’arte per la prima volta insieme nella stessa esposizione.

La dottoressa Anna Amendolagine, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Pretoria, ha detto che sono stati vari i motivi che hanno indotto l’IIC a presentare la mostra intitolata World Disclosure dell’artista italiano Luigi Di Sarro a Pretoria. Di sicuro tutti questi motivi hanno una cosa in comune: in un modo o nell’altro riconducono all’idea di dialogo. Il primo dialogo è quello che si è stabilito con il Centro Luigi Di Sarro, che già nel 2017 aveva proposto a questo Istituto di realizzare insieme in Sud Africa una mostra sull’artista, in occasione del circuito di eventi internazionali legati al 40° anniversario della morte dell’artista, anche con intenti divulgativi, accademici ed educativi. Nel perseguire la sua missione di instaurare e coltivare il dialogo interculturale tra Italia e Sud Africa, l’Istituto stabilisce relazioni con le maggiori istituzioni culturali sudafricane. In particolare con questa mostra si viene a stabilire per la prima volta nella storia dell’Istituto un dialogo artistico con i Musei dell’Università di Pretoria, una delle istituzioni museali più prestigiose e qualificate del Paese.

Alla base del concept della mostra World Disclosure, curata dalla professoressa italiana Paola Ballesi, si trova il dialogo che intercorre tra le opere, per la maggior parte scultoree, di Luigi Di Sarro ed Edoardo Villa. La mostra è composta da otto sculture e dodici gigantografie, riprodotte da disegni originali di Di Sarro del 1972, alle quali si affiancano otto sculture di Villa. Due poetiche artistiche a confronto che entrano in questo modo in diretto dialogo tra loro. E fanno riflettere, discutere, ragionare. Per primi hanno ragionato e hanno dialogato tra loro i due curatori della mostra: Paola Ballesi, che abbiamo già citato, e Daniel Rankadi Mosako, curatore del Museo Edoardo Villa.

Degna di nota, in questo contesto, la donazione che il Centro Di Sarro ha fatto ai Musei dell’Università di Pretoria: due calcografie originali dell’artista, che vanno a creare così un legame culturale ancora più saldo fra l’Italia e il Sud Africa, un dialogo permanente con l’università e con gli studenti di arte, con artisti, studiosi e ricercatori sudafricani, i quali avranno l’opportunità non solo di ammirare le opere di Di Sarro nei 3 mesi di esposizione ma anche di attivare un percorso di conoscenza e didattico sull’artista con studi, ricerche e tesi di laurea.

Commovente e informativo, infine, l’intervento di Alessandra Di Sarro, ideatrice di questo scambio culturale fra Italia e Sud Africa e nipote di Luigi, la quale ha detto, fra l’altro, che  “per noi familiari di Luigi Di Sarro la diffusione della sua opera e del suo pensiero è missione primaria. Il Centro Luigi Di Sarro nella sua sede romana è contemporaneamente Archivio storico che conserva le opere e i materiali che costituiscono il Fondo Di Sarro, ma è anche un centro studi sull’arte contemporanea che lavora a livello di ricerca accademica e nella promozione dei giovani artisti. Il Centro è una associazione culturale no profit, che offre ai giovani, nello spirito che ha sempre animato Luigi Di Sarro (che nella sua attività di professore nelle Accademie di Belle Arti riponeva enorme speranza e impegno), possibilità di farsi conoscere attraverso mostre, progetti e residenze internazionali, come quella che dal 2009 è operativa in Sudafrica, dove ARP-Art Residency Project fino ad oggi ha fatto viaggiare tra i due paesi oltre 20 artisti”.

“La conoscenza reciproca e la conoscenza del mondo  – ha continuato la dottoressa Di Sarro – sono un ponte necessario al quale non si deve mai rinunciare, anche in presenza di spinte buie e oscure. Paure e diffidenze non risolvono i problemi, al contrario creano conflitti. E questa è storia che qui in Sudafrica tutti conoscono, ma che la vecchia Europa sembra a volte dimenticare. E’ davvero con enorme gioia che apriamo il 40ennale di celebrazioni dal Sudafrica, paese con il quale abbiamo costruito in oltre 10 anni di attività un forte legame, ma in particolare da Pretoria, dalla sua università carica di storia e fascino, e dai suoi studenti, con la speranza che questo sia un seme che germogli forte nel segno della cultura e del dialogo. Le due grafiche e il piccolo fondo di volumi che rimarranno al Museo saranno, speriamo, il seme per studi e ricerche su Luigi Di Sarro e l’arte italiana contemporanea tutta.

“Tra l’altro, questo posto a me personalmente è molto caro, perché Edoardo Villa è stato una delle prime persone che ho incontrato nel mio primo viaggio in Sudafrica nel 1997 (realizzavo un documentario) e della lunga intervista – che ancora conservo – e del poster con la dedica di suo pugno – che è a casa mia da allora – ho un ricordo indelebile. Pur avendo poi incontrato Villa anche in anni successivi, quella prima visita al suo studio nella sua casa di Johannesburg, i suoi occhi chiari e vivaci, la sua storia bella e appassionata, di vita e di arte, sono stati parte della mia personale scoperta di questo fantastico paese.

“Nel ringraziarvi tutti di essere qui voglio citare un breve aforisma, scritto da Luigi nel 1965: “Sono nato per andare nel mondo/ e correre, per conoscere l’aria,/ l’acqua e la terra. …” le sue parole sono penso il miglior benvenuto a visitare questa mostra e scoprire la sua opera e la sua poetica”.(La Gazzetta del Sudafrica.net, 3 marzo/Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform