FARNESINA
MILANO – Nel corso della Conferenza Nazionale dell’export e dell’internazionalizzazione delle imprese, realizzata a Milano nell’ambito degli Stati Generali della Diplomazia, si è svolto un panel sulle prospettive di alcuni mercati strategici del mondo nel corso del quale vari ambasciatori hanno approfondito questo tema. Nel corso del dibattito , moderato dalla giornalista Mariangela Pira, l’Ambasciatrice d’Italia negli Stati Uniti Mariangela Zappia ha in primo luogo posto l’accento sulla transizione presidenziale in atto negli Usa. “Dal 20 di gennaio ci sarà una nuova amministrazione che si presenta con un’agenda potenzialmente complessa, ma credo che abbiamo gli strumenti per intraprendere il dialogo” ha affermato l’Ambasciatrice. Zappia ha rammentato l’esistenza di due tendenze nell’alveo della nuova amministrazione: la prima “del mercato finanziario che vede in questa politica dei dazi un qualcosa di potenzialmente pericoloso per la stessa economia americana e l’altra puramente protezionista che considera la politica dei dazi una politica industriale, al fine di riportare la produzione in America ”. Per l’Ambasciatrice vi è la possibilità per il nostro Paese di entrare in questo dibattito “portando un’agenda positiva nell’interlocuzione che ci sarà con l’amministrazione Trump”. Zappia ha poi sottolineato l’importanza che l’imprenditore italiano nei suoi viaggi all’estero si rechi presso l’Ambasciata per avere il polso della situazione e per muoversi in un ambiente cooperativo e favorevole. Ha poi preso la parola l’Ambasciatore d’Italia in Germania Armando Varricchio il quale ha ricordato che per il secondo anno di fila la Germania sta attraversando un periodo di recessione. Per l’Ambasciatore “Il motivo di interesse è osservare la grande trasformazione che attraversa la Germania. Il tema di fondo è come questo Paese continui ad essere una grande potenza industriale” nella prospettiva dei nuovi cambiamenti internazionali, tra cui il cambio di amministrazione del grande alleato americano. Varricchio si è poi soffermato sulle prospettive dell’economia europea: “Ricordo i due rapporti redatti da italiani, Letta e Draghi, uno punta sulla necessità di preservare il mercato interno dell’Europa, l’altro invece propone di ripensare la sfida della competitività, passando da un alleggerimento delle regole ed una riflessione nuova sul tema delle riforme”. In proposito Varricchio ha sottolineato, al fine di favorire la crescita, un mix di investimenti, anche privati, da parte dell’Europa, dove le risorse pubbliche devono essere aumentate. L’Ambasciatore ha anche segnalato la necessità di un grande progetto europeo, di cui la Germania dovrà farsi promotore, per finanziare nuove infrastrutture, la digitalizzazione e la difesa. Per Varricchio in questo contesto appare importante la creazione di debito europeo per incentivare lo sviluppo, lavorando insieme affinché l’Europa rimanga un faro di innovazione. Sulla Cina ha preso la parola l’ambasciatore d’Italia a Pechino Massimo Ambrosetti. “Per quanto riguarda la Cina – ha spiegato l’Ambasciatore – manca la consapevolezza che ci troviamo in una fase di cambio di modello. Si è creato per la prima volta un buco importante non dovuto solo al crollo del sistema immobiliare, ma all’over development del sistema infrastrutturale finanziato dalle banche sulla spinta dei governi locali che hanno causato un debito gigantesco che il sistema Cina deve assorbire. Tutto questo impedisce alle autorità di politica economica di usare la leva della crescita cinese, fatta di investimenti in infrastrutture e politiche e fiscali”. Ambrosetti ha inoltre rilevato come il calo di fiducia dei consumatori cinesi, con la liquidità che rimane ferma, porti a mancanza di sbocchi per la sovraproduzione manufatturiera cinese che si riversa così sui mercati esteri. L’Ambasciatore ha inoltre sottolineato la necessità di approcciarsi al mercato cinese , da parte delle piccole e medie imprese italiane , attraverso un approccio di sistema. Un grande mercato, quello della Cina, che deve essere riconquistato anche dalla moda italiana. A seguire l’ambasciatore d’Italia in Sud Africa, Alberto Vecchi ha offerto una panoramica del continente africano. “L’Africa conta adesso un miliardo e trecento milioni di persone. Nel 2050 saranno due miliardi e mezzo. Il Prodotto Interno Lordo del Continente oggi si aggira sui 4 trilioni e dovrà raddoppiare se dovesse raddoppiare la popolazione. Ciò che non considerano le stime sono però le prospettive di integrazione del continente”. L’Ambasciatore ha parlato del grande potenziale come sbocco di mercato che può avere il continente africano per l’Europa e per l’Italia, se però verranno costruite infrastrutture adeguate: “In questa ottica – ha aggiunto Vecchi – va visto il Sud Africa, la più grande economia industriale del continente che ha un sistema finanziario di primissimo livello, un’avanzata rete universitaria e sacche di eccellenza straordinarie. Il Sud africa è anche leader nella produzione di farmaci oncologici”. Vecchi ha infine segnalato come la comunità italiana in Sud Africa, composta da circa 40.000 persone, mantenga vivo il legame far questo Paese e Italia. (Alessio Mirtini- Inform)