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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Di Maio: “All’Europa chiederemo di avere i fondi necessari per i cittadini italiani”

EMERGENZA COVID-19

L’intervento alla trasmissione “Non è l’Arena”

ROMA – Il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, è intervenuto nella trasmissione “Non è l’Arena” su La 7 condotta da Massimo Giletti parlando dell’attualità legata all’emergenza Covid-19, ossia a quella che sembra davvero una guerra, dal punto di vista economico e del numero di vite umane. “Ho usato il termine guerra per far capire agli irresponsabili che stanno violando le norme di contenimento che mentre ai nostri nonni veniva chiesto di combattere al fronte a noi viene invece chiesto di stare sul divano di casa”, ha spiegato Di Maio ringraziando chi è costretto ad uscire per lavorare o combattere in prima linea l’emergenza negli ospedali. “Le istituzioni devono mantenere il sangue freddo per sconfiggere questo nemico invisibile. Abbiamo ricevuto la solidarietà e gli aiuti da tutto mondo: da alcuni Paesi europei, dalla Cina, dalla Russia e poi anche dagli Usa”, ha risposto il Ministro incalzato dal conduttore sul fatto che i primi aiuti siano arrivati per lo più dai Paesi extra Ue. “Dall’europa – ha aggiunto – adesso attendiamo il miglior accordo possibile per avere tutti i fondi che servono ad aiutare gli italiani, ossia famiglie, lavoratori e imprese. Non può esistere un limite di fondi davanti a una crisi economica senza precedenti e quindi diremo il nostro no ad accordi al ribasso. Non faremo il gioco di chi ci vuole fuori da quel tavolo europeo, perché se cade uno cadono tutti. Questo però non vuol dire che stiamo chiedendo agli altri di pagare i debiti dell’Italia”.

“L’Italia ha bisogno di 100 milioni di mascherine al mese più centinaia di ventilatori polmonari. Nella fase 2 avremo bisogno di ancora più mascherine perché la gente tornerà ad uscire. La nostra produzione interna non riesce a soddisfare questa esigenza. Ho chiesto quindi alla rete diplomatica e consolare di reperire il materiale: ad oggi sono arrivati oltre 50 milioni di mascherine, di cui il 50% in dono. Di queste, 22 milioni vengono dalla Cina. Abbiamo stipulato un accordo con un’azienda cinese per ulteriori 180 milioni di mascherine”, ha spiegato Di Maio precisando come tuttavia, anche pagando, questi strumenti di prevenzione non sempre si sono ottenuti facilmente da altri Stati perché “quando è stata dichiarata la pandemia ogni Paese ha chiuso le esportazioni anche per chi pagava”. Il Ministro poi ha ricordato come, per il fabbisogno interno, alcune importanti aziende italiane si siano riconvertite. “E’ tale il bisogno di questo materiale che a me non interessa se vado a comprare da governi comunisti o sovranisti, perché lo scopo è quello di salvare vite: la politica potrebbe inoltre dare un segnale tagliando per esempio lo stipendio dei parlamentari”, ha aggiunto Di Maio  che ha proseguito “L’Italia, in tutto l’occidente, è stato il primo Paese colpito ed anche il primo ad usare misure forti, tanto che gli altri Stati adesso citano l’Italia come modello da seguire”, ha spiegato il Ministro al quale è stato domandato se gli iniziali disaccordi sulla pericolosità del virus, tra gli stessi addetti ai lavori e scienziati, abbia influenzato in qualche modo le decisioni politiche. “Non appena abbiamo avuto certezza del primo focolaio a Codogno e Vò Euganeo abbiamo applicato la misura più estrema, quella del lockdown, come non si vedeva dal dopoguerra. Da fine gennaio avevamo già bloccato i voli con la Cina. La stessa Cina aveva messo in lockdown solo la città di Wuhan e la regione dello Hubei, ha precisato Di Maio smentendo di fatto ritardi nel prendere provvedimenti dovuti a divergenze nella comunità scientifica.

Come modulare la riapertura? “Dividiamo la fase 2 dalla riapertura, che non vuol dire usciamo tutti altrimenti si rischia una ricaduta. Non sono restio a individuare una data ma questa deve venir fuori da evidenze scientifiche. La responsabilità politica è la nostra ma la scienza ci dica quando possiamo stare sicuri che i cittadini uscendo di casa non finiscano in terapia intensiva, dove ci sono persone anche giovani”, ha aggiunto il Ministro.  (Inform)

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