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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Dal Marocco, Renato Zilio: “Quaresima : pellegrinaggio nel Sahara”

MONDO MISSIONARIO

 

CASABLANCA – « La gloria di Dio è l’uomo vivente » affermava sant’Ireneo di Lione. E proprio nel Sahara che avverti questa grandezza : sentirti un essere vivente. Sei immerso in un paesaggio grandioso, che ti spoglia e ti riempie, allo stesso tempo. E ti fa camminare, nudo della tua umanità, in mezzo a un universo minerale spettacolare. Vastissimo ed emozionante. È il mondo prima della nascita dell’uomo ed è il mio pellegrinaggio nel Sahara…

Paradossalmente, in questa immensità, un essere umano « non sente più la sua esistenza come un lampo sulla terra » ricorda Théodore Monod, famoso geologo francese. Camminare è sentire solo il rumore dei tuoi passi sotto il cielo immenso del Sahara. Una calotta gigantesca ti sovrasta e va da un capo all’altro della terra. E l’amplissimo orizzonte ti dà il senso di uno spazio e una libertà infiniti… Il deserto ti lavora come uomo cosmico, autentico, spoglio delle sue inutilità.

Solo un po’ d’acqua, la Bibbia e quell’incessante preghiera litanica del pellegrino russo che ti scava l’anima: Signore Gesù, figlio di Dio, salvatore, pietà di me peccatore!, mi tengono compagnia tutto il giorno. Torno a casa, così, solo al tramonto. Alla casbah di Ibrahim.

Camminare è apertura al mondo: invita all’umiltà, a cogliere avidamente l’istante e lo spazio attraverso il corpo e tutti i suoi sensi. Avanzare, così, traccia un cammino non solo nello spazio, ma dentro di sé. È, infatti, percorrere le sinuosità del mondo, ma anche le proprie in un atteggiamento di accoglienza e di alleanza. Immerge in una forma attiva di meditazione, che sollecita la tua piena sensorialità. E impari a vivere « con meno artificio, con meno rumore, con meno furore » commenta sempre Monod, grande appassionato di deserti.

Solitario, assapori ogni cosa, ogni istante. Ogni passo. Anche se « non si è mai così meno soli di quando si è soli »: emergono, prepotenti, infatti, tutta la tua vita, la tua storia, il male e il bene che hai fatto. Camminare nel deserto, in realtà, « traccia lentamente un sentiero che risale il tempo e libera i ricordi ».

Mentre il deserto pulisce e affina l’anima come una lima. Insegna i gesti in simbiosi con il corpo e una certa lentezza interiore. Ti dà la nozione di immensità, del tempo e dell’eternità.

Dopo una giornata intera di paesaggio desertico, errando ramingo come un antico ebreo, la gioia finalmente, alla sera, di essere accolto dalla verde oasi musulmana di Ibrahim. Il deserto, però, fa emergere tutti i tuoi idoli e ti illumina sul senso vero di idolo e del suo contrario, icona. Idolo e icona: stessa origine etimologica. Stessa relazione con lo sguardo, con il sacro e il bello. Ma un’opposta dinamica. Comprendi come l’idolo concentra tutte le forze, l’attenzione, il potere: è autoreferenziale, per eccellenza. L’icona, al contrario, rinvia ad altro, a qualcosa di più grande. Non è che un raggio della luce del Divino, del trascendente.

E, così, ti fai idolo quando vivi un protagonismo eccessivo o un attivismo esagerato, ti metti al centro dell’ammirazione, dell’attività o dell’obbedienza di altri. Ansiosamente e dappertutto cerchi sempre un piedistallo. Ed è quando ci si arroga ogni forza, ci si identifica con Dio o con la sua volontà.

Sarà la preghiera che ti renderà icona: essa stessa, icona della presenza di Dio che desideri al tuo fianco. Il vero leader sarà sempre un’icona, colui che cammina accanto agli altri un passo innanzi… per cercare insieme qualcosa di più grande e di più bello. Il deserto mi riporta alla figura di Abramo, di Mosè, di tanti altri leader…, perché esserlo significa possedere il carisma della speranza e della fiducia. Non sarà questi un realista, un gestore, semplicemente. Il deserto ti insegna a distinguere fra la gente un leader dallo sguardo: è differente da quello di ogni altro essere. Gli occhi gli brillano: ha una visione davanti a lui. Non vede a una spanna dal suo naso, come spesso i nostri leaders. Vede il mondo che sarà domani, sa captare il futuro che sta nascendo. Avverte i bisogni nuovi e vitali di un popolo che cammina e ciò diventa una forza mobilizzatrice per sé e per gli altri. Sa risvegliare le vostre forze migliori, perché le intravede, le chiama alla vita, al cammino e alle sfide… Non abbatte, ma suscita. Incoraggia. Stimola, potentemente. Oh sì, sorprendente lezione del deserto !

« Signore, presta i tuoi occhi ai nostri leaders ! », dovrebbe essere la nostra preghiera quotidiana. (Renato Zilio*/Inform)

*Missionario scalabriniano a Casablanca

 

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