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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Commemorazione della tragedia mineraria di Monongah: l’intervento di Franco Narducci, presidente dell’UNAIE

MEMORIA

 

ROMA – Nella sala stampa della Camera dei Deputati si è tenuta la commemorazione del disastro minerario di Monongah, una delle più gravi tragedie del mondo del lavoro italiano all’estero. Alla commemorazione promossa dall’Associazione Culturale “Monongah “ di Torella del Sannio, con la regia del presidente dell’Associazione Gianni Meffe, ha introdotto la cerimonia Fucsia Nissoli Fitzgerald, eletta nella ripartizione America del Nord, seguita da Fabio Porta, eletto nella ripartizione dell’America Meridionale, dal deputato Danilo Leva, dal sottosegretario agli Affari Esteri Benedetto Della Vedova, dal senatore Roberto Ruta e dal presidente dell’UNAIE Franco Narducci di cui riportiamo di seguito l’intervento integrale.

Come presidente dell’UNAIE (Unione Nazionale Associazioni Immigrati ed Emigrati) – la più grande rete dell’associazionismo regionale e provinciale in Italia e all’estero- desidero prima di tutto rendere onore alla memoria dei lavoratori e delle lavoratrici italiani che hanno perso la vita nei luoghi di lavoro in ogni parte del mondo. Come molisano desidero rendere onore alle 87 vittime provenienti dal Molise che in quel terribile 6 dicembre 1907 persero la vita assieme ad altri 275 lavoratori (sicuramente erano molti di più, i minorenni non figuravano negli elenchi della compagnia) a Monongah, una sperduta cittadina mineraria della Virginia dell’Est (USA).

Monongah fu una tragedia dolorosa che precorse le altre vicende sanguinose protrattesi fino alla seconda metà del secolo scorso. Tragedie accomunate sempre da un denominatore ricorrente: le condizioni disumane in cui versavano i lavoratori italiani, alla ricerca di un salario che consentisse loro di fare delle economie anche a costo di una condotta di vita e di lavoro durissima, che di fatto ne facevano la forza lavoro più umile tra le comunità emigrate.

Il ricordo della tragedia di Monongah deve restare vivo e deve essere tramandato alle giovani generazioni. Monongah è una storia che ci appartiene, al Molise e all’Italia; è una storia che richiama quanto è accaduto, è parte della storia dei molisani, dalle loro speranze fino alle aspirazioni troncate dalla morte. È la storia della nostra emigrazione custodita nelle biblioteche e che ancora di più dovrebbe entrare di diritto, per essere riconosciuta, nelle scuole italiane. Perché solo parlandone riusciamo a proiettare nella società la solidarietà che univa tanti emigrati e che costituisce il fondamento della sua costruzione. Solidarietà che trova la sua origine nell’essere tutti legati “in solido” dallo stesso legame che ci unisce nell’unico genere umano.

In tutti gli interventi è stato ricordato che il lavoro italiano nel mondo è stato costellato da immani sacrifici e grandi tragedie dolorose. Alcune più note, altre meno. Antonio Venturin, nel bel libro “Manca all’appello Lorenzo Buffon – Istria, Arsia e altre tragedie dimenticate”, riporta alla memoria il dramma terribile del 28 febbraio 1940 ad Arsia, in Istria, che a quel tempo apparteneva all’Italia ed ora alla Croazia: quel mattino persero la vita 185 lavoratori. All’ingresso della miniera di Arsia è scritto: “Buona fortuna – Sretno”. Era il saluto che si scambiavano i minatori che avevano ultimato il proprio turno e quelli che iniziavano la loro faticosa e soprattutto pericolosa giornata di lavoro.

Può sembrare persino banale ricordarlo, ma è un dovere assoluto difendere e aggiornare continuamente le grandi conquiste del mondo del lavoro per quel che riguarda la sicurezza e la protezione della salute. Soprattutto in questo tempo strano, in cui tutto è rimesso in discussione, persino la democrazia, la nostra conquista più grande di tutte.

Il nostro Paese non poteva e non può dimenticare questo tratto fondamentale della sua storia: Monongah, Marcinelle, Arsia, Mattmark e tanti altri luoghi del dolore ci richiamano i valori storici e culturali che hanno accompagnato il processo di emigrazione di massa dall’Italia. Sono quei valori che il compianto Ministro per gli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia volle racchiudere in un unico momento solenne, la “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo” che a partire dalla sua istituzione nel 2001 si celebra l’8 agosto”.

Ma proprio in nome dei valori racchiusi in quel decreto, il nostro pensiero non può non andare ai disperati che giungono sulle nostre coste; non possiamo ignorare il dolore altrui. È un atto di umanità e di civiltà che non ci esime dall’adottare tutte le misure atte a garantire la massima sicurezza per i nostri cittadini. Il Molise e i Molisani devono, anche in questa occasione, esprimere un ringraziamento grandissimo a Joseph D’Andrea, console onorario a Pittsburgh, originario di Roccamandolfi. Grazie alla sua passione e al suo affetto per il Molise è stato rimosso il velo d’oblio e di non conoscenza sui i caduti di Monongah, ha concluso Narducci. (Inform)

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