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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Conferenza delle Ambasciatrici e degli Ambasciatori d’Italia nel mondo: il dibattito della sessione “ Priorità della politica estera italiana”

FARNESINA

 

ROMA – Nel corso della sessione della Conferenza delle Ambasciatrici e degli Ambasciatori d’Italia nel mondo  dedicata alle  “Priorità della politica estera italiana”, moderata dalla direttrice del TG1Monica Maggioni, hanno preso la parola, dopo gli interventi istituzionali,   vari Capi Missione.  Nel primo intervento Maurizio Massari, Rappresentante Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite a New York, si p soffermato ruolo che dovrebbe avere l’Italia in un contesto politico internazionale in continua mutazione. “Il multilateralismo come lo conoscevamo noi prima non c’è più e su questo dobbiamo essere molto onesti con noi stessi. Abbiamo un contesto di multilateralismo sempre più competitivo, sempre più frammentato e questo naturalmente è il frutto del ritorno della geo-politica, della great power competition, delle diverse visioni sul multilateralismo che hanno le principali potenze. L’Ucraina ha esacerbato queste tendenze che erano già in corso dando vita a tre principali decoupling: quello Russia-Occiedente, che credo sia destinato a restare per lungo tempo; il decoupling Cina-Usa, i cui sviluppi vanno osservati attentamente e il cui impatto poi sull’ordine globale è più importante del decoupling tra Russia e Occidente, Vi è poi quello tra Nord globale e Sud globale che forse ci concerne di più per i nostri interessi nazionali.  Come sapete da New York – ha continuato l’Ambasciatore – i paesi del Global South vedono il conflitto con l’Ucraina come uno dei conflitti. Sono soprattutto preoccupati delle conseguenze in termini di distrazione dai loro problemi principali: la sicurezza alimentare, la crisi energetica, l’inflazione, il peso sul debito sovrano.

“C’è poi un fenomeno che da New York osservo quotidianamente, ossia il the rise of the rest: potenze medio-grandi” tra cui Giappone, Germania, Brasile, Turchia, India e  Arabia Saudita “che stanno cercando di rafforzare i propri asset di potenza, economici, diplomatici, militari, geopolitici per cercare di conquistare nuove shares del sistema internazionale traendo profitto dal fatto che l’ordine globale che conoscevamo è in progressiva erosione”.

“L’Italia – ha aggiunto Massari – deve rafforzare il proprio tool kit diplomatico per difendere i propri interessi, il proprio ruolo nella gerarchia internazionale. Credo che un focus principale per noi resta quello del Global South, come cercare di ridurre il gap tra il Nord globale e il Sud globale” cercando di riequilibrare in tal senso anche l’agenda dell’Unione Europea.

Nei confronti di tutti i paesi africani e asiatici con cui “parliamo e che non vogliono trovarsi nella condizione di dover scegliere tra Cina e USA – ha aggiunto l’Ambasciatore – dobbiamo offrire un partenariato europeo basato su soluzioni positive sia sul piano dello sviluppo economico sia su quello della sicurezza”.

Mariangela Zappia, Ambasciatrice d’Italia negli Stati Uniti, ha parlato della necessità per il nostro paese di agire e rendersi più forte in quegli spazi internazionali dove è già presente:

“Ci troviamo in un mondo dove si sono ridefinite una serie di alleanze: la nostra è molto chiara e l’area nella quale ci troviamo è ancor più chiara dopo il Covid-19 e soprattutto durante la crisi ucraina. Credo che bisogna partire da lì per contare. Mai da quando sono a Washington mi sembra così fondamentale l’Europa. Questo lo dico perché l’Amministrazione americana con la quale mi confronto quotidianamente ha sicuramente realizzato l’importanza di questa presenza.  . L’importanza di agire a Bruxelles è fondamentale. Agire su quei rapporti bilaterale nell’Unione Europea che sono centrali. Questo perché la percezione da fuori è che sia con l’UE la realtà con la quale gli USA si confrontano maggiormente.

Riguardo poi al G7 l’Ambasciatrice ha aggiunto: “Il G7 sicuramente è stato rivitalizzato, non soltanto dalla crisi del Covid, ma a maggior ragione dalla crisi ucraina. Il nostro ruolo lì è primario. Abbiamo una presidenza che sta per arrivare nel 2024 e io continuo a pensare che sia una sede nella quale dobbiamo concentrare i nostri sforzi: Influire dove già siamo e farlo con maggior convinzione”. Altro punto è la questione economica, sulla quale l’Italia, secondo l’Ambasciatrice Zappia, dovrebbe maggiormente investire risorse in ambito tecnologico e scientifico.

“La componente economica della competizione globale – ha rilevato Zappia – deve essere centrale nella politica estera perché è attraverso quello che noi operiamo per il benessere dei cittadini. Bisogna Capire bene quali sono le conseguenze fattuali, per esempio per la nostra industria, per la nostra economia, di queste grandi transizioni che stiamo vivendo: ambientale, energetica, digitale. Dobbiamo capirlo a fondo. La grande competizione si sta facendo moltissimo sul terreno dell’innovazione perché è qui che si compete, economicamente e per la leadership”.

Nell’intervento successivo, l’Ambasciatore in Turchia, Giorgio Marrapodi, ha posto il focus sulla centralità delle relazioni tra Roma e Instanbul nel contesto internazionale:  “Credo che non si possa parlare di priorità della politica estera senza parlare della Turchia che è un attore dinamico nel Mediterraneo, area di proiezione strategica tradizionale per il nostro paese. La Turchia nell’ultimo anno ha assunto una posizione più dialogante verso tutti i vicini. Un tema di cui dobbiamo tenere conto. L’azione della Turchia nell’ultimo anno è stata caratterizzata da concreti tentativi di ridurre sensibilmente i problemi con i vicini… Abbiamo oggi – ha continuato l’Ambasciatore – dei problemi che vanno affrontati con questo forte competitor sullo scacchiere mediterraneo. Si tratta del problema del duplice disancoraggio dall’Occidente: un disancoraggio istituzionale ed identitario. Quello istituzionale ha cominciato a prendere corpo quando si è arrestato il processo di adesione all’UE, mentre quello identitario è una conseguenza del primo.

Stiamo correndo il rischio di perdere la società civile turca e tanta parte di operatori, amministrazioni, società turca che continua a sentirsi europea e a vedere un faro a Bruxelles.

Per l’Italia – ha concluso l’Ambasciatore – la Turchia è e deve restare un partner necessario, complesso, ma insostituibile per affrontare le sfide del nostro tempo. E’ necessario un colloquio franco ed aperto per promuovere il riancoraggio Euro-Atlantico della Turchia”.

Ha poi preso la parola l’Ambasciatore d’Italia in Germania Armando Varricchio. “Uno strumento essenziale da usare in questa fase – ha esordito l’Ambasciatore – è la conoscenza della storia, ma dobbiamo anche guardare al futuro….Per noi italiani certamente, è un momento in cui ripensare noi stessi nel mondo: per decenni il perimetro delle alleanze di cui siamo parte e che abbiamo costruito ci ha tutelato e protetto. Oggi non è più così”. Varricchio ha poi sottolineato l’importanza e la centralità dell’Italia nel contesto globale: “L’Italia è ed è vista all’estero come un grande paese. Al di là dei dati, l’Italia è ovunque si discuta di temi globali. Ovunque nel mondo sono interessati a conoscere quale sia la posizione dell’Italia. Dobbiamo avere la forza, volontà e orgoglio di definire la nostra posizione”. Passando al tema economico Varricchio ha ribadito l’essenzialità dell’internazionalizzazione: “in Italia nei fatti ne sono tutti consapevoli: basti vedere quanto l’export incida sulla nostra ricchezza nazionale, il turismo, la cultura, lo sport. Sono tutti elementi che ci proiettano naturalmente nel mondo”.

L’Ambasciatore d’Italia a Mosca , Giorgio Starace, ha richiamato al ruolo dell’Italia in questo difficile e delicato momento, guardando però in una prospettiva futura: “Penso che l’attuale crisi che noi vediamo in Ucraina ha provocato e provocherà movimenti tettonici sia in Occidente sia in Russia, ed in entrambi gli ambiti il ruolo della politica estera italiana e della diplomazia italiana sarà importantissimo. Con riferimento all’Occidente – ha continua l’Ambasciatore – vorrei limitarmi a dire che bisognerà trovare una nuova sintesi sulle priorità dell’Unione Europea nei prossimi decenni, tenendo presente che la Russia è e rimarrà un partner imprescindibile per noi europei e pertanto bisognerà trovare sicuramente in prospettiva un nuovo assetto di cooperazione e sicurezza nel continente europeo. Per quanto concerne la Russia, non c’è dubbio che comunque andrà a finire questa crisi, – ha aggiunto Starace – noi assisteremo a  cambiamenti nel regime. L’operazione speciale è fallita e ha lasciato spazio a un tragico conflitto che è sempre meno capito e appoggiato dai russi. Ed è con il popolo russo che l’Italia deve continuare un dialogo perché la cultura della Russia non si cancella come ha detto il nostro capo dello Stato saggiamente. Il nostro approccio con la Russia dovrebbe essere binario e cioè mantenere un dialogo con le autorità russe, mantenendo però saldi i nostri principi di ancoraggio ai diritti e ai principi dell’Occidente, continuando anche il dialogo con il popolo russo. Questa situazione, ha aggiunto infine Starace, dovrebbe far riflettere “sulla necessità di una nuova conferenza sulla sicurezza del continente europeo che dovrebbe non solo limitarsi a temi securitari, ma estendersi a tematiche che sono state un po’ trascurate nell’ultimo periodo: lotta al narcotraffico e questione migratoria”.

A conclusione del dibattito ha preso nuovamente la parola il Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani:  “Dobbiamo avere molta più fiducia in noi stessi – ha affermato il Ministro – perché contiamo e siamo stimati molto di più di quanto noi possiamo pensare. Quindi dobbiamo recuperare l’orgoglio di essere italiani, il che non significa però arroganza. E questo credo che sia un elemento fondamentale: essere consapevoli delle nostre potenzialità per avere un ruolo da protagonisti. L’altro aspetto che ho colto è quello dell’azione di politica economica che dobbiamo fare attraverso la nostra politica estera e del quale io sono assolutamente d’accordo”, puntando, ad esempio, “sull’export, per ridurre anche il nostro debito pubblico e favorire l’internazionalizzazione delle imprese” contro la loro possibile delocalizzazione.

Sempre in ambito economico, il ministro ha richiamato il problema dell’italian sounding e  l’obiettivo di occupare nuovi mercati. “Se la copia ha così tanto successo, – ha commentato – pensiamo a cosa farebbe l’originale prodotto italiano”.

Tajani ha parlato anche degli altri obiettivi di politica estera: “Io ho una visione di politica industriale che deve portarci a fare accordi con l’Africa sul tema delle materie prime: noi possiamo portare il nostro sapere fare, utilizzare l’attività estrattiva, far trasformare le materie prime in loco creando benessere per loro e poi acquistarle”.

Il Ministro ha anche parlato della Turchia e del suo mancato ingresso in Europa: “La Turchia è una realtà importante con la quale discutere: è ovvio che la mancata adesione all’UE crea dei problemi e dobbiamo cercare di avere buoni rapporti con loro, tenendo presenti anche i nostri interessi”.

Tajani ha poi posto l’attenzione sul lavoro di squadra del governo e del parlamento necessario per riuscire a centrare gli obiettivi di politica estera. “La politica estera – ha spiegato il Ministro – non la facciamo noi: abbiamo bisogno di un intero sistema e colgo positivamente quello che ha detto il presidente Tremonti di una diplomazia parlamentare. Questo rafforza il ruolo del nostro paese se accanto al lavoro che noi facciamo, abbiamo, non solo gli altri ministeri, ma anche il Parlamento con una visione strategica. I parlamentari possono essere uno strumento per garantire continuità per le priorità di politica estera.. Per essere forti, – ha aggiunto – dobbiamo essere uniti anche noi italiani, ridurre un po’d’individualismo e capire che il sistema Italia funziona, ovviamente ci deve essere un coordinamento e una regia”.

Il ministro ha concluso il suo intervento esponendo la volontà di rafforzare la posizione dell’Italia all’interno dell’Unione Europea e all’interno delle istituzioni europee. In tal senso Tajani ha ricordato la volontà di rinforzare l’ambasciata italiana a Bruxelles per “contare di più”. (Alessio Mirtini- Inform)

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