PARLAMENTARI CIRCOSCRIZIONE ESTERO
ROMA – Nel corso della commemorazione della tragedia di Marcinelle nell’Aula di Montecitorio ha preso la parola Il deputato del Pd Toni Ricciardi, eletto nella ripartizione Europa. “Marcinelle che cos’è? – ha esordito il deputato – È figlia di una stagione migratoria indotta: tra il 1945 e il 1946 gli alleati re-istituirono in questo Paese il Ministero del Lavoro e della massima occupazione; l’Italia fu tappezzata dai manifesti rosa che invitavano a partire per la Belgique; il 23 giugno 1946 l’accordo di scambio con il Belgio. Però, in quel fatidico 8 agosto 1956, scesero in miniera 274 persone, e 262, di 12 nazionalità, non fecero più ritorno”. “Erano le 3,25 del mattino del 23 agosto del 1956, – ha ricordato Ricciardi – ogni speranza era sepolta quasi un chilometro sotto le viscere della terra. E che cosa ritroviamo di quella storia dell’epoca? A Marcinelle ritroviamo i nomi di sempre, gli Angelo, i Giuseppe, i Salvatore, gli Antonio, e ritroviamo anche i nomi del tempo: Primo, Secondo. Pensi, Presidente, che, come nome più ricorrente, furono seppelliti 5 Rocco in quella storia, tra cui anche Rocco Vita, ventisettenne della provincia di Lecce. Per cosa perirono i nostri minatori? Non certamente per il carbone. Già nel 1951 il carbone belga fu sostituito dal carbone americano, che arrivava gratis grazie al Piano Marshall. Marcinelle – ha continuato il deputato – diede lo slancio all’unificazione europea, però fu seguita, 9 anni dopo, esattamente il 30 agosto 1965, dall’ultima grande tragedia dell’emigrazione italiana, a Mattmark, in Svizzera, per la quale quest’anno cadono, appunto, i sessanta anni della tragedia. Oggi siamo qui a celebrare e a ricordare – ha concluso Ricciardi- il sacrificio di 136 italiani, ma, in generale, il sacrificio di migliaia e di migliaia di persone che sono emigrate da questa terra e che hanno contribuito al benessere e alla storia di questo Paese e dell’Europa, senza esserne stati consapevoli, ai quali noi dovremmo semplicemente inginocchiarci istituzionalmente e dire “grazie”. (Inform)