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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Deputati Pd estero: nella promozione della lingua e cultura all’estero superare i confini italocentrici

LINGUA E CULTURA ITALIANE

 

ROMA – Ad un anno di distanza dagli Stati generali della lingua italiana, si è tenuto a Firenze l’evento “Riparliamone: la lingua ha valore”, promosso dal sottosegretario Mario Giro e organizzato dal MAECI. Oltre all’aggiornamento dei dati sullo studio della nostra lingua nel mondo e ad un’informativa sullo stato di avanzamento di alcuni impegni operativi assunti in occasione degli Stati generali, si è svolta anche una tavola rotonda che ha consentito di verificare, attraverso la testimonianza di rappresentanti di importanti imprese operanti all’estero, quanto sia efficace e produttivo in ambito globale il legame tra lingua italiana e l’internazionalizzazione del Sistema Paese.

Dell’evento, coincidente purtroppo con i lavori parlamentari, abbiamo avuto una conoscenza indiretta, desunta dalle dettagliate notizie di stampa e dalle informazioni assunte da alcuni presenti – affermano in una nota i deputati del Pd eletti nella ripartizione Estero-. Poiché si parla della principale leva strategica di cui l’Italia dispone per la sua proiezione internazionale, ci sembra opportuno non far cadere nel vuoto l’iniziativa, ma intervenire sulla sua impostazione e nel merito di alcune questioni.

Prima di tutto, ci sembrano apprezzabili alcuni aspetti – proseguono Gianni Farina, Marco Fedi, Laua Garavini, Francesca La Marca, Fabio Porta e Alessio Tacconi -. È certamente utile, così, il costante e più attento monitoraggio di quanti si applicano allo studio della nostra lingua nel mondo, anche se i dati, oggi solo accostati e sommati, vanno resi comparabili per aree geografiche, strutture formative e tipologie didattiche. In secondo luogo, è positivo il maggiore dialogo che il MAECI sta favorendo tra soggetti pubblici, enti e istituzioni che sono impegnati in ambito nazionale nella tutela e promozione della nostra lingua. È da salutare con favore, ancora, la maggiore attenzione per l’uso delle tecnologie sia a scopo informativo che formativo e didattico, soprattutto quando, come nel nostro caso, si tratti di un’offerta linguistico-culturale proiettata in un ambito vastissimo, grande praticamente quanto l’intero pianeta.

Con la stessa chiarezza, ci sia consentito di manifestare una perplessità riguardante l’impostazione generale dell’intervento di promozione della lingua e cultura italiana all’estero: il persistente italocentrismo nelle decisioni e nel coinvolgimento delle forze da impegnare in questo grande e complesso sforzo di presenza dell’Italia nel mondo. Negli organismi di coordinamento e di lavoro, la presenza di persone che vivono ed operano all’estero è praticamente inesistente, nelle iniziative, quando c’è, spesso è simbolica, quasi ornamentale. Eppure, chi conosce il mondo dell’italianità all’estero sa che vi sono istituzioni formative, centri culturali, ricercatori, intellettuali di prim’ordine; sa che vi sono esperienze realizzate sul campo e buone pratiche che sarebbe prezioso far conoscere e, quando occorre, diffondere. Il livello di produzione culturale e scientifica, anche nel campo dell’italianistica, è elevato e potrebbe essere un reale valore aggiunto per il nostro sistema linguistico-culturale.

Persiste, purtroppo, un’idea tradizionale della cultura italiana, quella di un patrimonio sedimentato e tetragono nei suoi canoni e nei suoi indirizzi e si rinuncia nei fatti all’idea di una cultura aperta e plurale, costruita dinamicamente nel confronto tra le sue diverse espressioni, che si manifestano tanto in Italia quanto all’estero. Da questo punto di vista, l’impegno pur apprezzabile di razionalizzazione del sistema linguistico-culturale rischia di rivelarsi parziale e inadeguato rispetto alla complessità delle situazioni che sono maturate e rinvia ad una riforma più profonda che finora si è cercato di allontanare, anche per non turbare vecchi e nuovi equilibri di natura non esclusivamente culturale.

Un altro aspetto che forse avrebbe meritato un discorso più esplicito e trasparente è il collegamento tra risorse e promozione. L’evento di Firenze è caduto nelle ore in cui è arrivata la notizia di un ulteriore taglio nella legge di Stabilità alla dotazione dei corsi di lingua e cultura. Non è facile per nessuno passare dalla poesia alla prosa, ma forse una voce di preoccupazione e di allarme sollevata in un evento di grande risonanza come quello di Firenze  concludono Farina, Fedi, Garavini, La Marca, Porta e Tacconi – avrebbe aiutato quanti, noi tra gli altri, saranno impegnati nelle prossime settimane a recuperare le risorse che ancora una volta all’interno del bilancio del MAECI si pensa di togliere alle politiche per gli italiani all’estero. (Inform)

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