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Conclusa in Aula la discussione generale sulla riforma del Senato. Si passa all’esame degli emendamenti

SENATO DELLA REPUBBLICA

Il Ddl costituzionale prevede il superamento del bicameralismo paritario, il contenimento dei costi delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della Costituzione. Le repliche dei relatori di maggioranza e minoranza Finocchiaro, Calderoli e De Petris e l’intervento del ministro per le Riforme e i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi

ROMA – Continua nell’Aula del Senato l’esame del ddl costituzionale recante disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, il contenimento dei costi delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della Costituzione.  Dopo la conclusione della discussione generale, iniziata nella seduta di lunedì 14 luglio, in sede di replica la relatrice di maggioranza Anna  Finocchiaro (Pd), ha negato che l’iter della riforma sia stato segnato da accelerazioni e forzature. La Finocchiaro ha anche ricordato la piena legittimità dell’attuale Parlamento a riformare il sistema istituzionale e ha condiviso la necessità di fare derivare le modalità di elezione del Senato dalle sue funzioni, anticipando una speciale attenzione agli emendamenti che precisano il ruolo di partecipazione alla formazione del diritto comunitario. La relatrice ha inoltre rilevato l’importanza delle funzioni di controllo e di raccordo con le autonomie locali del nuovo Senato, auspicando una riflessione ulteriore sulle garanzie e sulla procedura di bilancio. La Finocchiaro ha poi precisato che la corsia preferenziale prevista dalla riforma per il Governo serve ad evitare l’abuso di decreti legge e voti di fiducia e che la decisione di introdurre l’elezione di secondo grado del Senato non può essere considerata una scelta antidemocratica. Quanto all’ipotesi di una possibile distorsione maggioritaria del sistema la Finocchiaro ha osservato come la legge elettorale non sia stata ancora approvata. in ogni caso, per la relatrice, l’elezione di secondo grado del Senato non può essere considerata una scelta antidemocratica. La Finocchiaro ha concluso il suo intervento con un  invito a  sottrarre il dibattito parlamentare su questa materia dalla polemica politica.

Dal canto suo il correlatore Roberto Calderoli (Ln-Aut), ha rilevato come , in conseguenza dell’incapacità di riformare i Regolamenti parlamentari, si stiano introducendo nella Costituzione argomenti impropri. Calderoli ha anche auspicato una verifica sui tempi del nuovo procedimento legislativo e ha manifestato il suo favore per un bicameralismo differenziato che preveda un Senato delle autonomie. Il correlatore ha infine espresso la convinzione che il lavoro parlamentare non sia ancora concluso, individuando quindici punti della riforma meritevoli di approfondimento. Ha poi preso la parola la relatrice di minoranza Loredana De Petris (Misto-Sel) rilevando come il problema dell’Italia non risieda nella farraginosità delle procedure parlamentari, bensì nell’incapacità politica di dare risposte di qualità alla crisi economica. La De Petris, dopo aver osservato che molte obiezioni evidenziate dal dibattito in tema di bilanciamento dei poteri e sistema delle garanzie non abbiano avuto risposta, ha ricordato come  il programma di coalizione “Italia bene comune” criticava un sistema incentrato sull’uomo solo al comando e sull’utilizzo del governo per catturare il consenso. Rispetto alla formazione del nuovo Senato, la relatrice di minoranza ha rilevato come il meccanismo introdotto consenta al ceto politico di nominare se stesso. Criticato inoltre il cumulo di cariche nazionali e regionali, nonché la possibilità di 21 leggi elettorali regionali. La De Petris ha infine espresso la convinzione che la crisi della politica sia superabile soltanto con il rafforzamento della democrazia.

“Il Governo – ha ricordato il ministro per le Riforme e i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi – ha legato indissolubilmente il proprio cammino alle riforme costituzionali; ha perciò presentato un proprio ddl che è stato discusso e modificato in Commissione. Superamento del bicameralismo perfetto e riforma del titolo V – ha spiegato il ministro – sono temi collegati. Per evitare conflitti di competenza tra Stato e Regioni, occorre una Camera di compensazione politica che partecipi fin dall’inizio al procedimento decisionale dello Stato. Il metodo di elezione del Senato – ha aggiunto la Boschi – è un singolo aspetto di un testo ampiamente condiviso, che si colloca nel solco del lavoro già svolto dal comitato di saggi. Il pericolo di autoritarismo è un’allucinazione: il testo proposto dalla Commissione è equilibrato anche sotto il profilo delle garanzie, avendo elevato il quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica. L’urgenza del ddl – ha concluso la Boschi – è innegabile perché le riforme strutturali assicurano margini di flessibilità in Europa e rispondono all’esigenza di cambiamento dei cittadini”. La Boschi ha infine annunciato che in settembre il Governo presenterà un programma di mille giorni”.

L’Assemblea è poi passata all’illustrazione dei circa cinquanta emendamenti riferiti all’articolo 1 della riforma. Questo articolo, che ridefinisce le funzioni del Senato, prevede un Parlamento composto da una Camera dei deputati e un Senato della Repubblica. Un Senato diverso dall’attuale che, pur non esprimendo la fiducia sull’esecutivo, rappresenta le istituzioni territoriali, concorre alla funzione legislativa, esercita la funzione di raccordo tra l’Unione europea, lo Stato e gli altri enti della Repubblica, partecipa alla formazione degli atti normativi comunitari, valuta l’attività delle pubbliche amministrazioni, verifica l’attuazione delle leggi dello Stato, controlla le politiche pubbliche, concorre all’espressione di pareri su nomine governative. (Inform)

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