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Comune di Genova, l’album di viaggio del Capitano Enrico D’Albertis diventa digitale e interattivo

STORIE DI ITALIANI NEL MONDO

 

 

GENOVA – “Ciarpe, frastagli e scampoli 1877-78”: il Capitano Enrico  D’Albertis  – navigatore ligure nato a Voltri nel 1846 e morto a Genova nel 1932 –  aveva intitolato così l’album  in cui aveva raccolto tutti i ricordi del suo primo viaggio intorno al mondo, attraverso l’India, la Nuova Guinea, l’Australia, la Nuova Zelanda e la Tasmania, fino in Cina, Giappone e negli Stati Uniti, toccando Los Angeles, Chicago e New York e proseguendo poi verso Cuba, Panama e il Perù.

Un grande albo fatto di ritagli di giornale, di menù di hotel e di navi, di biglietti da visita in varie lingue. Ma anche di tessere dei club esclusivi, di lettere di governatori e consoli, di inviti a pranzo dal sindaco, biglietti del teatro, telegrammi, cartine e barzellette.

Un patrimonio di ricordi restaurato grazie a un progetto di crowdfunding e che il Comune di Genova ha trasformato in versione digitale per il grande pubblico. Un racconto interattivo che accompagna il visitatore nel mondo esplorato dal Capitano, attraverso una dinamica di lettura in grado di trasmettere la stessa experience del libro originale.

Il Capitano D’Albertis ,viaggiatore, fotografo, scrittore, spirito avventuroso e curioso che ha attraversato la storia di mezzo secolo della città legando la propria vita al mare e ai viaggi, si è inserito in modo esemplare nella vicenda culturale e scientifica della Genova di fine ’800 si legge sul sito del Castello D’Albertis Museo delle Culture del Mondo che del navigatore racconta la storia.

Appena ottenuti i gradi nella Marina Militare, Enrico D’Albertis dà le dimissioni e nel 1869 si reca a Port Said, dove assiste alla fantasmagorica inaugurazione del Canale di Suez, presenziata dalle flotte egiziane e internazionali. Nel 1870 si arruola nella Marina Mercantile. Naviga nel Mediterraneo e nei mari del Nord. L’anno successivo, a bordo dell’ “Emilia”, è il primo comandante italiano ad attraversare il canale di Suez.

Ha solo venticinque anni, e decide di ritirarsi a vita privata. Nel 1875 fonda, con un gruppo di appassionati di vela, il Regio Yacht Club e il suo cutter di 13 metri, il “Violante”, è la prima barca da diporto italiana. “Utile dulci” (l’utile con il dilettevole) è il motto del “Violante”: veleggiando lungo le coste liguri e l’arcipelago toscano, raggiunge Tunisi e si spinge fino a Costantinopoli, dragando i fondali, rilevando le profondità, studiando le correnti, osservando le specie di pesci e di alghe, su cui pubblica articoli e monografie.

È del 1877-1878 il suo primo viaggio intorno al mondo, realizzato con il naturalista fiorentino Odoardo Beccari. Attraverso il Canale di Suez arriva in India, in Malesia e Singapore, poi in Borneo, dove conosce la Ranee Margaret Brooke, moglie del Rajah bianco di Sarawak; attraverso lo Stretto di Torres giunge in Australia, Nuova Guinea e Nuova Zelanda, poi Cina, Giappone, America centrale e Stati Uniti, per tornare finalmente in Italia.

Nel 1882 vara il suo secondo cutter, il “Corsaro”: ha  22 metri di lunghezza e un equipaggio di 8 marinai, con cui arriva fino alle Canarie, poi alle Azzorre, visita le Baleari. Qui conosce e diventa amico dell’arciduca Luigi Salvatore d’Asburgo.

Nel 1886 acquista a Genova il bastione cinquecentesco di Montegalletto, destinato alla demolizione, e costruisce su di esso il castello che sarà la sua abitazione e dove conserverà i cimeli raccolti durante i suoi viaggi per mare e per terra, compiuti su treni, carrozze, navi, carovane di cammelli, asini e battelli.

Per il quarto centenario della scoperta dell’America, ripercorre con il “Corsaro” la rotta di Cristoforo Colombo, usando solamente i mezzi di navigazione a disposizione nel XV secolo, il quadrante e l’astrolabio nautico, da lui stesso ricostruiti. Al ritorno, il “Corsaro” incontra un urgano terribile, con onde alte oltre 11 metri, e il Capitano è costretto a navigare giorni e notti legato al timone, dandosi turni con i marinai.

Oltre a numerosissimi viaggi in Europa e in Italia, compie altri due giri del mondo, attraversa la Russia con la Transiberiana, arrivando fino a Vladivostok, visita la Turchia, la Siria, la Palestina.

Dal 1900 inizia il “periodo africano”. Viaggia in Tripolitania, in Algeria e in Tunisia, in Eritrea, in Somalia e svariate volte in Egitto e Sudan. Assiste ai lavori di costruzione e all’inaugurazione della prima diga di Assuan, conosce l’egittologo Ernesto Schiapparelli e partecipa a scavi a Luxor nella Valle delle Regine. Nel 1906 visita l’Africa orientale e centrale e nel 1908 effettua il periplo dell’Africa, arrivando fino a Johannesburg.

Quando non è in viaggio, trascorre i suoi periodi di vacanza nella sua villa a Varazze, nell’Eremo di Noli (una piccola casa di legno arroccata sulla scogliera, raggiungibile solo a piedi o a dorso di mulo), nella torre sull’isola del Giglio o in quella a Santo Stefano a Mare. Frequenta ed è amico di molte personalità dell’epoca: naturalisti, politici, uomini di cultura, archeologi, viaggiatori, come il Marchese Giacomo D’Oria e il cenacolo di esploratori e naturalisti riunitisi intorno a lui. Si inserisce in modo esemplare nella vicenda culturale e scientifica di fine ’800, partecipando attivamente a un’epoca di grandi scoperte, dei viaggi di scienza e di avventura, della nascita dell’esotismo e dell’interesse per le nascenti scienze etnologiche e antropologiche. Si dedica al podismo, all’equitazione, al ciclismo, al nuoto, al canottaggio, all’alpinismo. Appassionato di caccia, raccoglie armi in ogni dove, che espone lungo le pareti della sua dimora a guisa di trofei. Costruisce oltre 100 meridiane in tutto il mondo  di cui conserva i disegni costruttivi e ampia documentazione fotografica, pubblica le sue ricche relazioni di viaggio, scrive di esplorazione, archeologia e scienze nautiche. Testimone di una società in trasformazione, scatta oltre 21.000 fotografie, tra i villaggi del Sudan o dell’Arizona, come tra le lavandaie di Cogne, i pescatori del Giglio o i raccoglitori di perle delle Isole Tuamotu.

Destina per testamento il Castello e le collezioni al Comune di Genova e termina la sua frenetica vita a Montegalletto, Genova,  nel 1932, a 86 anni. (Inform)

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