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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Da “La Stampa.it” : Legge elettorale, la Camera al voto, niente intesa sulla parità di genere

RASSEGNA STAMPA

 

Il governo: “Decide il Parlamento”

A Montecitorio tre rinvii. Stallo anche sulla ripartizione dei seggi.

Sulle quote rosa Pd, Forza Italia, Ncd e SC lasciano “libertà di coscienza”

E il relatore di FI in Commissione chiede il ritiro del «Salva-Lega»

 

  ROMA -Slittamento a ripetizione, alcuni nodi ancora aperti, le opposizioni sulle barricate e il governo – sostenuto da una ampia maggioranza che comprende Forza Italia – al lavoro sui due nodi principali da sciogliere: le quote rosa e la ripartizione dei seggi. È un lunedì in salita per la riforma della legge elettorale su cui oggi sono chiamati a esprimersi i deputati.

I NODI APERTI 

I due giorni di pausa del weekend non hanno sciolto i dilemmi principali che sono soprattutto due: da un lato la parità di genere per cui si sono battute 90 parlamentari e la stessa presidente della Camera, dall’altro la ripartizione dei seggi, che si lega alle multi-candidature.

LIBERTA’ DI VOTO 

A seguito dell’incontro che il ministro per i rapporti con il parlamento, Maria Elena Boschi, ha avuto questo pomeriggio con i presidenti dei gruppi di Pd, FI, Sc e Ncd, il governo ha annunciato che «sugli emendamenti in tema di parità di genere, firmati in modo trasversale da vari gruppi, si rimetterà al voto di Montecitorio. Anche la commissione Affari costituzionali si rimetterà all’Aula per quel che riguarda i tre emendamenti alla legge elettorale sulla parità di genere, a prima firma Agostini del Pd e sottoscritti trasversalmente da varie deputate di altri partiti. Lo ha stabilito il comitato dei nove.

SALTA IL «SALVA-LEGA» 

Dovrebbe essere risolta invece la questione «Salva-Lega»: l’emendamento prevedeva che un partito o un movimento forte elettoralmente su di un territorio potesse ottenere seggi in Parlamento anche senza superare le soglie stabilite a livello nazionale. Ma Forza Italia lo ha ritirato.

TRATTATIVA FINALE 

Ma l’accordo finale è tutt’altro che vicino. «Ci sono ancora dei punti aperti, cioè che non sono stati votati ma accantonati. Tra questi, la delega al governo per le tabelle sui nuovi collegi, le multi-candidature. Si sta lavorando a emendamenti che consentano di raggiungere un’intesa» ha spiegato Sisto. L’Aula ha concesso la dilazione dei tempi, ma Lega, M56, Sel, Cd e Fdi hanno chiesto che la legge, e la trattativa, approdasse in una sede istituzionale, o l’aula stessa o la commissione. 

LA PROTESTA DELLE DEPUTATE 

Le deputate tuttavia non sembrano intenzionate a demordere e hanno annunciato che chiederanno che l’emendamento Agostini venga votato dall’aula. Il governo ha fatto sapere che si rimetterà al voto di Montecitorio. Oltre alla parità di genere, poi, restano ancora da sciogliere i nodi sulle multicandidature – emendamento richiesto da Ncd, che al momento prevede un massimo di otto candidature multiple ma che gli alfaniani vorrebbero portare a 10 – e sul salva-Lega – emendamento di Forza Italia, ora accantonato, che trova l’ostilità dei partiti “piccoli” e della minoranza Pd -. Ma il vero impasse, viene spiegato, è sulla delega al governo e sulla ripartizione dei seggi. (La Stampa.it , 10 marzo 2014)

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